Fondazione CDEC Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea

fb

CDEC su Youtube

        
  Foto da "Kadima. Da Pellestrina alla Terra Promessa", mostra realizzata da Keren Hayesod Italia, Comunità ebraica di Venezia e Fondazione CDEC  
    Homepage   |  Contatti   |  Dove siamo   |  English   |  Trova  
           

 

 

 

Fondazione CDEC

Settori di Attività

Amministrazione trasparente


Risorse web

 

CDEC Digital Library

Mostra sulla Shoah in Italia

Le carte di Israel Kalk | Percorsi per la didattica

I Nomi della Shoah Italiana

Ebrei stranieri internati in Italia (1940-1943). Indice generale

Catalogo della Biblioteca / Library Catalogue

Quest. Issues in Contemporary Jewish History

Osservatorio antisemitismo

Una donna da ricordare

Eloisa3.jpg

Eloisa Ravenna, che fece grande il CDEC

Il 12 dicembre 2010 sarebbe l'ottantesimo anniversario della nascita di Eloisa Ravenna, Segretaria Generale del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea tra il 1963 e il 1973, se la sorte non ce l'avesse tolta prematuramente.
In attesa di una iniziativa di respiro nazionale sulla sua figura e opera, voglio qui ricordarne i tratti fondamentali.
Giunta da Torino a Milano nel 1963, con un bagaglio culturale di intellettuale, formatasi alla Federazione Giovanile Ebraica d'Italia-FGEI, prese l'incarico di dirigere il Centro fondato fin dal 1955 da un gruppo di ragazzi, particolarmente consapevoli che il passato non va mai dimenticato ma documentato, specie quello terribile appena trascorso. Tra loro c'era Roby Bassi, rinomato dermatologo che, ancora con una punta di nostalgia, ripensa a quegli anni eroici in cui tutto il Centro stava in una valigia sotto il suo letto di studente a Venezia.
Eloisa Ravenna fece di un piccolo ufficio dedicato alla storia degli ebrei d'Italia, nato sotto l'egida congiunta della FGEI e dell'Unione delle Comunità Israelitiche (allora si chiamava così) Italiane un istituto di storia di respiro internazionale con una biblioteca, un archivio di diari, testimonianze, lettere, fotografie e documenti di ogni genere sugli ebrei d'Italia nel Novecento.
Fu incaricata dal corrispondente Centre de Documentation Juive Contemporaine di raccogliere documentazione sulla partecipazione degli ebrei alla resistenza italiana, sfociata in una grande mostra a Parigi. Partecipò, in qualità di perita storica, ai grandi processi contro i criminali nazisti attivi in Italia che si celebrarono negli Anni Sessanta in Germania. Era instancabile, si fece dare permessi speciali per accedere agli archivi pubblici dove scartabellava centinaia di documenti al giorno alla ricerca di prove contro i criminali, si recava, sola nella nebbia, con la sua Fiat 600, per i casolari del Lago Maggiore alla ricerca di testimoni oculari della strage di ebrei perpetrata nel 1943. Ritrovò e microfilmò per le Procure tedesche documenti che rimasero in copia presso il CDEC e che formarono il corpus documentario del suo archivio.
Nel 1967, si preoccupò subito che il pregiudizio antiebraico non riprendesse piede in relazione alle vicende del Medio Oriente, nutriva per Israele un amore sviscerato che la indusse a creare un osservatorio sulla stampa contemporanea per monitorare gli umori della comunicazione di massa riguardo alla questione (era, in nuce, l'Osservatorio sull'antisemitismo che è parte fondamentale dell'odierno lavoro del CDEC, riconosciuto come di importanza fondamentale dalle istituzioni ebraiche e nazionali).
Io la conobbi verso la fine del 1969. Fin dal primo colloquio mi accorsi di trovarmi in presenza di una donna non comune: aveva una sicurezza che non degenerava in vanità. Mi spiegò che chi entrasse nella cerchia dei suoi collaboratori doveva imparare disciplina e riserbo e come non ci si dovesse rendere colpevoli di leggerezza intellettuale. Avevo 22 anni, mi ricordo di aver pensato, allora, che niente di meglio che incontrare lei e il Centro potesse capitarmi. L'amai subito. L'ingrandimento della foto di Anna Frank sotto il cristallo della sua scrivania, la moneta commemorativa dell'insurrezione del ghetto di Varsavia tenuta sempre in vista, i suoi racconti sulla visita alla vecchia Praga ebraica piena delle reminiscenze del suo autore preferito, Franz Kafka, i suoi problemi di donna e di ebrea me la resero vicina fin dai primi momenti e in maniera definitiva. Era una persona che si interessava a tutte le cose della vita, anche le più semplici. E lo faceva con passione, un gusto, una lucidità che magnetizzavano chiunque le stesse vicino. Eloisa Ravenna è la donna che ha alimentato con il suo generoso prodigarsi e con la genialità delle intuizioni l'organizzazione del CDEC. Munita di un amore travolgente per il popolo ebraico, insegnò a noi collaboratori un metodo rigoroso di lavoro e ai giovani in generale a valutare le situazioni all'ordine del giorno in una prospettiva storica. Era come se dicesse: "la storia degli ebrei, le sofferenze, le aspirazioni, la felicità e le lacrime vi stanno guardando da dietro le spalle".
Aveva, insomma, il dono rarissimo di riuscire a infondere la sua energia e il suo spirito d'iniziativa in coloro che ne erano sprovvisti. Un po' del suo coraggio e della sua volontà è passato in noi che lavoriamo oggi al posto suo in Via Eupili ed è anche grazie a questo spirito che il CDEC vive ancora oggi. (Liliana Picciotto)

 

 

              collega allegato

copyright Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC ONLUS  via Eupili, 8 - 20145 Milano  CF: 97049190156  IVA: 12559570150  Telefono 02.31.63.38; 02.31.60.92  Fax: 02.33.60.27.28