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Osservatorio antisemitismo

A. Minerbi, "Il veleno delle parole. La propaganda antisemita del fascismo nel 1938. Libri e periodici milanesi conservati presso la Fondazione CDEC"

Oggi, considerata la sconcezza delle notizie propagandate dai giornali, sempre in mala fede e sempre in atteggiamento schifoso, ho ritenuto opportuno di sospendere la lettura, perciò contrariamente agli altri giorni, non se ne è fatto acquisto e perciò non si è fatto che aumentare la già scarsa partecipazione alla compra di orribile, falsa, servile stampa: purtroppo deroghe a tale consegna dovranno essere necessariamente date, quando si tratti di notizie ufficiali.

Vittorio Pisa, diario, settembre 1938

La stampa che è tutta statale, e vuole avere uno spirito antiebraico, dà uno spettacolo pietoso ributtante di incongruenze, contraddizioni, spropositi storici, nefandezze da sciacalli. […] Lo spettacolo di un pagliaccio ubriaco, ma dàlli, dàlli, dàlli, il senso di diffidenza e di odio si appiccicherà, si diffonderà (a nostra vergogna) forse. Non mancano già i pappagalli ed i malvagi.

Ernesta Bittanti-Battisti, diario, novembre 1938

Distilla veleno una fede feroce

Eugenio Montale, Dora Markus, 1939

AVVERTENZA. Sia la Mostra sia questa Guida hanno lo scopo di illustrare il veleno diffuso nel 1938. Tale veleno viene qui documentato così come ieri venne propagato. Alcune di quelle tossine sono ancora oggi in circolazione; sta al visitatore della Mostra e al lettore di questa Guida acquisirne consapevolezza, identificarle, neutralizzarle.

Tutte le pubblicazioni esposte e citate provengono dalle raccolte della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano.

INTRODUZIONE

Nel settembre del 1938 il regime fascista emanò le prime leggi antiebraiche, destinate nei mesi successivi a divenire un corpus consistente di provvedimenti finalizzati a escludere gli ebrei, italiani e stranieri, da tutti i settori della vita civile, politica, economica e culturale italiana. La promulgazione delle leggi fu preparata e accompagnata da una campagna di stampa aggressiva e denigratoria nei confronti degli ebrei, che, proprio per la sua ampiezza e capillarità, non poté essere ignorata dalla maggioranza degli italiani. La lettura della stampa, quotidiana e non, all’epoca il principale mezzo di comunicazione insieme alla radio, consente di ricostruire i temi che il regime voleva venissero veicolati. Giornalmente, attraverso queste pagine, si veniva a sapere di quali terribili colpe si macchiavano gli ebrei, quanto pericolosi fossero i loro comportamenti e le loro abitudini. Gli italiani dovevano imparare a guardarsi dagli ebrei, a capire quale profonda differenza ci fosse fra la cosiddetta “pura stirpe italica” e la cosiddetta “marmaglia giudaica”, e dunque, in ultima analisi, comprendere l’importanza e la necessità di leggi discriminatorie.

Le parole – come scriveva in quei mesi nel suo diario il grande filologo tedesco di origine ebraica Viktor Klemperer – possono agire come dosi di veleno, penetrare lentamente per manifestare, con il tempo, la loro virulenza. Quelle parole, quelle accuse, quelle insinuazioni antigiudaiche potevano penetrare, e penetrarono, come dosi di veleno anche negli italiani non ebrei. Tra la condivisione di idee razziste e la pratica razzista vi è uno scarto comunque significativo, ma considerare una persona colpevole di sordide trame, impegnata a perseguire subdolamente i propri interessi a danno della comunità in cui vive e, peggio ancora, capace di scatenare una guerra, era premessa per considerare giuste le misure repressive nei suoi confronti, per compiacersi se veniva licenziata e isolata.

Il ministero della Cultura popolare non permise che alcun aspetto di questa campagna di stampa fosse lasciato al caso, informando regolarmente i direttori di tutte le testate su cosa si dovesse scrivere e cosa tacere. Il 13 settembre 1938, per esempio, una velina informava: “Prego v. e. confermare quotidiani e avvertire periodici seguente disposizione: i giornali continuino la illustrazione dei problemi razziali. Possono inoltre dare notizie statistiche sulla permanenza degli ebrei nelle varie città, astenendosi per ora dal pubblicare elenchi di nomi. […] I giornali respingano le inserzioni pubblicitarie da parte di ebrei per nozze, condoglianze, affari commerciali, avvisi vari, etc. L’articolo del D.L. che definisce è il dato di fatto sul quale si deve basare la campagna razzista, senza che si facciano commenti, supposizioni e previsioni sul trattamento che verrebbe riservato ai figli di padre o madre ariana e di madre o padre ebreo. Il Ministro Alfieri”.

E’ proprio dalle parole d’ordine della stampa, dalla diffusione dei suoi stereotipi, che è possibile ricostruire l’ambiente che informò la società italiana in un’epoca in cui non erano consentite espressioni d’opinioni o fonti d’informazione diverse da quelle ufficiali.

La Mostra documentaria Il veleno delle parole si compone di una scelta di articoli e libri antisemiti pubblicati a Milano e in Lombardia nel 1938. Essa intende raccontare il “martellamento” quotidiano cui era sottoposto un cittadino milanese medio, che cosa apprendeva ogni mattina quando leggeva il giornale.

In questa Guida alla Mostra, destinata a un uso essenzialmente didattico, vengono riportati alcuni brani degli articoli e dei volumi esposti nella Mostra, scelti per il loro carattere esemplificativo dei temi prevalenti, delle parole utilizzate, degli stereotipi diffusi.

Il “Corriere della Sera”, fondato a Milano nel 1876, usciva quotidianamente. Al momento della marcia su Roma ne era direttore Luigi Albertini che però fu allontanato nel 1925 per la sua aperta ostilità al regime. Negli anni successivi la redazione subì molte epurazioni per farne una voce sempre più fedele alle direttive politiche del fascismo. Nel 1938 ne era direttore Aldo Borrelli che modernizzò molto la testata dal punto di vista giornalistico, facendone un giornale che, pur ossequiente al regime, si caratterizzava per un notevole livello intellettuale e superava ampiamente le 500.000 copie quotidiane.

“Il Popolo d’Italia”, quotidiano, fu fondato nel 1914 da Benito Mussolini che lo diresse fino al 1922. Nel 1938 ne era direttore Vito Mussolini. Il giornale era diventato nel corso degli anni ’20 sempre più chiaramente la voce ufficiale del regime e la testata pensata per la sua classe dirigente, poco attuale giornalisticamente e poco interessante culturalmente. Dal 1936 il caporedattore Pini lo migliorò per la varietà e qualità dei contenuti, tanto che il giornale conobbe un notevole incremento delle vendite superando nel 1938 le 200.000 copie.

“Il Regime fascista” fu fondato nel 1926 a Cremona da Roberto Farinacci quando venne allontanato dalla carica, assunta l’anno precedente, di segretario del Partito nazionale fascista a causa dei continui contrasti con Mussolini. Farinacci ne fece un organo di stampa personale per portare avanti la sua linea politica estremamente radicale, razzista e bellicista.
1. L’INVENZIONE FASCISTA DELLA RAZZA

L’inizio della campagna di stampa antisemita fu pressoché improvviso. Nel volgere di pochi mesi tutte le testate nazionali e locali cominciarono ad attaccare con violenza gli ebrei in articoli spesso assai aggressivi. Affinché il loro effetto fosse ancora più ampio, si sottolineava con forza, sia l’estraneità degli ebrei dal corpo sociale italiano, sia come il fascismo avesse avuto ben chiaro questo aspetto sin dalle sue origini. Il mito dell’“italiano nuovo”, che il fascismo propagandava da anni, si arricchì così di un’ulteriore connotazione.

A metà luglio tutti i giornali pubblicarono con grande clamore il documento teorico Il fascismo e i problemi della razza (noto anche come Manifesto della razza) in cui si affermava l’esistenza della “pura razza italiana”, di cui gli ebrei non facevano parte. Tra il luglio e il dicembre 1938 numerosissimi articoli sottolinearono il carattere autenticamente italiano del razzismo fascista, che in niente era debitore a suggestioni straniere e, soprattutto, l’unità etnica e spirituale del popolo italiano, che datava dall’impero romano e che era ora necessario, con la rifondazione dell’impero, riportare in auge.

Il documento Il fascismo e i problemi della razza, pubblicato su tutta la stampa nazionale e presentato come opera di “un gruppo di studiosi fascisti”, riguardava il razzismo in generale e dunque anche quello antiebraico. Esso dette un fondamentale contributo alla creazione di un’ideologia razzista italiana da un duplice punto di vista: la formulazione di una visione complessiva che presumeva l’inferiorità naturale e culturale di alcuni gruppi razziali e l’invenzione di una razza italica, cioè l’enunciazione di criteri che ne permettessero l’individuazione.

L’immagine dell’ebreo che doveva imprimersi nella coscienza collettiva era quella dell’elemento estraneo e inassimilabile, tanto dal punto di vista etnico che spirituale. Questi aspetti erano profondamente legati alla costruzione del mito dell’ “uomo nuovo” e della “romanità” fascista. La formulazione di una vera e propria gerarchia delle razze e la costruzione di una “coscienza di razza” apparivano tanto più importanti in quanto, proprio a partire dall’acquisizione di un impero popolato da etnie diverse, la tutela dell’uomo italiano, figlio della Roma imperiale, sembrava farsi urgente. A partire dai giorni successivi alla diffusione del documento, comparvero numerosi interventi nei quali erano amplificati gli enunciati razzisti che, pure se ammantati da un’aura di pretesa serietà, non facevano che propagandare tesi prive di basi scientifiche ma del tutto funzionali alle esigenze del momento.

La necessità di mantenere la purezza italiana era considerata prioritaria e sebbene non si affermasse esplicitamente cosa comportava proclamarsi “francamente razzisti”, non è difficile leggere fra le righe la necessità di provvedimenti radicali – quali sarebbero state appunto le leggi razziste proclamate di lì a poco – affinché si evitassero le “unioni”, giudicate inammissibili.

Il fascismo e la razza [il fascismo e i problemi della razza], “Corriere della Sera”, 15.7.1938

[…]

6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. […] Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

7. E’ tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose […].

9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. […] Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. […]

Questo documento fu oggetto di numerosi articoli di commento che ne sottolineavano il valore e l’importanza. Più in generale la sua pubblicazione dette via a una lunga serie di contributi. In anni in cui si voleva ribadire l’indipendenza e la superiorità dell’Italia rispetto al resto d’Europa, la sua capacità di vivere in un regime autarchico, era importante dimostrare soprattutto l’autonomia dalla Germania per chiarire che non si trattava dell’“importazione” di un ideologia straniera.

Nostro razzismo, “Il Regime fascista”, 3.8.1938

Sia benvenuta la dichiarazione sui problemi della razza: il Fascismo non poteva restare dall’assumere nettamente posizione su questo problema che turba, per le imprecisioni e gli equivoci da cui è circondato, tanta parte del mondo moderno. Problema che è essenziale per ogni dottrina politica; e lo è tanto più per la nostra Rivoluzione che è investita del compito eternamente chiarificatore e costruttore di Roma; e tanto più lo è, starei per dire, nella cordialità – ormai assodata come una delle principali realtà europee – con la Germania hitleriana attraverso la funzione non soltanto politico-diplomatica, ma specialmente culturale e spirituale, dell’Asse Roma-Berlino.

Sia dunque benvenuta questa dichiarazione la quale, con cristallina chiarezza, definisce il contenuto dottrinale del razzismo fascista e pone le premesse dell’azione pratica. Ed è bene dire subito che essa è francamente romana. Mentre altre definizioni del razzismo si chiudono in un egocentrismo che fatalmente diviene narcisismo e finisce per tarpare le ali ad ogni espansione imperiale, questo nostro razzismo, così come è stato definito da Roma, forma il nucleo ed il fondamento di una più grande universalità. Ancora una volta Roma rifiuta ogni monismo materialistico ovvero intellettualistico per dire la sana parola di quel realismo nel quale la Verità si concreta e nel quale materia e spirito, umanità e trascendenza, si incontrano e si compenetrano. Tra il razzismo degli estremisti di Norimberga che eleva a religione il mito del sangue e l’universalismo bacato degli intellettuali di Parigi che naturalizza i negri, Roma – Roma Fascista – dice la parola che sola può essere base alla ricostruzione civile dell’Europa e, intorno all’Europa, gerarchicamente, del mondo.

