Shavùot 5786 / 2026 — Gli auguri della Fondazione CDEC

Ritratto di Sofia Gallico e delle sue compagne nella scuola Colonna e Finzi di Torino il giorno del Bat mitzvà, Torino 1932, Archivio Fondazione CDEC

La cerimonia del Bat Mizvà, la maggiorità religiosa per le fanciulle di 12 anni, venne istituita per la prima volta ufficialmente a Modena nel 1844. Un momento di passaggio all’età adulta, celebrato tradizionalmente in prossimità della festa di Shavuòt. Si tratta di una delle tre principali feste di pellegrinaggio assieme a Pesach e a Sukkòt. In origine si portavano i frutti del primo raccolto al Tempio di Gerusalemme. Dopo la sua distruzione, la festività assunse anche il significato di celebrazione del dono della Torah. La foto che vi proponiamo proviene dal nostro archivio: alcune ragazze della scuola ebraica Colonna e Finzi di Torino si preparano per la festa negli anni Trenta.

Il rabbino Jonathan Sacks ci lascia un insegnamento importante per questa occasione. “Se osserviamo i Shalosh Regalìm, le tre feste di pellegrinaggio, scopriamo qualcosa di davvero notevole, soprattutto se consideriamo le Meghillòth (i rotoli) che leggiamo in ognuna di esse.

A Pesach leggiamo il Cantico dei Cantici. A Shavuot leggiamo il libro di Rut. E a Sukkot leggiamo il Qoèlet, il libro dell’Ecclesiaste. La cosa affascinante di queste tre Meghillòth è che parlano tutte d’amore. Ma descrivono diverse stagioni dell’amore. Il Cantico dei Cantici, ad esempio, parla dell’amore primaverile, dell’amore giovanile. (…) Qoèlet, all’estremo opposto, narra dell’autunno dell’anno e dell’autunno della vita. L’autore del Qoèlet è ormai anziano – e il libro contiene una delle descrizioni più commoventi della vecchiaia in tutta la letteratura.

Tra i due estremi, però, sulla soglia dell’estate, si colloca la storia di Rut. L’amore come chéssed, amorevole gentilezza, amore come azione. Ed è proprio questo chéssed che, secondo i Maestri, permea il libro dall’inizio alla fine. La gentilezza che Rut dimostrò verso sua suocera, che vedeva affranta e sola, pronta a tornare al suo popolo, e le disse: “No, non puoi andare da sola. Non ti abbandonerò”. E allora Boaz, commosso da questa gentilezza che vedeva da parte di Rut, e che a sua volta fu spinto da una straordinaria gentilezza, la prese in moglie, si prese cura di Naomi e si assicurò che avessero un matrimonio, da cui sarebbero nati dei figli, che alla fine, quattro generazioni dopo, avrebbero dato alla luce Davide haMelech, il più grande dei re d’Israele.

(…) In un mondo in cui la religione è troppo spesso associata all’estremismo, alla durezza, al pregiudizio e alla violenza, faremmo bene a ricordare quel messaggio essenziale di Shavuot, riassunto nel libro di Rut: al centro della fede c’è quella fedeltà che ci lega gli uni agli altri nell’amore che è lealtà, e la lealtà che è amore. Ne abbiamo bisogno di più oggi; viviamola e sperimentiamola”.

In occasione della festa di Shavuòt 5786/2026 noi della Fondazione CDEC desideriamo augurare a tutte e a tutti voi Buona Festa!