27 Gennaio 2026: le testimonianze, prima di tutto

Goti Bauer durante l’intervista condotta da Liliana Picciotto a Milano nel 1995, riprese di Ruggero Gabbai. Archivio Fondazione CDEC

Da ventisei anni a questa parte, il 27 gennaio rappresenta la data ufficiale in cui viene celebrata la liberazione di Auschwitz e vengono commemorate le vittime del nazifascismo. L’Italia, che durante la guerra è stata teatro di persecuzioni e deportazioni, nel 2000 ha formalmente istituito il Giorno della Memoria, assumendosi l’impegno di ricostruire e ricordare, trasmettere alle nuove generazioni il valore della consapevolezza storica e non da ultimo della presa di coscienza della responsabilità nazionale

Come Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea in questi anni abbiamo partecipato alle commemorazioni nazionali mettendo a disposizione le nostre competenze, il nostro patrimonio documentale e tutte le nostre risorse. Le nostre attività sulla preservazione e trasmissione della Memoria non si sono però esaurite con il 27 gennaio. Il nostro è un lavoro che non si può tradurre nelle celebrazioni di una giornata, ma che si sviluppa nell’arco di tutto l’anno, degli anni, nella convinzione che “fare memoria” sia un compito complesso che richiede percorsi ampi e ben strutturati, oltre che riflessioni continue.

Allo stesso tempo, più passano gli anni, più percepiamo uno svuotamento del valore di questa giornata, dove banalizzazionistrumentalizzazioni e distorsioni diventano sempre più frequenti.

Alla luce di tali circostanze quest’anno abbiamo scelto una posizione più discreta, proponendo di ritornare alle risorse che in tutti questi anni di lavoro abbiamo raccolto, studiato e conservato: le testimonianze.

Nello specifico, desideriamo restituire valore alle parole di Goti Bauer che abbiamo raccolto negli anni Novanta sotto forma di video-intervista. Vi proponiamo alcuni estratti della sua storia e delle sue riflessioni che saranno anche disponibili in una delle stanze della testimonianza al Memoriale della Shoah dal 27 gennaio e per tutto il mese di febbraio. 
Assieme alle fonti orali ritorniamo anche alla parola scritta: nel 2022 la Fondaziome CDEC ha raccolto la documentazione di Goti Bauer relativa alla sua attività di testimone, disponibile per la consultazione presso il nostro archivio. Tra i materiali, risulta di particolare rilevanza una collezione di cinque agende utilizzate da Bauer nel decennio 1990-2000 per redigere note e riflessioni personali, bozze e minute di lettere, discorsi pronunciati in occasione di incontri con studenti e adulti, viaggi della memoria, seminari per docenti, nonché traduzioni integrali o parziali dall’ungherese, sua lingua materna.

«Qualche volta mi sembra che sia stato esagerato istituirlo (il giorno della Memoria); prima o poi la gente dirà basta adesso, ci avete stufato, perché su tutti i canali, su tutti i giornali, devono per forza parlarne tutti, a proposito e a sproposito, per ventiquattr’ore filate, e poi basta». Testimonianza raccolta da Daniela Padoan in Come una rana d’inverno. Conversazioni con tre donne sopravvissute ad Auschwitz (Bompiani, 2004), p.126. 

Scrive così Bauer in una delle sue agende. E tra le parole, le correzioni, le bozze dei discorsi e il continuo interrogarsi su come parlare alle nuove generazioni, trapelano preziose e lungimiranti riflessioni che mettono in luce l’estremo forzo che ogni testimone ha affrontato per mettere a disposizione di tutti il proprio vissuto, pur nella fatica e sofferenza che la rievocazione di quegli avvenimenti ha di volta in volta implicato.

Al loro impegno, alle loro testimonianze, alle loro verità riserviamo la forma più alta di rispetto che speriamo di poter continuare a dimostrare attraverso il nostro lavoro.

«Finalmente un gruppo di prigionieri portò un enorme mucchio di veri e propri stracci e una quantità di scarpe logore e spaiate. A casaccio ci furono distribuiti gli indumenti: a me toccò un vestito di cotonina, liso e sdrucito, una scarpa da uomo bucata e senza strighe e un sandalo da donna col tacco alto. Morivo dal freddo, a tutte le altre capitò qualcosa di analogo, solo casualmente qualcuna ebbe qualche capo che fosse della sua misura, molto più spesso alle magre venivano date cose larghissime, alle alte vestiti troppo corti e così via. E non si dovevano fare scambi, ognuno doveva tenersi quello che gli era stato assegnato: era una delle mille, sottili maniere per distruggere un individuo, per annullare la sua di- gnità (…)

Nei lunghi mesi trascorsi nei Lager, avevo spesso pensato che mai più saremmo stati capaci di emozioni normali, mai più avremmo potuto piangere per una morte naturale, mai più soffrire per qualche cosa, anche grave, ma a cui ci fosse rimedio. Grazie a Dio non è stato così: miracolosamente, noi Häftlinge, noi nullità, abbiamo riacquistato dignità e sentimenti umani». Dalla testimonianza sritta da Goti Bauer nelle sue agende. Giugno, 1993. Archivio Fondazione CDEC

GUARDA LA TESTIMONIANZA DI GOTI BAUER