Nel 1937 l’Italia fascista aveva infatti emanato nell’impero una legislazione razzista volta a stabilire una netta separazione fra italiani e popoli conquistati, per evitare il meticciato. In politica interna, relativamente agli ebrei, il problema venne presentato in modo similare prospettando cioè una soluzione altrettanto radicale.

Razze e razzismo, “Corriere della Sera”, 21.7.1938

La spiegazione principale del documento è nella frase: “E’ tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”. Ciò significa che l’Italia d’oggi, avendo assunto una funzione mondiale e imperiale, non può trascurare taluni problemi che altra volta potevano essere, senza danno, lasciati in disparte. Quanto più frequenti e gravi diventano le occasioni per cui il popolo italiano si trova in contatto con altri popoli, tanto più fortemente esso deve affermare la propria personalità, rivendicare la propria originalità fisica e morale. Ora è chiaro come a questa affermazione non possa riuscire indifferente il pieno possesso della coscienza di razza. Un popolo che non si senta fortemente omogeneo sotto il punto di vista razziale non avrà mai una fisionomia definita e non potrà, a più forte ragione, imprimere questa fisionomia alla sua storia […].

L’esistenza d’un numero ristretto di semiti non assimilati, gli ebrei, dimostra appunto che una incompatibilità, per così dire, razziale esiste fra l’italiano tipicamente occidentale e l’ebreo tipicamente orientale, asiatico. La vecchia terminologia, del resto, che distingueva i popoli in tre gruppi, giapetici, semitici e camitici, esprimeva in sostanza una realtà: gl’Italiani appartengono e sono orgogliosi di appartenere al gruppo giapetico che ha i caratteri più chiaramente scolpiti dei popoli conquistatori, dominatori e creatori. […] Conquistato l’Impero, una delle prime preoccupazioni del Governo fascista fu di vietare la commistione del sangue fra dominatori e dominati, al fine di evitare quel grave fenomeno di degenerazione, proprio di taluni ambienti coloniali, che è il mulattismo. Questo è un aspetto esteriore, vistoso, del problema razziale. Ve ne sono altri più interiori che assumono molteplici forme. Il Regime li risolverà indubbiamente con quella coerenza e continuità che sono proprie dello spirito fascista.

La rivoluzione fascista era considerata un momento fondamentale, una svolta radicale nella storia italiana: era però anche importante formulare una sorta di “invenzione della tradizione” nella storia nazionale, che dimostrasse come da secoli l’Italia fosse un paese con una sua precisa e definita identità. Risalendo indietro nella vicenda storica nazionale, si sostenne che dai tempi della Roma imperiale l’Italia avrebbe costituito un’unità etnica e razziale. La storia veniva riletta sotto una nuova luce, le cui tappe erano date dall’affermarsi della purezza italiana: la presa del potere fascista ne segnava l’apogeo poiché per la prima volta erano state create istituzioni specificamente preposte alla tutela e al potenziamento dell’italianità.

Carlo Cecchelli, Origini ed omogeneità della razza italiana, “Corriere della Sera”, 24.8.1938

Quindi, dall’invasione longobarda in poi, non vi furono che trascurabili apporti di altre razze. Gli Italiani rinsaldarono di secolo in secolo il loro vincolo etnico in funzione della chiara coscienza d’appartenere a una sola razza inclusa in ben determinati confini. “Da almeno mille anni – si è stabilito nel decalogo degli universitari fascisti – esiste una razza italiana”. Ciò basta a legittimare l’orgoglio di appartenere a un popolo tanto insigne, a una razza biologicamente così selezionata ed omogenea, che ereditò tutte le più alte tradizioni del mondo antico e che poté vantare l’egemonia sul Mediterraneo. A questa coesione etnica contribuirono l’idea di Roma e anche, è doveroso riconoscerlo, la Chiesa di Roma. Si fa ora avanti la necessità di studiare a fondo la civiltà del periodo fra il basso Impero e il basso Medio Evo. E’ in esso infatti che concretamente si distingue e va affermandosi la razza italiana.

L’unità etnica italiana in uno scritto di A. Solmi, “Corriere della Sera”, 8.8.1938

Rivelata l’energia della razza nel rapido aumento della popolazione, superata la crisi depauperante dell’emigrazione, vinta, col più puro sangue nazionale, la guerra contro l’Austria, l’Italia si presenta a Parigi, nelle trattative di pace, come la Nazione etnicamente più pura d’Europa, con minoranze straniere che non raggiungono il 3 per cento. Sorge il Fascismo, e la “grande proletaria” è condotta ai fastigi dell’Impero. Il sistema corporativo, l’Opera Maternità e Infanzia, l’Opera Dopolavoro, l’Opera Balilla, la Gioventù Italiana del Littorio, la Milizia nazionale sono tutte istituzioni protettive della razza.

Il popolo italiano assume la sua tipica impronta, inequivocabile. Esso rivela la sua indole spirituale, fondata su basi biologiche nettamente differenziate, e perciò si presenta, tra i popoli d’Europa, nella sua massa organica, e nei suoi elementi costitutivi, come un tipo a sé stante, derivato dalle progenie di Roma e rafforzato da nuovi incroci civili, ricco delle tradizioni storiche più gloriose e più remote; forte per la sanità fondamentale dei suoi germi vitali, pronto al più duro e al più geniale lavoro, maturo per le maggiori fortune.

Elenco dei documenti di questa sezione

Stampa

Il fascismo e la razza, “Corriere della Sera”, 15.7.1938

Razze e razzismo, “Corriere della Sera”, 21.7.1938

Nostro razzismo, “Il Regime fascista”, 3.8.1938

Il razzismo italiano data dall’anno 1919, “Il Popolo d’Italia”, 6.8.1938

La difesa della razza è un diritto e un dovere, “Il Regime fascista”, 6.8.1938

L’unità etnica italiana in uno scritto di A. Solmi, “Corriere della Sera”, 8.8.1938

I temi per la difesa della razza fissati dal Segretario di Partito, “Corriere della Sera”, 13.8.1938

Carlo Cecchelli, Origini ed omogeneità della razza italiana, “Corriere della Sera”, 24.8.1938

Punti fermi sul giudaismo,Corriere della Sera”, 10.9.1938

“Illustrazione italiana”, 11.9.1938, anno LXV, n. 37

Libri

Roberto Farinacci, La Chiesa e gli ebrei, Stab. Tip. Società editoriale “Cremona nuova”, Cremona 1938

2. LA DESCRIZIONE ANTISEMITA DEGLI EBREI:

LA “CONGIURA GIUDAICA”

La dimensione internazionale dell’ebraismo è uno dei temi più diffusi della propaganda antisemita. La mancanza di una patria e la diaspora nelle “patrie altrui” avvenuta nel corso della storia si saldano – per gli antisemiti – con la pretesa propensione degli ebrei a sovvertire l’ordine mondiale. A questo scopo gli ebrei tenderebbero dunque per loro natura ad allearsi con le correnti internazionali dell’antifascismo, della massoneria, dei comunisti. Il fine ultimo del loro agire sarebbe quello di impadronirsi del controllo del mondo intero, asservendo tutti i paesi ai propri interessi. Il loro primo nemico – assicura la propaganda antisemita – sono i paesi fascisti in cui sono stati ristabiliti l’ordine, la gerarchia e i valori nazionali e che, proprio per questo, hanno avuto la capacità di capire e denunciare il pericolo ebraico.

La conquista del potere, nei “disegni giudaici”, si svolgerebbe attraverso una serie di trame che portano alla progressiva occupazione dei gangli vitali di ogni Stato e alla disgregazione dell’unità nazionale attraverso la propaganda sovvertitrice delle ideologie liberali. Un unico filo rosso congiungerebbe il bolscevismo sovietico alla guerra civile spagnola, passando per la democrazia francese, dimostrazioni evidenti di un progetto di sovversione che non conosce confini né limiti.

La mia battaglia fu redatto da Adolf Hitler nel 1924 durante la detenzione a seguito del fallito putsch di Monaco. Il primo volume uscì nel 1925 e il secondo l’anno successivo. In esso erano espressi alcuni capisaldi della sua concezione politica e ideologica in particolare per quello che riguardava lo spazio vitale e la questione ebraica, due aspetti a suo modo di vedere profondamente legati. Nei brani sotto riportati emerge con chiarezza, oltre all’ossessione sul futuro della Germania, quale fosse a suo giudizio la “tecnica”, tipicamente ebraica, di conquista dal potere: la minaccia era tanto più grave e pericolosa perché agiva dall’interno, facendo leva sulle debolezze di ogni singolo paese.

Adolf Hitler, La mia battaglia, pp. 307-308

Così oggi l’ebreo è il grande incitatore alla totale distruzione della Germania. Dovunque si scrivano attacchi contro la Germania, ne sono autori gli ebrei. Allo stesso modo, in tempo di pace e durante la guerra la stampa ebraica, borsistica e marxista, attizzava per sistema l’odio contro la Germania, finché uno stato dopo l’altro rinunziò alla neutralità e, contro i veri interessi dei popoli, entrò al servizio della coalizione mondiale. Il pensiero del giudaismo è chiaro. La bolscevizzazione della Germania, ossia la soppressione dell’intelligenza nazionale tedesca e lo sfruttamento, che ne sarebbe la conseguenza, delle forze di lavoro tedesche da parte della finanza mondiale ebraica è solo considerata come il preludio della diffusione della tendenza ebraica alla conquista del mondo. Come spesso avviene nella storia, la Germania è il perno, il centro della formidabile lotta. Se il nostro popolo e il nostro Stato restano vittime di quei tiranni dei popoli, avidi di sangue e di denaro, la Terra intiera cade fra i tentacoli di quei polipi. Se la Germania si scioglie da questo avvinghiamento, una grande minaccia per i popoli sarà eliminata dal mondo intiero. […] In generale l’ebraismo combatterà sempre, nel corpo di ciascuna nazione, con quelle armi che la riconosciuta mentalità di quelle nazioni gli fa apparire più efficaci e che promettono il massimo successo. Nel nostro straziato corpo nazionale il giudaismo si serve, nella sua lotta per la potenza, delle ideologie “cosmopolite” più o meno pacifiste, delle tendenze internazionali. In Francia, si vale del noto ed esattamente valutato sciovinismo; in Inghilterra di punti di vista economici e di politica mondiale; insomma, si giova sempre delle principali qualità che costituiscono la mentalità di un popolo. Solo dopo avere per tali vie conseguita una determinata influenza e potenza politica ed economica, depone le catene che gli impongono queste armi e rivela le vere profonde intenzioni della sua volontà e della sua lotta. E distrugge gli Stati, riducendoli l’un dopo l’altro in un mucchio di rovine, sul quale dovrà essere fondata la sovranità dell’eterno impero ebraico.

Il testo Protocolli dei Savi anziani di Sion è un falso redatto in ambienti zaristi agli inizi del Novecento. Fu uno dei testi fondamentali di riferimento per gli antisemiti di tutta Europa fra le due guerre: con esso si pretendeva di dimostrare l’esistenza di un complotto ad opera di una oligarchia finanziaria dell’ebraismo internazionale, cioè di un potere naturalmente occulto e invincibile. I “Savi di Sion” erano descritti come i detentori del segreto dell’arte di governare e tale segreto era una delle condizioni della loro invincibilità. La prima edizione italiana fu pubblicata nel 1921.

Henry Ford curò nel 1920 una delle due edizioni americane con il titolo L’ebreo internazionale, inaugurando fra l’altro la moda dei rifacimenti pensata per le specificità del singolo paese in cui veniva pubblicato il libro.

