Il progetto Edith Bruck propone un percorso educativo pensato per offrire alle giovani generazioni gli strumenti critici necessari per leggere la Shoah come riferimento storico fondamentale per la costruzione di una cultura democratica. Per raggiungere questo obiettivo, il progetto assume una prospettiva storica ad ampio raggio che considera, accanto alla Shoah, anche le altre esperienze di deportazione e internamento che hanno segnato l’Europa del Novecento. In questo quadro trova spazio la vicenda degli Internati Militari Italiani (IMI), oltre seicentomila soldati italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 e deportati nei territori del Reich per aver rifiutato di collaborare con i regimi fascista e nazista.
Il progetto si basa su tre pilastri operativi:
- Ricerca storica e archivistica diretta, su fonti autentiche. Il progetto si fonda su un lavoro diretto sugli archivi come strumento educativo per leggere la storia a partire dalle fonti primarie;
- Comparazione di metodologie didattiche, possibile grazie all’incontro con i principali istituti europei e internazionali che si occupano di pedagogia della Shoah;
- Dialogo tra scuole, comunità religiose, generazioni e paesi – come strumento di convivenza e memoria condivisa.
L’edizione 2026-2027: tre donne al centro del percorso
Il percorso dell’edizione 2026-2027 si articola attorno alle biografie di tre figure femminili che rappresentano diverse modalità di risposta alla violenza totalitaria:
- Miriam Novitch: Storica, resistente, ricercatrice instancabile, Miriam Novitch dedicò la vita alla ricostruzione della verità storica sul campo di sterminio di Sobibór. Fu tra le fondatrici del kibbutz dei combattenti dei ghetti (Lochaméi Hagetaòth) e del museo che da esso nacque, oggi noto come Ghetto Fighters’ House, il primo museo al mondo dedicato alla Resistenza ebraica.
- Edith Bruck: Scrittrice, poeta e sopravvissuta alla Shoah, Edith Bruck è una voce imprescindibile del nostro tempo. Nei suoi libri e nei suoi incontri con i giovani, la memoria interroga il presente, esorta alla consapevolezza, educa alla responsabilità. Il progetto è a lei dedicato, perché la sua presenza lo accompagna sin dalle prime edizioni quale riferimento umano ed etico imprescindibile.
- Rita Rosani: Ebbe una vita violata dalle leggi razziste volute dal regime, poi scelse la clandestinità e la lotta partigiana, diventando staffetta e combattente. La sua storia — spesso poco conosciuta — è testimonianza di una resistenza attiva, italiana, fatta di responsabilità individuale e collettiva. Il progetto dedica a Rita Rosani un lavoro approfondito attraverso le fonti conservate anche presso la Fondazione CDEC: documenti, atti, fotografie, testimonianze. In questo modo si restituisce dignità a una memoria spesso marginalizzata e si valorizza la Shoah come storia europea e italiana insieme.
La conservazione della memoria, la testimonianza e la resistenza: queste le tre risposte date da Miriam Novitch, Edith Bruck e Rita Rosani alla violenza totalitaria. Attorno a queste esperienze si svilupperà una riflessione più ampia sulle scelte individuali compiute da uomini e donne europei di fronte alla persecuzione, alla guerra e alla negazione dei diritti. In questa prospettiva il progetto include anche l’approfondimento della vicenda degli IMI Internati Militari Italiani, esempio di resistenza morale fondata sul rifiuto della collaborazione con il nazifascismo.
Il viaggio studio in Polonia: la dimensione internazionale del Progetto
Il percorso si articola in un periodo di studio in Italia, da ottobre a maggio, che coinvolge 50 studenti in attività di formazione, ricerca e preparazione storica, e in una settimana di studio in Polonia nel mese di marzo, con visite e lavoro sul campo nei luoghi della persecuzione e dello sterminio: Lublino, il complesso di Majdanek (Majdanek State Museum), Bełżec, Sobibór e Treblinka.
La Polonia è stata scelta quale destinazione del viaggio studio in quanto epicentro geografico e simbolico della Shoah. Questo paese sarà assunto come osservatorio privilegiato per comprendere le diverse forme della persecuzione e della deportazione nell’Europa occupata dal nazifascismo. Attraverso lo studio dei ghetti, dei campi di sterminio, dei luoghi della resistenza e delle reti clandestine, gli studenti saranno guidati a riflettere sulle molteplici risposte individuali e collettive alla violenza totalitaria: la testimonianza, la ricerca della verità storica, la resistenza armata, il rifiuto della collaborazione.
*Il corso è riconosciuto per la formazione professionale degli insegnanti
ma è aperto a tutti gli interessati. Iscrizione su piattaforma SOFIA codice: 106992
**Per accreditarsi in presenza e per ricevere il link zoom la mail di riferimento è:
info@progettoedithbruck.it