Enrico Ford, L’ebreo internazionale, pp. 73-75

Coloro che si occupano dell’egemonia mondiale ebraica, in teoria, sanno che in pratica l’attuale manifestazione di questa egemonia è esposta in 24 tesi, note col titolo di Protocolli dei Savi Anziani di Sion, che richiamarono l’attenzione di tutta Europa e specialmente della Gran Bretagna, dove causarono un forte movimento dell’opinione pubblica inglese. […] L’obbiettivo ultimo scoperto nei Protocolli consiste nel minare dalle fondamenta l’ordinamento sociale degli uomini, gli Stati costituiti, per erigervi sopra una nuova potenza mondiale sotto forma di dispotismo illuminato. Un simile piano non poteva essere formulato da una classe regnante, già investita di poteri e di piena autorità, ma piuttosto da anarchici […] Solo dopo essere penetrati a fondo nella materia del libro, si capisce il piano dell’istituzione di un sovrano mondiale e solo allora si comincia a capire di quale stirpe debba essere. Viceversa, il complesso dell’opera non permette il minimo dubbio sul popolo contro il quale va diretto il diabolico piano. Questo non nega né il concetto di aristocrazia, né quello del capitale, né del governo, ma contiene al contrario disposizioni molto minute per utilizzare l’aristocrazia, il capitale e l’autorità del governo per la sua realizzazione definitiva. Tutto il piano è diretto contro il popolo così detto “infedele” e questa sola denominazione annulla ogni dubbio rispetto allo scopo dei documenti. Tutte le sollevazioni di carattere liberale dovranno essere appoggiate; sparse e coltivate tutte le teorie dissolventi in materia di religione, economia, politica e vita familiare, per minare il consorzio umano in guisa tale che nel momento in cui si realizzi il piano definitivo, i popoli non se ne accorgano neanche, e siano già completamente soggiogati quando la fallacia di tutte le teorie si renda evidente.

La guerra civile spagnola, che ben presto superò i limiti di un conflitto nazionale per diventare il primo scontro in armi fra fascismo e antifascismo, fu considerata negli ambienti antisemiti come la prova concreta dei progetti giudaici di dominazione del mondo. Il fatto che in terra spagnola intervenissero in aiuto dei democratici le forze sovietiche, presentate come una delle forze occulte dell’ebraismo, fu indicato come la prova evidente che la volontà di dominio del mondo non aveva né confini né limiti.

L’ “occulto potere” del giudaismo massonico al soccorso dei rossi nel retroscena del “non intervento”, “Corriere della Sera”, 4.9.1938

Sembra un assurdo parlare ancora di “intervento sovietico” dopo l’esposizione fatta delle attività russe in Spagna fino allo scoppio della guerra civile, ma qui vogliamo parlare specialmente della partecipazione dell’Internazionale ebraica, attraverso i suoi agenti: il Comintern, il Grand’Oriente e certe larghe sezioni della stampa mondiale, alla tragica farsa del “non intervento”. Tre dei capi repubblicani e firmatari del “Patto della Repubblica delle Provincie” – Indalecio Prieto, Largo Caballero, Azaňa – sono massoni ed emissari del Comintern. Questa è una cosa che tutti sanno, in Spagna e all’estero. Purtroppo questi fatti, per una ragione o per l’altra, sono stati tutti nascosti al pubblico britannico. Tutti sapevano in Spagna che l’ultimo obiettivo del Governo “democratico” era la costituzione di una “Repubblica sovietica”. In Gran Bretagna i fatti sono stati travisati.

L’ispirazione della campagna e, soprattutto, della difesa di Madrid è dovuta a Mosè (basta il nome) Rosenberg, ambasciatore sovietico a Madrid. Egli per giorni e giorni prese un’attivissima parte all’organizzazione militare. La sua propaganda era frutto di una lunga esperienza di rivoluzioni e tentativi di rivoluzione in diverse parti del mondo.

Elenco dei documenti di questa sezione

Stampa

L’identità comunismo-ebrei, “Corriere della Sera”, 25.8.1938

L’idra dalle molte teste: gli ebrei, “Corriere della Sera”, 30.8.1938

Comunisti giudei e massoni in combutta per sovvertire il mondo, “Corriere della Sera”, 1.9.1938

Come giudei e moscoviti caricarono la mina della rivoluzione in Spagna, “Corriere della Sera”, 2.9.1938

Le mene del giudaismo massonico, “Corriere della Sera”, 3.9.1938

L’occulto potere del giudaismo massonico, “Corriere della Sera”, 4.9.1938

I delitti del giudaismo massonico, “Corriere della Sera”, 7.9.1938

Libri

Ecco gli ebrei. Dai “protocolli dei Savi Anziani di Sion” alle concezioni razziste, EMI, Milano 1938

Vittorio Beonio Brocchieri, Trattato di storia delle dottrine politiche, vol. 2, L’idea di “popolo” nella coscienza politica d’Israele, Hoepli, Milano 1938

Louis Ferdinand Celine, Bagattelle per un massacro, Corbaccio, Milano 1938

Enrico Ford, L’ebreo internazionale. Un problema del mondo, Sonzogno, Milano 1938

Adolf Hitler La mia battaglia, 5° ed., Bompiani, Milano 1938

Adolf Hitler, La mia vita, 2° ed., Bompiani, Milano 1938

Piero Pellicano, Ecco il diavolo: Israele!, Baldini e Castoldi, Milano 1938

Gino Sottochiesa, Sotto la maschera d’Israele, La Prora, Milano 1938

3. LA DESCRIZIONE ANTISEMITA DEGLI EBREI: AFFARISMO, PROTERVIA, CRIMINALITA’

Secondo uno dei temi più ricorrenti della propaganda antisemita, gli ebrei erano per loro natura affaristi, avidi, criminali e immorali. L’“infiltrazione ebraica” era pertanto onnipresente, tanto più pericolosa quanto più mascherata da apparente normalità; smascherarla e denunciarla era uno dei compiti più importanti che la campagna di stampa antiebraica si prefiggeva.

Gli articoli dedicati a questi temi furono particolarmente numerosi, proprio perché era fondamentale convincere che il “pericolo ebraico” si annidava ovunque, che era necessario coglierne l’esistenza anche dietro la quotidianità apparentemente più familiare e nota, motivo tanto più urgente in Italia dove la minoranza ebraica era profondamente integrata. Prima di tutto “deicidi”, secondo i più noti e tradizionali schemi dell’antigiudaismo cattolico, gli ebrei erano anche descritti come criminali e affaristi, protervi e sicuri di essere superiori al resto del mondo, quasi a lasciar intendere che essi stessi erano la causa della loro persecuzione.

Numerosi furono gli articoli su questi temi specificamente dedicati alla realtà italiana. In questo caso si sottolineava soprattutto l’eccessiva presenza degli ebrei in particolare nei settori del commercio e delle libere professioni e il continuo afflusso nella penisola di ebrei stranieri, quasi a dimostrare che leggi che allontanassero gli ebrei dai loro posti di lavoro non erano solo giuste, ma anche necessarie.

In questa sezione più che nelle altre la divisione tematica appare difficile da attuare: i motivi denigratori si intrecciano strettamente fra di loro: la pretesa superiorità e le trame di congiura internazionale, l’immoralità dei costumi e la giusta punizione.

L’accusa di deicidio, la più antica e anche quella che più facilmente trovava eco in ampi strati della popolazione, era sempre facile da riproporre:

Massimo Scaligero, Il vero volto Israele. Gli ebrei contro il Cristianesimo, “Il Regime fascista”, 18.9.1938

Dell’astio imperversante e delle ire feroci cui si diede in preda la Sinagoga, riprovata e depravata, contro la religione di Gesù tante sono le prove quanti sono i monumenti dei primi secoli del Cristianesimo. Gli Evangeli, gli Atti e le Epistole degli Apostoli ad una voce accertano e documentano che i più atroci e più spietati nemici di Gesù, autore del Cristianesimo, dei suoi legati e dei suoi primi fedeli sono stati i Giudei.

Essi crocifissero Gesù, uccisero di crudele morte Stefano e Giacomo, essi punirono in carcere Pietro e Giovanni, non la perdonarono a Paolo, e contro tutti i cristiani mossero spietatissima guerra. Né solo al comparire del Cristianesimo, ma anche in appresso perdurarono pertinaci nel reo consiglio. “Tanto è lungi dal vero” così asseriva San Giustino martire discutendo col giudeo Tifone “che vi siate pentiti del male commesso, del sangue sparso e degli ingiusti esilii, che anzi avete spediti per ogni parte legati e messi, i quali annunciassero essere sorta una nuova ed empia setta, detta, da Cristo, Cristiana, e contro di essa accendessero e facessero avvampare il comune odio e la comune riprovazione dei popoli e dei governanti”.

All’immoralità per il più sordido dei delitti, quello dell’uccisione di Gesù Cristo, si aggiungeva poi una degenerazione dei costumi, sempre più evidente con il passare dei secoli, che rendeva ancor più opportuna la separazione degli ebrei dalla compagine nazionale:

Carlo Cecchelli, Mammona iniquitatis. Il giudaismo e l’inquinamento dei costumi, “Corriere della Sera”, 15.12.1938

E’ di questi giorni un’ordinanza del prefetto di Roma che ha fatto chiudere un’osteria del Ghetto, ritrovo di grassi buongustai divenuto caratteristico per l’ostentata inosservanza alle norme igieniche. Pare impossibile come in certuni vi fosse addirittura la mania d’incanaglirsi periodicamente in un locale tanto sordido, ove tutto aveva l’odorino dell’untume. Quel che non si sarebbe tollerato a casa propria costituiva là un dolcissimo richiamo, e la sfida al naso si traduceva in un incitamento alla gola, e non pareva disgustoso, anche se detto per celia, fare delle richieste di questo genere: “Avresti un pezzettino di quel cacio marcetto scaricatrappole?”

Il fenomeno della notorietà conquistata con la sporcizia non si spiega soltanto con l’attrattiva del casereccio che abbiamo un po’ tutti. Poiché non è detto che il casereccio debba essere sporco. Nel caso nostro predominava l’idea dell’esotico poiché certi angoli dei Ghetti, per il tipo degli abitanti, per le loro specifiche attività, per il luridume, evocano la fisionomia dei quartieri orientali. L’ebreo sa sfruttare anche questa indecenza, e non gli importa che ciò torni a suo disdoro. E’ lo stesso caso delle Histoires juives scritte da ebrei. Certi piccanti aneddoti che vi si contengono sono indubbiamente denigratori per il giudaismo. Ma il pubblico ha dimostrato di gustare assai questa gettata di sassi in piccionaia. E allora le edizioni e le nuove redazioni si sono moltiplicate, giacché più di ogni altra cosa importava fare denaro. Questo trafficare su tutto, sulla mercanzia come sulla dignità, questo infischiarsene dei rispetti umani quando si tratta di fare quattrini, han finito col dare i connotati al giudaismo. E sono talvolta i piccoli episodi che rivelano una mentalità, sotto molti riguardi, infesta […].

C’è da dubitare che molti ebrei d’oggi siano veramente sensibili al fatto religioso. Come osservavo altrove, vi è fra di loro una forte percentuale d’atei; e conviene rammentare che fu l’ateo ebreo Carlo Marx, il quale subordinava la riuscita del suo sistema all’abolizione di ogni vincolo con il trascendente. Potrebbero citarsi delle prove che dimostrano in parecchi giudei attuali la mancanza di fiducia in Dio e il palese allontanamento da quello spirito di remissività che faceva pronunciare a Job le sublimi parole: “Il Signore donò, il Signore tolse; sia benedetto il nome del Signore”.

Osserviamo poi che l’età contemporanea, per lo straordinario aumento delle fortune, ha segnato il più rapido evolversi della degenerazione giudaica. Tale degenerazione incide su quello che è un vanto indubbio del giudaismo, cioè l’istituzione familiare. […] E perciò i popoli si stanno accorgendo che l’interferenza giudaica riveste forme dissolvitrici, e, uno dopo l’altro, vanno prendendo le misure adatte a fronteggiarla. In ogni luogo esiste la medesima necessità di separare con assoluta intransigenza l’elemento giudaico e di ridurre a giuste proporzioni la sua partecipazione alla vita nazionale senza possibilità di ritorni offensivi, e cioè senza penetrazioni insidiose […].

Iddio ha mandato i suoi flagelli al popolo giudaico tutte le volte che lo vedeva caduto nell’indegnità. L’ultima dispersione, la cacciata definitiva dalla terra dei padri avvenne dopo il deicidio. I tempi attuali hanno visto nel giudaismo il progredire della irreligiosità (in molti casi la vera lotta contro la religione), l’inquinamento dei costumi, l’idolatria di “mammona”. Ciò deve aver provocato il nuovo castigo materialmente inferto per legittima difesa dal braccio secolare degli Stati. Questa discriminazione e riduzione sarà, in ultima analisi, un gran bene per il giudaismo.

Carlo Cecchelli, La muraglia talmudica fra i giudei e gli altri popoli, “Corriere della Sera”, 25.11.1938

Le norme fissate dal Gran Consiglio del Fascismo nei riguardi dell’elemento non ariano hanno ora avuto la loro perfetta traduzione legislativa nelle statuizioni approvate dal Consiglio dei ministri. E’ bene sottolineare la eccezionale larghezza dei criteri cui s’informò il Gran Consiglio nel proporre le discriminazioni fra la razza italica ed i giudei, talché quelle norme sono apparse anche oltr’Alpe come la pura espressione del tradizionale equilibrio italiano […].

Concludo: l’antisemitismo è un fenomeno generato non da opposizione di razza contro razza (bisogna sfatare una buona volta questo equivoco), ma dall’atteggiamento giudaico in confronto degli altri popoli. La ispirata invocazione dei profeti “fiat iustitia, pereat mundus” si è poi tradotta nella volontà di rovesciare i popoli per esaltare quello che s’infatuò nell’idea di possedere in esclusiva la perfetta iustitia. In tal modo le antinomie fondamentali capovolsero gl’insegnamenti dell’Eterno, trascinando il popolo d’Israele a essere verso gli altri essenzialmente ingiusto.

G. Polv. Un ebreo contro gli ebrei, “Il Popolo d’Italia”, 14.12.1938

E’ apparso recentemente a Zurigo un opuscolo intitolato “Giuda risvegliati! – proclama al popolo ebraico”. A quanto si può dedurre, l’autore, Ben Chaim, è un ebreo fuggito dalla Russia bolscevica e successivamente dalla Germania, il quale dalla conoscenza dei movimenti giudaici e dall’esperienza della sua vita errante è stato indotto a studiare le cause per cui “da millenni, in tutti i Paesi del mondo”, gli ebrei furono perseguitati.

Egli riscontra all’origine di tutti i mali la folle presunzione dei giudei di costruire la razza eletta. E’ il razzismo ebraico che crea negli altri popoli la necessità della difesa razzista. Le leggi di Norimberga non sono che la logica risposta all’atteggiamento giudaico. Il pregiudizio israelitico sulla superiorità della razza “ci rende estranei ai popoli in mezzo ai quali viviamo”. Esso “ci impedisce di essere dei sinceri patrioti nei nostri rispettivi Stati”. Malgrado qualche rara eccezione, “la grande maggioranza degli ebrei si mantiene estranea, moralmente e spiritualmente, ai popoli che li ospita”.

Questo esempio di cronaca d’oltralpe è tipico della propaganda antisemita non solo per la dichiarata denuncia dell’“affarismo giudaico” e della tenace tecnica di graduale e progressiva penetrazione nei gangli vitali dell’economia nazionale, ma per la denuncia, più velata ma non meno importante, dell’incapacità del governo francese di perseguire una coerente politica razziale.

Un nuovo scandalo Stawiski in Francia. Quattrocento milioni sottratti dai tre ebrei del “Circuito Pathé” “Corriere della Sera”, 28.12.1938

L’arresto dei due israeliti Bernard Nathan e Jean Cerf, notissimi non solo negli ambienti cinematografici e degli affari, ma anche in quelli mondani e politici della capitale, e dell’ingegnere di origine greca Johannides, incolpati di truffe per 7 milioni di franchi, ha indotto qualche giornale a parlare della più vasta truffa della quale il giudice istruttore si interessa da due anni relativa alle fallite società Pathè-Nathan e Cinémas-Pathè, e che si aggirerebbe sui 400 milioni di franchi. Due degli arrestati, i due ebrei, sono personaggi caratteristici della disordinata vita d’affari, più o meno loschi, che ha avuto la sua più clamorosa espressione in Stawiski; notiamo però oggi un riserbo di gran parte della stampa parigina, che può sembrare straordinario a chi non ha nozione dell’onnipotenza che in questo Paese gli ebrei godono negli affari, nei giornali e in tutte le branche dell’attività nazionale. Come se fosse corsa una parola d’ordine, la notizia, che non manca né d’importanza né d’interesse giornalistico, è riferita in poche decine di righe, confinata in cantucci di pagina o addirittura ignorata. Fanno eccezione pochi giornali, e da essi raccogliamo alcune interessanti informazioni.

Per farsi un’idea di tutta la faccenda bisogna risalire al 1920, quando Bernard Nathan, che si chiamava allora Bernard Tanenzapf, arrivava in Francia e otteneva la naturalizzazione. Immediatamente egli si interessò di cinematografo, specializzandosi in un ramo clandestino: egli fu il produttore e il principale interprete di tutta una serie di piccoli film destinati a una categoria di ritrovi notturni e clandestini che la polizia di Parigi “tollera” ancor oggi. Nel 1926 Bernard Tanenzapf era riuscito a far prosperare una casa per lo sviluppo di film cinematografici e la pubblicità cinematografica chiamata Rapid Films.

Nel 1928, all’avvento del cinema parlato, il Tanenzapf riuscì a comprare il pacchetto di azioni possedute da Charles Pathé, conquistando in tal modo la maggioranza nella Società Cinemas Pathé. Occorre aggiungere che egli riuscì a pagare in parte questo pacchetto di azioni con gli stessi fondi che si trovavano nelle casse della Società. A partire da quel momento Tanenzapf ripudiò il proprio nome e si fece chiamare Bernard Nathan; anche la vecchia casa cinematografica assunse il nome di Pathé Nathan. Una pioggia d’oro incominciò allora per l’ebreo e per tutta la sua famiglia. Il fratello Emilio divenne direttore generale del reparto produzione; suo cognato Renato, direttore generale della propaganda, e Bernard Nathan divenne il direttore generale di tutta la società, riuscendo a poco a poco ad accaparrare a Parigi e in provincia una grande quantità di sale di proiezione che costituì il famoso “circolo Pathé”, la più potente catena di cinematografi della Francia. Bastava che una pellicola fosse accettata dal circuito Pathé per avere sicura fortuna. Bernard Nathan iniziò poi anche la produzione di pellicole cinematografiche nei propri studi, e poté realizzare alcuni film che ebbero notevole successo. Pubblicò anche un giornale redatto da scrittori noti, e che veniva distribuito agli spettatori del suo “circuito”. Ogni manifestazione speciale della Società, sia che si trattasse dell’ultimo giro di “manovella” di una pellicola o della sua prima rappresentazione o dell’inizio di un nuovo lavoro, era pretesto per banchetti, feste e serate sfarzosissime; senatori, deputati e due o tre ministri non mancavano mai alla tavola d’onore a lato di Nathan. La combinazione industriale e commerciale del Nathan divenne in breve la più potente della cinematografia francese.

Numerosi, in particolare nei primi mesi del 1938, prima dell’emanazione delle leggi antisemite, furono su molti giornali, soprattutto quotidiani, gli articoli dedicati alla realtà locale in cui si sottolineava l’eccessiva presenza giudaica. Tipico questo articolo sul caso milanese:

Dove i giudei hanno quasi un monopolio, “Corriere della Sera”, 23.9.1938

Se si sottopone il panorama industriale e commerciale della nostra città – panorama che rispecchia per più aspetti quello nazionale e in certi settori è tutt’uno con esso – ad un esame particolareggiato, si ha la riprova di come certi campi siano dominati nettamente dall’ebraismo. Quando ciò non appare dal numero degli ebrei, si palesa nettamente per l’importanza finanziaria degli affari che, anche in pochi, essi rappresentano. Nel campo della macchina per scrivere questo fenomeno è di un’evidenza diremmo quasi plastica. Nel settore industriale si può parlare addirittura di monopolio poiché i costruttori di questo diffusissimo meccanismo si contano in tutta Italia sulle dita di una mano. Ma come si è detto, non è già il loro numero che importa, sebbene la loro importanza. La fabbricazione delle macchine per scrivere è “riserva” giudaica. Migliaia di operai di pura razza italiana lavorano da anni a maggior gloria dei dividendi ebraici, servendo spesso di ottimo pretesto per monopolizzazioni sulle quali – la battaglia autarchica e il sentimento patriottico aiutando – è stata proficua cosa speculare. Per costruire sono sorti stabilimenti che la difesa della Patria potrebbe volere, un giorno, destinati a costruzioni molto delicate.

Di predominio giudaico è pure il settore del commercio delle macchine per scrivere. I commercianti di tali ordigni sono, nella nostra provincia, una sessantina. La decima parte di essi, tutti residenti a Milano, sono giudei o portano nomi giudei. Ma questo decimo raccoglie quasi tutti gli affari. Inconfondibilmente sono giudei i maggiori esponenti di questo commercio che, specialmente agli esordi, è stato quello che si direbbe una California, un campo ove s’è raccolto l’oro a piene mani. Di pura razza italiana, come è naturale (com’era), è sempre stato invece l’esercito dei venditori, dei “produttori”, come si dice, dei viaggiatori e piazzisti: l’esercito dalla facondia irresistibile, tenace, intelligente; psicologi capaci di tornare dieci volte nello stesso ufficio per vendere una macchina, superando l’ostacolo di nove rifiuti; per assicurare a sé una modesta provvigione e alla “ditta” un lauto guadagno.

Elenco dei documenti di questa sezione

Stampa

Troppe conversioni di ebrei in Romania, “Corriere della Sera”, 18.2.1938

Pescecani nel Ponto Eusino, “Corriere della Sera”, 15.8.1938

L’ebreo controllava giustizia e polizia di Nuova York, “Corriere della Sera”, 24.8.1938

La clemenza di Tito, “Corriere della Sera”, 26.8.1938

Superiorità inesistente, “Il Popolo d’Italia”, 3.9.1938

La vacca rossa, “Il Popolo d’Italia”, 15.9.1938

Massimo Scaligero, Il vero volto d’Israele. Gli ebrei contro il Cristianesimo, “Il Regime fascista”, 18.9.1938

Un giudeo e due amici che vendevano sterline false, “Corriere della Sera”, 7.10.1938

Gravi prove contro Sacerdoti e C., “Corriere della Sera”, 12.10.1938

L’assassino giudeo, “Il regime fascista”, 9.11.1938

Carlo Cecchelli, La muraglia talmudica fra i giudei e gli altri popoli, “Corriere della Sera”, 25.11.1938

G. Polv., Un ebreo contro gli ebrei, “Il Popolo d’Italia”, 14.12.1938

Giudeo condannato per appropriazione, “Il Popolo d’Italia”, 14.12.1938

Usura giudaica. Tasso al 110%, “Il Popolo d’Italia”, 15.12.1938

Carlo Cecchelli, Mammona iniquitatis. Il giudaismo e l’inquinamento dei costumi, “Corriere della Sera”, 15.12.1938

La criminalità nei vari paesi. Alta percentuale data dai giudei, “Corriere della Sera”, 28.12.1938

Quattrocento milioni sottratti dai tre ebrei del “Circuito Pathé”, “Corriere della Sera”, 28.12.1938

Libri

Egone Corti, La famiglia dei Rothschild, Mondadori, Milano 1938

4. LA CONGIURA INTERNAZIONALE ANTISEMITA

La propaganda antisemita, come denunciava la dimensione internazionale della “congiura ebraica”, così affermava che anche la risposta “ariana” al “pericolo giudaico” doveva essere internazionale: se ci si fosse coordinati sarebbe stato più facile salvarsi dalla “minaccia”. Il primo passo era la chiusura delle frontiere agli ebrei stranieri: l’Italia poteva così vantarsi di non avere partecipato alla conferenza internazionale di Evian promossa dagli Stati Uniti per affrontare la spinosa questione dei profughi nell’estate 1938.

La stampa italiana riportò puntualmente l’introduzione di provvedimenti antiebraici in altri paesi europei, in primo luogo la Germania, ma anche – seppure in forme e con livelli di radicalità assai diversi – in Ungheria, Romania, Polonia, ecc. dimostrazione che “finalmente” si cominciava a capire che erano necessarie iniziative concrete a livello statale.

Si delineava così una divisione sempre più marcata fra quei paesi che almeno cominciavano a introdurre misure contro gli ebrei e quelli invece che perseveravano in una politica “filogiudaica”, primi fra tutti Francia e Stati Uniti. Entrambi sono allora descritti come vittime e complici al contempo del complotto ebraico, incapaci di intraprendere una coerente politica di rinascita nazionale e ideale.

La polemica nei confronti della Francia repubblicana e democratica è particolarmente violenta. L’incapacità di difendere la purezza della propria stirpe, mescolandosi in modo confuso anche con il razzismo nei confronti dei neri, è considerata una delle cause principali della decadenza nazionale. Ulteriore e implicita conferma della giusta strada imboccata dall’Italia fascista.

Paolo Monelli, Come si son fatti, “Corriere della Sera”, 13.9.1938

Ho già avuto occasione di notare che il francese non ha il senso di appartenere ad una razza, nel significato che si dà a questa parola correntemente, e voglio dire anche prima che intervenga la scienza a definirla, cioè unità di schiatta, di lingua, di storia, di tradizione; ma piuttosto ha il senso di appartenere ad una comunità politica, mistica, senza radici terrene. Per il francese l’esser francese non è soltanto l’effetto di essere nato in quel territorio da quei genitori; ma anche conseguenza di un atto di fede, o di volontà, o di necessità. L’avere il passaporto francese appare sola e sufficiente condizione per fare un concittadino, un consanguineo, un fratello, di un malgascio di un annamita di un lituano di un polacco. Nessuno nega al deputato Candace, negro del più bel nero, vicepresidente della Camera, la qualità di francese.

Ogni anno migliaia di meteci, armeni siriani negri annamiti indiani ed ebrei aschenazi, si fanno naturalizzare francesi ed i francesi li accolgono a braccia aperte e ne corteggiano con serie intenzioni le figlie. E basta, come abbiamo già notato, che un corridore ciclista o un calciatore o un tennista rinneghi a venti anni la sua origine, la patria dei genitori e la propria, e si faccia di polacco o calmucco o spagnolo cittadino francese, perché esso divenga di colpo corridore calciatore campione francese, da farci il tifo, da opporre trionfalmente ai campioni stranieri, da esaltare come tipico eroe della razza francese (in questi casi si tira fuori anche qui la razza).

Strano fenomeno questo; di una nazione orgogliosa ed esclusiva sopra ogni altra che è poi così poco schifiltosa nella scelta dei suoi cittadini. Ma questo orgoglio appunto è il motivo della sua liberalità a dare il crisma di cittadino a chiunque lo chieda; cioè la persuasione di essere una nazione eletta sopra le altre, un paradigma di virtù e di scienza della vita, lume ed esempio al mondo, e per necessaria conseguenza missionaria, in travaglio di proseliti e di neofiti. Di questa infatuazione ho già parlato, e troppo lungo discorso ci vorrebbe per esporne i motivi e la genesi; voglio ricordare qui che il francese, lasciando da parte quei pochi e bizzarri scrittori che si dolgono che Cesare conquistando la Gallia e latinizzandola abbia soffocato una originaria ed originale civiltà celto-ligure e guastata la nazione dei Galli – è notevole che costoro ripetono le stesse accuse che alla romanità fa il Rosenberg nel suo “Mito del secolo XX” – il francese nella sua gran maggioranza è persuaso di essere il “successore diretto di Roma”, come leggo nel libro del dottor René Martial, La Race française, che è la fonte principale di questi miei articoli; e se la premessa è sbagliata, l’orgoglio della deduzione è tuttavia giustificato.[…] Da una decina d’anni le naturalizzazioni si sono fatte numerose, da venti a trentamila all’anno. Tre milioni di stranieri vivono entro i suoi confini. Ora essa si trova di fronte a un tragico dilemma: o chiudersi in sé, per conservare intatti i suoi caratteri tradizionali, condannandosi a una fatale decadenza numerica, a un progressivo invecchiamento della razza; o imbarbarirsi a ragion veduta, accettando e favorendo l’intrusione in massa di altre razze, pur di conservare la sua entità numerica. Ci sarebbe una terza soluzione, la più naturale; che il popolo tornasse a far figlioli e a coltivare i campi. Ma disperando di questo, gli studiosi francesi propendono per quello che chiamano “innesto interrazziale”; in che modi e forme, vedremo in un prossimo articolo.

L’attacco verso gli Stati Uniti è ancora più violento. Vi si mescolano l’antisemitismo, l’odio verso i neri e la necessità di una coerente politica di “difesa della stirpe”.

Emilio Cecchi, Razzismo e utilitarismo agli Stati Uniti, “Corriere della Sera”, 28.7.1938

Certo è che il punto concreto e dolente del problema sta nella scarsa vitalità del nucleo anglosassone, che dovrebbe formare l’aristocrazia della razza. E tutti i provvedimenti, più o meno nuovi, diretti alla sanità dei matrimoni, alla sterilizzazione degli individui inadatti, alla protezione della maternità e dell’infanzia; e le cure ginnastiche, e i parchi e i giardini, e i milioni dedicati alle migliorie edilizie, sono cose che contano ben poco, di fronte a quella torpidità, a quella decadenza, a quella abdicazione. […] Ancora una volta, come in tante altre circostanze, l’edonismo e l’utilitarismo americano si rispecchiano nelle infinite sfaccettature del problema della razza. Simpatia e solidarietà per gli ebrei di Vienna e Berlino, finché giovi agli effetti della polemica democratica. E sospetto e guerriglia contro gli ebrei di Wall Street, non appena si presti al tornaconto bancario. Amore sviscerato per i negri d’Etiopia. E strangolazione, or ora silenziosamente effettuata, del progetto di legge contro il linciaggio: legge che ai negri d’America avrebbe certamente fatto piacere.

Come se poi la famiglia anglosassone abbia più da temere dai negri che dalla propria semisterilità. E come se il mondo non sappia che il pretesto di difesa razziale dai negri è lo strumento terrificante di un dominio soprattutto economico. Conseguenza immediata del fallimento della legge contro il linciaggio: due linciaggi, subito avvenuti, uno dopo l’altro, in queste prime settimane di luglio.

Nel corso del 1938 molti paesi europei introdussero legislazioni antisemite, anche se con diversi livelli di radicalità. Anche quei paesi nei quali non vi fu una svolta razzista introdussero restrizioni legislative rispetto all’immigrazione di stranieri. Il fallimento dell’incontro di Evian – promosso dagli Stati Uniti – fu la prova più chiara che nessun paese, neppure quelli tradizionalmente più aperti, erano pronti ad affrontare con una politica concertata il nuovo esodo di ebrei. Tale sviluppo non poteva che essere visto con favore dall’Italia fascista.

La legge sugli ebrei entrata in vigore in Ungheria. La campagna elettorale iniziata, “Il Popolo d’Italia”, 6.5.1938

La legge sui giudei è entrata oggi in vigore, e i giornali dell’opposizione dell’argomento giudaico e della legge stessa si serviranno per la campagna elettorale già iniziata e che avrà la sua risoluzione nei giorni 28 e 29 maggio. Si ritiene che la nuova Camera, che si riunirà il 10 giugno, riuscirebbe formata, secondo i calcoli attuali, per il sessanta per cento circa di elementi nuovi. Vi sarebbero anche i segni di un profondo mutamento di correnti, dovuto più che altro alla nuova presa di pozione di alcune personalità del mondo politico, fra cui lo stesso ex presidente del Consiglio Imredy, il quale si staccherebbe dal Partito di Governo per aderire a un gruppo più estremista. E’ molto atteso un discorso che il Capo del Governo Teleki terrà sabato, giornata ufficiale di inizio della campagna elettorale, nella città di Szeged. Gli argomenti del giorno sono, naturalmente, il discorso di Beck e il viaggio in Italia di von Ribbentrop. In generale la stampa manifesta un certo ottimismo, e nei circoli politici viene fatto notare che voci corse sui presunti scopi politici dell’incontro di Milano e sulla parte che l’Italia avrebbe dovuto rappresentare in Germania nella vertenza tedesco-polacca risulta inesatta, per il fatto stesso che il primo colloquio fra Ciano e von Ribbentrop avviene dopo il discorso di Beck.

Gli “indesiderabili”. Chiuse le porte agli ebrei, la Svizzera vuole ora eliminare quelli già entrati, “Corriere della Sera”, 24.8.1938

L’afflusso degli ebrei dalla Germania è ormai cessato e bisogna convenire che la Svizzera ha fatto di tutto per arginarlo ricorrendo anche ai giornali di Vienna sui quali ha fatto apparire vistosi comunicati di diffida. Rimane però ora il problema di porre un limite al periodo di tolleranza accordato a questi indesiderabili, molti dei quali sono stati provvisoriamente ospitati in una colonia di nudisti presso Soletta, dove come tutti gli altri sono mantenuti a spese della comunità ebraica svizzera.

Movimento antisemita in Svezia, “Corriere della Sera”, 27.8.1938

Notizie di movimenti antisemiti in Svezia vengono pubblicate dalla stampa inglese. Non vi sono molti ebrei in quel paese nordico, ma il democraticissimo Governo di Stoccolma ha fatto del suo meglio per tener lontani rifugiati e fuoriusciti. Pare del resto che quei pochi israeliti che abitano in Svezia godano di un potere sproporzionato al loro numero. Essi dominano la banca, l’industria editoriale e la stampa. Questo spiega perché qualunque voce che venga sollevata per protestare contro la loro invadenza venga senz’altro soppressa o trovi scarsa eco. A Stoccolma il movimento antisemita è particolarmente attivo.

Elenco dei documenti di questa sezione

Stampa

L’Italia non aderisce all’iniziativa americana per i profughi politici ed ebrei, “Corriere della Sera”, 30.3.1938

La legge sugli ebrei entrata in vigore in Ungheria, “Il Popolo d’Italia”, 6.5.1938

Anche la Grecia vieta il trasporto di ebrei in Palestina, “Il Popolo d’Italia”, 7.5.1938

Il valore della presa di posizione italiana sottolineato in Germania, “Il Regime fascista”, 16.7.1938

Ecco serviti…, “Il Regime fascista”, 17.7.1938

Emilio Cecchi, Razzismo e utilitarismo agli Stati Uniti, “Corriere della Sera”, 28.7.1938

La realtà razzista si impone, Corriere della Sera”, 18.8.1938

I nomi germanici proibiti agli ebrei nel Reich, “Corriere della Sera”, 20.8.1938

Gli “indesiderabili”,Corriere della Sera”, 24.8.1938

Il razzismo italiano e il mondo islamico, “Corriere della Sera”, 26.8.1938

Movimento antisemita in Svezia,Corriere della Sera”, 27.8.1938

Paolo Monelli, Come si son fatti,“Corriere della Sera”, 13.9.1938

Nuove misure tedesche contro gli ebrei, Corriere della Sera”, 15.11.1938

L’eliminazione degli ebrei dalla vita nazionale del Reich, Corriere della Sera”, 20.11.1938

Liliana Picciotto, Statistica generale degli ebrei vittime della Shoah In Italia 1943-1945

Tavole tratte dal volume: Liliana Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall'Italia (1943-1945). Ricerca della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Mursia 2002 (nuova edizione aggiornata rispetto alla prima e alla seconda del 1991) con i risultati delle ulteriori ricerche e delle segnalazioni di dieci anni.

Il Libro della Memoria menziona il nome di ciascuna vittima identificata, i suoi dati biografici essenziali, le principali notizie sull'arresto e la deportazione o l'uccisione in Italia. A ciascuna di queste persone è dedicato il Giorno della memoria.

STATISTICA GENERALE DEGLI EBREI VITTIME DELLA SHOAH IN ITALIA (1943-1945)

tratta dal volume di Liliana Picciotto: Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-1945). Ricerca della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Mursia, Milano 2002.

Pubblicazione posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica

Le tavole pubblicate nella nuova edizione del 2002 de Il libro della memoria aggiornano quelle pubblicate nelle prime due edizioni del 1991, da considerare superate.

Esse concernono le vittime della Shoah in Italia che è stato possibile identificare e menzionare una ad una nel libro, non concernono le almeno altre 900-1000 vittime della Shoah che non è stato possibile identificare. Il libro della memoria contiene anche i nomi e i dati riepilogativi delle vittime della Shoah negli ex Possedimenti Italiani delle Isole Egee (Dodecaneso): 1820 persone identificate.

La traccia logica sulla quale abbiamo costruito queste tavole segue il progredire cronologico degli avvenimenti. Nella prima tavola, riassuntiva di tutta la vicenda, si è voluto sottolineare che le vittime della Shoah in Italia furono tutti coloro che vennero arrestati in quanto ebrei. Abbiamo incluso in questa tabella gli arrestati e deportati, gli arrestati e morti in Italia per varie cause (tra le quali eccidi, maltrattamenti, disagi o privazione) e anche coloro che, pur essendo stati arrestati e imprigionati come candidati alla deportazione, scamparono per essere evasi o per essere stati rilasciati o per essere stati liberati per la fine della guerra. La somma di queste vittime è di 7.579 persone, tutte identificate nel corso della ricerca.

Abbiamo inoltre raggiunto la certezza che un buon numero di persone fu arrestato senza lasciare traccia e senza possibilità da parte nostra di identificarne il nome e il cognome perché entrati disordinatamente in Italia senza registrazione alle frontiere. Si tratta di almeno altre 900-1.000 persone che portano il totale delle vittime ad almeno 8.529.

Il calcolo delle perdite ebraiche tra settembre del 1935 e aprile del 1945, si determina come segue: nel 1938 erano presenti in tutto il territorio italiano 46.656 persone professanti la religione ebraica, nel 1945 erano presenti sul medesimo territorio 26.938 ebrei (compresi i liberati al Sud, esclusi i rifugiati in Svizzera in attesa di rientro e i deportati in attesa di rimpatrio).

La politica antiebraica provocò dunque tra emigrazione, fughe, uccisioni, deportazioni, un calo della popolazione ebraica del 48% (dati considerati: 46.656 ebrei, meno 12.304 emigrati, meno 9.000 fuggiti oltre confine, più 4.219 entrati nuovamente in Italia, meno 6.806 deportati, meno 322 morti in Italia). Se si considera solamente il tasso dei morti tra l’inizio del regime della RSI e dell’occupazione tedesca e la fine della guerra, settembre 1943-aprile 1945, la perdita rappresenta il 22,5% (dati considerati: 32.307 ebrei in clandestinità meno 5.970 morti in deportazione, meno 322 morti in Italia, 900-1.000 dispersi).

Le tavole che seguono considerano soltanto le vittime identificate.

Indice delle tavole:

1. Vittime della Shoah in Italia

1.A Deportati secondo il destino

1.B Deportati secondo la nazionalità

1.C Deportati secondo il genere

1.D.1 Deportati secondo l’età

1.D.2 Deportati secondo l’età (decade di nascita)

1.E Deportati secondo i responsabili dell’arresto

1.F.1 Deportati secondo la data di arresto

1.F.2 Deportati secondo la data di arresto (per mese)

1.G Deportati secondo le province di arresto

1.H Deportati secondo il luogo di partenza del convoglio

1.I.1 Deportati secondo il Lager di destinazione

1.I.2 Deportati secondo altri Lager di destinazione

1.L Deportati sopravvissuti per luogo di liberazione

2.A Arrestati e morti in Italia

2.B Morti in Italia secondo la nazionalità

2.C Morti in Italia secondo il genere

2.D Morti in Italia secondo l’età

2.E Morti in Italia secondo i responsabili dell’arresto

2.F Morti in Italia secondo le province di arresto


[1] Giorgio Fabre, L’elenco. Cultura fascista, editoria e autori ebrei, Zamorani, Torino 1998, p. 43.

[2] Alberto Rovighi, I militari di origine ebraica nel primo secolo di vita dello Stato italiano, Ufficio storico dello Stato maggiore dell’Esercito, Roma 1999, pp. 27-28.

[3] AS Unicredito, Fondo Credito italiano (1895-1998), Personale, fasc. Personale di razza ebraica, sfasc. Direzione centrale. Personale di razza ebraica, ins. Note 24/11/1937, foglio manoscritto con nominativi di supposti dipendenti ebrei e disposizioni dell’amministratore delegato.

[4] AdS La Spezia, Prefettura, b. 28, fasc. 2, Ministero delle corporazioni ai prefetti, 20 aprile 1938; idem, 21 ottobre 1938.

[5] Alberto Rovighi, I militari cit., pp. 27-28; Michele Sarfatti, Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell’elaborazione delle leggi del 1938, Zamorani, Torino 1994, p. 75.

[6] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 4, fasc. 15, sfasc. C, ministro dell’Educazione nazionale a provveditori agli studi e presidenti istituti d’istruzione artistica, 9 agosto 1938.

[7] Silva Bon, Gli Ebrei a Trieste 1930-1945. Identità, persecuzione, risposte, Libreria editrice goriziana, Gorizia 2000, pp. 100-101.

[8] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Einaudi, Torino 2000, p. 147.

[9] Silva Bon, Gli Ebrei a Trieste cit., pp. 40-41; Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., p. 129.

[10] Come nota 3.

[11] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., p. 139.

[12] Ibidem.

[13] Michele Sarfatti, Mussolini cit., p. 80, nota 17; Alberto Rovighi, I militari cit., pp. 24-25.

[14] Giorgio Fabre, L’elenco cit., pp. 79-80.

[15] Ibid., pp. 139-140.

[16] Come nota 7.

[17] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 4, fasc. 15, sfasc. b, governatore della Banca d’Italia alle filiali della stessa, 19 settembre 1938 (copia).

[18] AS Banca commerciale italiana, Carte di Raffaele Mattioli, A-Z, cart. 13, capo dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito a amministratore delegato della Banca commerciale italiana, 21 settembre 1938; AS Monte dei paschi di Siena, Sezione banca, II/F/a/2, fasc. 5, cart. a, stesso mittente a presidente-provveditore del Monte dei paschi di Siena, stessa data (copia).

[19] AS Banca commerciale italiana, Copialettere di Raffaele Mattioli, vol. 11, amministratore delegato della Banca commerciale italiana a governatore della Banca d’Italia, 15 ottobre 1938 (velina).

[20] AS Monte dei paschi di Siena, Sezione banca, II/F/a/2, fasc. 5, cart. a, presidente-provveditore del Monte dei paschi di Siena a governatore della Banca d’Italia, 11 novembre 1938 (velina).

[21] Annalisa Capristo, La commissione per lo studio dei problemi della razza istituita presso la Reale Accademia d’Italia: note e documenti, in “La rassegna mensile di Israel”, vol. LXIII, n. 1 (gennaio-aprile 1997), pp. 89-106 (in particolare pp. 100-101); cfr. anche Fabio Levi, Il censimento antiebraico del 22 agosto 1938, in Id. (a cura di), L’ebreo in oggetto. L’applicazione della normativa antiebraica a Torino 1938-1943, Zamorani, Torino 1991, p. 28. Le città comprese nella rilevazione erano: Ancona, Bologna, Casale Monferrato, Firenze, Genova, Livorno, Mantova, Napoli, Padova, Pisa, Torino, Trieste, Venezia e Verona.

[22] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 4, fasc. 15, sfasc. D, ministro degli Affari esteri a sottosegretario all’Interno, 17 agosto 1938.

[23] Michele Sarfatti, Mussolini cit., p. 76.

[24] AdS Pavia, Questura, cat. Mass. A1, fasc. Razza ebraica. Disposizioni in genere, sfasc. 18, capo della polizia a prefetti, 2 agosto 1938.

[25] Emilio Sereni, Enzo Sereni, Politica e utopia. Lettere 1926-1943, La Nuova Italia, Firenze 2000, pp. 156-157 (Emilio a Enzo Sereni, 7 settembre 1938; corsivi nell’originale).

[26] ACS, MF, SBE, b. 1, relazioni ed elenchi pervenuti in risposta a una circolare ministeriale richiamata in detti documenti ma non conservata con essi: Ministero delle finanze-Direzione generale delle tasse e imposte indirette sugli affari alle Conservatorie delle ipoteche e agli Uffici del registro, 24 novembre 1938, contenente –se le risposte erano corrette- la richiesta di comunicare i trasferimenti di proprietà registrati dal 17 novembre 1938 fra contraenti almeno uno dei quali fosse di certa o presunta “razza ebraica”.

[27] Ibid.; Fabio Levi, I sequestri e le confische dei beni immobiliari agli ebrei. Il contesto normativo e la realtà torinese, in Id. (a cura di), Le case e le cose. La persecuzione degli ebrei torinesi nelle carte dell’EGELI 1938-1945, Compagnia di San Paolo, Torino 1998, pp. 42-43.

[28] Silva Bon, Gli ebrei a Trieste cit., pp. 155-156, 166-167.

[29] Jean A. Gili, Stato fascista e cinematografia. Repressione e promozione, Bulzoni, Roma 1981, p. 103; Giorgio Fabre, L’elenco cit., p. 101.

[30] Come nota 24.

[31] Rdl 17 novembre 1938 n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana.

[32] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 154-163.

[33] Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, La Nuova Italia, Firenze 1993, vol. I, pp. 142-143.

[34] AS Comune di Varese, cat. XII, cart. 247, fasc. 2, copia di comunicazione dell’ispettore compartimentale di Como ai gerenti degli Uffici vendita di Como, Novara e Varese, 12 dicembre 1938.

[35] Rdl 1728/1938 (art. 10, 14-16); rdl 9 febbraio 1939 n. 126 Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all’art. 10 del R. decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n. 1728 [...].

[36] ACS, DGDR (1938-1943), b. 3, fasc. 4, sfasc. 6, Ministero delle finanze a Intendenze di finanza e Uffici tecnici erariali, 22 maggio 1940.

[37] Ministero delle finanze-Direzione generale delle imposte dirette, Circolare n. 3730, Provvedimenti per la difesa della razza italiana. R. decreto-legge 9 febbraio 1939-XVII, n. 126, 21 marzo 1939.

[38] Ministero delle finanze-Direzione generale del catasto e dei servizi tecnici erariali, Circolare n. 31/U.E.25, Norme di attuazione ed integrazione delle disposizioni di cui all’articolo 10 del R. decreto-legge 17 novem. 1938-XVII, n. 1728, relative ai limiti di proprietà immobiliare e di attività industriale e commerciale per i cittadini italiani di razza ebraica, 3 aprile 1939.

[39] ACS, MF, SBE, b. 18, fasc. 10, Appunto per il duce del ministro delle Finanze, 24 giugno 1939.

[40] Ibid., Prospetto delle denunzie prodotte dai cittadini di razza ebraica a norma del R.D.L. 9-2-1939, n. 126, allegato a lettera del Ministero delle finanze-Direzione generale delle imposte dirette alla Direzione generale per il coordinamento tributario, gli affari generali e il personale dello stesso ministero, 27 febbraio 1940.

[41] ACS, MF, SBE, b. 18, fasc. 10, Appunto per il duce del ministro delle Finanze, 24 giugno 1939.

[42] ACS, MF, SBE, b. 18, fasc. 10, Prospetto delle denunzie prodotte dai cittadini di razza ebraica ai fini della limitazione della proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 9 febbraio 1939, n. 126, allegato a lettera del ministro delle Finanze al gabinetto del Ministero dell’interno, 26 giugno 1939.

[43] Rdl 126/1939 (art. 20).

[44] AdS Ferrara, Prefettura, Gabinetto-riservato, b. 139, fasc. 3, sfasc. 2, appunti apposti su lettera del direttore dell’Ufficio distrettuale delle imposte dirette di Ferrara alla locale Intendenza di finanza, 23 novembre 1938.

[45] Daniela Adorni, Giuseppe Genovese, La persecuzione contro le proprietà degli ebrei nel capoluogo piemontese. Uno studio quantitativo, in Fabio Levi (a cura di), Le case e le cose cit., p. 130.

[46] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Pisa, Affari generali 194°, cat. A.26.5, Ebrei apolidi, Ministero delle corporazioni a prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 30 maggio 1940.

[47] Rdl 126/1939 (art. 52).

[48] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1939, n. 184 (8 agosto).

[49] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1939, n. 184, 189, 223, 258, 273, 287 (8 e 14 agosto, 23 settembre, 7 e 24 novembre, 12 dicembre); 1940, n. 116 (18 maggio).

[50] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1939, n. 258, 264, 266, 276, 277, 287, 293, 294, 298 (l 7, 14, 16, 28 e 29 novembre, 12, 19, 20 e 26 dicembre); 1940, n. 14 (18 gennaio); parallelamente ebbe inizio la pubblicazione saltuaria di integrazioni e rettifiche.

[51] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1939, n. 236, 250, 287 (9 e 25 ottobre, 12 dicembre); 1940, n. 6, 48, 62 (9 gennaio, 26 febbraio, 13 marzo ); ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 46, tabella Aziende di cittadini italiani di razza ebraica; Amoreno Martellini, Il feudo immaginario. La presenza ebraica nell’economia anconetana di fronte alle leggi razziali (1938-1943), in «Storia e problemi contemporanei», a. VII, n. 14 (luglio-dicembre 1994), pp. 62-63; AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Frosinone, documentazione inviata alla Commissione, fasc. Cartotecnica Industriale sestieri Aldo, vari documenti. Vedasi anche Ilaria Pavan, Relazione alla Commissione: I beni industriali e commerciali 1939-1945.

[52] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Bologna, Libro verbali del Consiglio provinciale delle corporazioni, 1939, p. 32, provvedimento n. 86.

[53] ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 46, tabella Aziende di cittadini italiani di razza ebraica.

[54] Eitan Franco Sabatello, Aspetti economici ed ecologici dell'Ebraismo romano prima, durante e dopo le leggi razziali (1928-1965), in Daniel Carpi, Attilio Milano, Umberto Nahon (a cura di), Scritti in Memoria di Enzo Sereni. Saggi sull'Ebraismo Romano, Fondazione Sally Mayer, Gerusalemme 1970, pp. 258-263.

[55] Francesca Cavarocchi, Il censimento del 1938 a Firenze, in Enzo Collotti (a cura di), Razza e fascismo. La persecuzione contro gli ebrei in Toscana (1938-1943), Carocci, Roma 1999, vol. II, p. 459.

[56] Ellen Ginzburg Migliorino, Note sugli esiti dell’applicazione delle leggi razziali a Trieste (1938-1942), in Annamaria Vinci (a cura di), Trieste in guerra. Gli anni 1938-1943, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, Trieste 1992, pp. 302, 314 (per i dati di 13.340 e 169); “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia”, 1938, n. 276 (28 novembre) (per il dato di 172).

[57] Eitan Franco Sabatello, Aspetti economici cit., p. 262.

[58] Rdl 1381/1938; rdl 1728/1938 (art. 23-25).

[59] Klaus Voigt, Il rifugio cit., vol. I, pp. 42-44, 300, 367.

[60] AdS Gorizia, Prefettura, Gabinetto, b. 287, fasc. 1746, sottosegretario all’Interno a prefetti, 17 settembre 1938.

[61] Klaus Voigt, Il rifugio cit., vol. I, p. 310.

[62] Ivi, p. 367.

[63] AdS Gorizia, Prefettura, Gabinetto, b. 287, fasc. 1746, segretario sindacato fascista medici della provincia di Gorizia a prefetto di Gorizia, 11 gennaio 1939.

[64] ACS, MI, DGDR (1915-44), b. 2, fasc. 16, supplica di quattro medici ebrei stranieri di Bologna a Benito Mussolini, 5 ottobre 1938.

[65] Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: La Zona di operazione Prealpi.

[66] Rdl 1728/1938 (art. 13, 20, 21, 22); rdl 1390/1938 (art. 3); rdl 1779/1938; rdl 2111/1938; l 587/1940.

[67] Rdl 1630/1938, rdl 1779/1938. Cfr. Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 194-195, 219-220.

[68] Roberto Finzi, L’università italiana e le leggi antiebraiche, Editori Riuniti, Roma 1997, p. 42.

[69] ACS, Ministero della Pubblica istruzione, Direzione generale Accademie e Biblioteche (1926-48), b. 74, fasc. 3a, Censimento del personale di razza ebraica.

[70] Michele Sarfatti, La scuola, gli ebrei e l'arianizzazione attuata da Giuseppe Bottai, in I licei G. Berchet e G. Carducci durante il fascismo e la resistenza, Liceo classico statale Carducci, Milano 1996, pp.41-42.

[71] Alberto Rovighi, I militari cit., pp. 36-40, 43.

[72] Michele Sarfatti, Il lavoro negato. Dati e spunti di riflessione sulla normativa antiebraica in Italia, in “Qualestoria”, v. XVII, n. 1, aprile 1989, p. 42.

[73] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), R9, fasc. 6, Direzione generale per la demografia e la razza a Ministero delle corporazioni, 6 marzo 1941.

[74] Rdl 1728/1938 (art. 13, 14, 20, 21, 22); rdl 1390/1728 (art. 1, 3); rdl 1779/1938.

[75] AS Unicredito, Fondo Credito italiano (1895-1998), Personale, fasc. Personale di razza ebraica, sfasc. Personale di razza ebraica presso filiali e affiliate all’estero, telegramma della direzione centrale del Credito italiano, 11 novembre 1938; AS Cassa di risparmio di Torino, fald. 14, fasc. 6, sfasc. 5, Federazione nazionale fascista delle Casse di risparmio agli istituti associati, 10 novembre 1938.

[76] Come nota 67.

[77] ACDEC, Nuove accessioni, ministro delle Comunicazioni a tutte le autorità, Marittimi di razza ebraica, 15 marzo 1939 (documento consegnato in fotocopia nel giugno 1997 dal ministro dei Trasporti Claudio Burlando a Italo Vascotto, e da questi alla Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano).

[78] Rd 1198/1941 (art. 5).

[79] AS Cassa di risparmio di Torino, fald. 14, fasc. 6, sfasc. 5, Intendenza di finanza di Torino agli esattori e ricevitori delle imposte della provincia, 14 luglio 1939 (con un riferimento alla provenienza ministeriale della precisazione).

[80] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), S11, fasc. 87/27, Direzione generale per la demografia e la razza a Direzione generale della pubblica sicurezza, 3 agosto 1942 (copia).

[81] Silva Bon, Gli Ebrei a Trieste cit., pp. 136-138.

[82] Ivi, p. 140.

[83] Sergio Cardarelli, Relazione alla Commissione: Banca d’Italia.

[84] Ibidem.

[85] Rdl 1728/1938 (art. 10, 14); rdl 126/1939 (art. 68, 72).

[86] Ibidem.

[87] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1938, n. 262, 272 (17 e 29 novembre).

[88] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 9, annotazione manoscritta del sottosegretario di Stato all’Interno in data 24 giugno 1939 su un Appunto della Direzione generale per la demografia e la razza.

[89] L 1054/1939 (art. 2, 29).

[90] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 13, fasc. 43.

[91] L 1054/1939 (art. 23, 24).

[92] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1940, n. 32 (8 febbraio).

[93] L 1054/1939 (art. 2, 30).

[94] L 1054/1939; l 194/1942 (art. 20).

[95] Paola De Benedetti, Una legge, una professione, una città e quarantacinque ebrei, in “La rassegna mensile di Israel”, v. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, pp. 275-77.

[96] ACS, Ministero della Pubblica istruzione, Direzione generale antichità e belle arti, Divisione II, 1935-40, b. 137, fasc. Disposizioni per la difesa della razza, Sindacato provinciale fascista dei medici di Roma, circolare n. 340, 29 febbraio 1940.

[97] Circolare del Ministero dell’interno, 20 dicembre 1939, riportata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto della persecuzione: l’antisemitismo «amministrativo» del Ministero dell’Interno, in «La rassegna mensile di Israel», vol. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, p. 266; circolare del Ministero dell’interno, 10 settembre 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 256; annotazione in riepilogo delle disposizioni antiebraiche redatto dal Ministero dell’interno presumibilmente nell’aprile 1942, riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, in «La rassegna mensile di Israel», vol. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, p. 189.

[98] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 3, fasc. 14, sfasc. 6, Direzione generale per la demografia e la razza a prefetti e vari ministeri, 18 giugno 1940.

[99] L 517/1942.

[100] Circolare del Ministero dell’interno, 31 maggio 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 258.

[101] Questore di Ragusa a uffici dipendenti, 15 novembre 1941, riportante una circolare del Ministero dell’interno del 2 novembre 1941, riprodotta in Liceo scientifico statale con annessa sezione classica di Vittoria, Campagna razziale: tre casi in provincia di Ragusa ‘38-‘44, Vittoria 1999, p. 111.

[102] Questore di Ragusa a uffici dipendenti, 4 aprile 1941, riportante una circolare del Ministero dell’interno del 31 gennaio 1941, riprodotto in ibid., p. 104.

[103] Circolare del Ministero dell’interno, 14 febbraio 1941, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 263.

[104] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), R9, fasc. 14, vari documenti.

[105] AdS Ferrara, Prefettura, cat. 30, b. 1, fasc. Precettazione ebrei, Ministero delle corporazioni-Direzione generale del lavoro e della previdenza sociale a Confederazioni, prefetti e Ispettorati corporativi, 23 febbraio 1942.

[106] AdS Reggio Emilia, Prefettura, b. 70, fasc. Richiesta di informazioni sulla razza da parte di enti vari, presidente dell’Opera nazionale per la protezione ed assistenza degli invalidi della guerra a prefettura di Reggio Emilia, 3 febbraio 1940.

[107] AdS Livorno, Questura, cat. A/13 II guerra mondiale, fasc. 196, prefetto di Livorno a questore di Livorno, 26 maggio 1943.

[108] Cfr. Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 171-174, 181-186; Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, La Nuova Italia, Firenze 1996, vol. II, pp. 140-147.

[109] Giorgio Fabre, L’elenco cit., pp. 114-128.

[110] Ibid., p.254; Valeria Cinquini, Milla Monelli (a cura di), Con la Massima Sollecitudine. A scuola nell’anno delle leggi razziali, CLUEB, Bologna 2000, p. 12.

[111] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 196-197.

[112] Giorgio Fabre, L’elenco cit.

[113] Michele Sarfatti, La scuola cit., pp. 51-52.

[114] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Milano, cat. VI, clas. E, scat. 2276, fasc. 8/a/1-23.

[115] Vedasi Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: La Zona di operazione Prealpi.

[116] Ads Trieste, Prefettura, Gabinetto, b. 368, telegramma del ministro di Grazia e giustizia a procure del Regno, 19 novembre 1938 (copia).

[117] Rdl 126/1939 (art. 54, 55).

[118] Rdl 126/1939 (art. 56-58).

[119] Rdl 126/1939 (art. 60-65).

[120] Rdl 126/1939 (art. 58, 62, 64).

[121] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Torino, documentazione inviata alla Commissione, fasc. Ditta 102.779, Ditta Giovanni Rotta e C., Atto di cessione di quota, notaio Silvio Mandelli, n. 10297-5885,Torino; “Monitore dei Tribunali”, 1947, p. 121; vedasi anche Ilaria Pavan, Relazione alla Commissione: I beni industriali e commerciali 1939-1945.

[122] Rdl 126/1939 (art. 67).

[123] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Pisa, Affari generali 194°, cat. A.26.5, Ebrei apolidi, Ministero delle corporazioni a prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 30 maggio 1940.

[124] “Foro italiano”, 1944-46, Giurisprudenza civile e commerciale, p.817, Tribunale di Milano/Sentenza 10 dicembre 1945.

[125] “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1939, n. 227, 287 (28 settembre, 12 dicembre); 1940, n. 75 (29 marzo).

[126] Per le tre ditte romane di Piperno Alcorso vedi «Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia», 1939, n. 247 (21 ottobre); ACS, Segreteria particolare del duce, Carteggio ordinario (1922-43), b. 373, fasc. 134.123; Aldo G. Ricci (a cura di), Verbali del Consiglio dei Ministri luglio 1943-maggio 1948. Edizione critica, vol. IV: Governo Bonomi 12 dicembre 1944-21 giugno 1945, Presidenza del consiglio dei ministri, Roma 1995, pp. 529-530, 538-541. Per le due ditte fiorentine di Giulio Forti e SIVA vedi “Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia”, 1940, n. 43 (21 febbraio); Alessandra Minerbi, La comunità ebraica di Firenze (1931-1943), in Enzo Collotti (a cura di), Razza e fascismo cit., vol. I, pp. 167-169. Per le due ditte torinese Norzi e Rotta (posseduta in quota) vedi la documentazione inviata alla Commissione dalla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Torino. Per l’azienda ferrarese di Renato Hirsch vedi «Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia», 1939 n. 223 (23 settembre), 1944, n. 44 (22 febbraio); Roberto Parisini, La ricostituzione dei gruppi dirigenti a Ferrara dopo la Liberazione, in «Italia contemporanea», n. 192 (settembre 1993), p. 446, nota 15; Comune di Ferrara, documentazione inviata alla Commissione. Per la ditta Sonnino di Varese vedi intanto “Foro italiano”, 1944-1946, p. 817, Tribunale di Milano/Sentenza 10 dicembre 1945. Vedi inoltre ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 46, tabella Aziende di cittadini italiani di razza ebraica; e Ilaria Pavan, Relazione alla commissione: I beni industriali e commerciali 1939-1945.

[127] AdS Gorizia, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, b. 127, fasc. 597, Ministero delle corporazioni a prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 2 marzo 1939; Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: La Zona di operazione Prealpi.

[128] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 4, fasc. 17, Ministero dell’interno a prefetti e altre autorità, 22 dicembre 1938; riportata in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, in «La rassegna mensile di Israel», vol. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, p. 180.

[129] Rdl 126/1939 (art. 69).

[130] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 9, Appunto del direttore della Direzione generale per la demografia e la razza al sottosegretario all’Interno, con annotazione manoscritta di questi datata 8 luglio 1939.

[131] ACS, MF, SBE, b. 18, fasc. 8, Ministero delle finanze-Provveditorato generale dello Stato a tutte le ditte fornitrici dello stesso, 25 marzo 1939.

[132] AUCEI, Fondo UCII 1933-1947, b. 65A, fasc. 1944-1945. Rapporti con i ministeri, Ferrovie dello Stato-Direzione generale a Servizi e capi compartimento, 28 febbraio 1939 (copia).

[133] Ivi, Ferrovie dello Stato-Direzione generale-Servizio personale a Uffici dipendenti, 9 marzo 1939 (copia).

[134] AUCEI, Fondo UCII 1933-1947, b. 65A,  fasc. 1944-1945. Comunità, Bianca Pesaro a Direzione generale monopoli di Stato, 29 gennaio 1946 (copia); vedasi anche AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Venezia, fasc. ditta Gesuà Salvadori Angelo, dichiarazione di cessazione del “commercio di tabaccheria” a seguito di “revoca della licenza”, 13 dicembre 1939.

[135] Silva Bon, Gli ebrei a Trieste cit., p. 248.

[136] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 9, sfasc. 16, Appunto del direttore della Direzione generale per la demografia e la razza al sottosegretario all’Interno, con annotazione manoscritta di questi datata 20 maggio 1939.

[137] AdS La Spezia, Prefettura, b. 28, fasc. 2, ministro delle Corporazioni a prefetti, 11 ottobre 1938.

[138] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Perugia, documentazione inviata alla Commissione, Società anonima Perugina a Consiglio provinciale dell’economia corporativa di Perugia, 19 aprile 1939.

[139] AdS Gorizia, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, b. 127, fasc. 597, Ministero delle corporazioni ai prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 17 febbraio 1940.

[140] AdS Bergamo, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, b. 697, fasc. 16, Ministero delle corporazioni al Consiglio provinciale delle corporazioni di Bergamo, 11 marzo 1942.

[141] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Perugia, documentazione inviata alla Commissione, circolare del Consiglio provinciale delle corporazioni di Perugia, 25 luglio 1940.

[142] Archivio Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, documentazione inviata alla Commissione, fasc. 3, copia di circolare del Ministero delle corporazioni ai prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 27 ottobre 1940.

[143] AdS Bergamo, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, b. 697, fasc. 16, Ministero delle corporazioni ai prefetti-presidenti dei Consigli provinciali delle corporazioni, 28 febbraio 1942.

[144] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 9, sfasc.9; la disposizione fu poi confermata nel rd 635/1940 (art. 12).

[145] AdS Milano, Prefettura, Gabinetto, cat. 29, b. 1, fasc. 1, sfasc. A, copia di circolare del Ministero dell’interno ai prefetti, 15 aprile 1941.

[146] Circolare del Ministero dell’interno, 28 febbraio 1939, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 260.

[147] Circolare del Ministero dell’interno, 27 maggio 1939, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 258.

[148] Circolare del Ministero dell’interno, 14 luglio 1939, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 255.

[149] Circolari del Ministero dell’interno, 24 luglio, 25 ottobre e 5 dicembre 1939, 16 aprile 1940, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 257.

[150] Circolari del Ministero dell’interno, 14 gennaio e 13 agosto 1940, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 259; circolari dello stesso, 5 dicembre 1939, riportate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 266.

[151] Circolare del Ministero dell’interno, 12 dicembre 1939, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 256.

[152] Circolare del Ministero dell’interno, 12 gennaio 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 255.

[153] Circolare del Ministero dell’interno, 12 gennaio 1940 e disposizioni successive, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 255.

[154] Circolari del Ministero dell’interno, 14 gennaio e 13 agosto 1940, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 259.

[155] Circolari del Ministero dell’interno, 30 gennaio e 21 agosto 1940, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., pp. 258-259.

[156] Circolari del Ministero dell’interno, 29 febbraio e 30 luglio 1940, sintetizzate in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 260.

[157] Ibid., pp. 244-249.

[158] Circolare del Ministero dell’interno, 13 settembre 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 263.

[159] Circolare del Ministero dell’interno, 23 settembre 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 260.

[160] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), S11, fasc. 87/27, copia di comunicazione della Direzione generale per la demografia e la razza alla Direzione generale della pubblica sicurezza.

[161] Circolare del Ministero dell’interno, 20 ottobre 1940, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 255.

[162] Circolare del Ministero dell’interno, 20 gennaio 1941, riportata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 268.

[163] Questore di Ragusa a uffici dipendenti, 4 aprile 1941, riportante una circolare del Ministero dell’interno del 31 gennaio 1941, riprodotta in Liceo scientifico statale con annessa sezione classica di Vittoria, Campagna razziale cit., p. 104.

[164] Circolare del Ministero dell’interno, 2 aprile 1941, riportata in un prospetto dello stesso riportato in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto, cit. pp. 268-269.

[165] Circolare del Ministero dell’interno, 6 aprile 1941, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 264.

[166] Circolare del Ministero dell’interno, 12 aprile 1941, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 264.

[167] Circolare del Ministero dell’interno, 4 maggio 1941, riportata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 269.

[168] Questore di Ragusa a uffici dipendenti, 19 luglio 1941, riportante una circolare del Ministero dell’interno del 10 luglio 1941, riprodotto in Liceo scientifico statale di Vittoria, Campagna razziale cit., p. 109; cfr. Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., pp. 249-250.

[169] Circolare del Ministero dell’interno, 5 settembre 1941, riportata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 269.

[170] Circolare del Ministero dell’interno, 22 ottobre 1941, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., pp. 262-263.

[171] Circolare del Ministero dell’interno, 29 marzo 1942, sintetizzata in un prospetto dello stesso riportato in ibid., p. 264.

[172] Circolare del questore di Firenze “giusta recenti disposizioni ministeriali”, 21 giugno 1942, riprodotta in Valeria Galimi (a cura di), “Gli ebrei non possono”: esempi di divieti, in Enzo Collotti (a cura di), Razza e fascismo cit., vol. II, p. 61.

[173] Annotazioni in riepilogo delle disposizioni antiebraiche redatto dal Ministero dell’interno presumibilmente nell’aprile 1942, riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, cit., pp. 186-187 (non è noto se queste disposizioni furono emanate dal Ministero dell’interno o da quello delle corporazioni).

[174] Eitan Franco Sabatello, Aspetti economici cit., pp. 262-263.

[175] Presidente dell’Unione delle comunità israelitiche italiane a Ministero dell’interno, 12 agosto 1940; cit. in Stefano Caviglia, Un aspetto sconosciuto cit., p. 247.

[176] Questore di Firenze a uffici dipendenti, 10 dicembre 1942, riprodotto in Valeria Galimi (a cura di), “Gli ebrei non possono” cit., p. 62.

[177] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 9, sfasc. 8, Appunto del direttore della Direzione generale per la demografia e la razza per il sottosegretario all’Interno con annotazione manoscritta di questi datata 9 aprile 1939.

[178] AS Banca d’Italia, Raccolta della normativa interna, governatore Banca d’Italia alle filiali, 17 novembre 1938; segnalato in Sergio Cardarelli, Relazione alla Commissione: Banca d’Italia.

[179] ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 26, Direzione generale per la demografia e la razza a Ministero delle corporazioni e Ministero delle finanze, 4 marzo 1940 (copia).

[180] Ibid., ministro delle Finanze a Direzione generale per la demografia e la razza, 6 giugno 1940.

[181] ACS, MI, DGPS, AGR, A 16-ebrei stranieri, b. 10, fasc. 31/1, protesta degli ebrei di Fiume intitolata L’attuale situazione degli Ebrei nella provincia del Carnaro (copia; p. 7); ibid., prefetto del Carnaro a Direzione generale della pubblica sicurezza, 16 settembre 1940, p. 3; ACS, MI, DGPS, AGR, 1940, b. 10/F, fasc. Razzismo, sfasc. Fiume, prefetto del Carnaro a Ministero dell’interno, 16 ottobre 1940.

[182] AS Confindustria, Circolari, Confederazione fascista degli industriali alle Federazioni nazionali di categoria, 13 maggio 1941.

[183] Ibid., Confederazione fascista degli industriali alle Federazioni nazionali di categoria, 16 giugno 1941, con segnalazione che la circolare ministeriale era datata 29 maggio.

[184] Ibid., Confederazione fascista degli industriali alle Federazioni nazionali di categoria, 11 giugno 1941 e 16 giugno 1941.

[185] Mario Tagliacozzo, Metà della vita. Ricordi della campagna razziale 1938-1944, Baldini e Castoldi, Milano 1998, p. 62.

[186] ACS, MF, Ufficio coordinamento tributario e studi legislativi, b. 23, fasc. 55, Ministero delle corporazioni-Direzione generale del commercio-Ufficio speciale a Ministero delle finanze e altri ministeri, 15 aprile 1943.

[187] Riepilogo delle disposizioni antiebraiche redatto dal Ministero dell’interno presumibilmente nell’aprile 1942, riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, cit., p. 196.

[188] ACDEC, AG, nuove accessioni, Ente nazionale fascista della cooperazione-segreteria provinciale di Udine alle cooperative della provincia, 29 settembre 1939.

[189] Annotazioni in riepilogo delle disposizioni antiebraiche redatto dal Ministero dell’interno presumibilmente nell’aprile 1942, riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, cit., pp. 187, 195.

[190] ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 37, Ministero delle finanze-Direzione generale delle dogane e imposte indirette a intendenze di finanza, 19 ottobre 1940 (copia).

[191] Come nota 108.

[192] ACS, Presidenza del consiglio dei ministri (1937-39), fasc. 3-2/2, n. 5441, b. 2297, sfasc. 22, Direzione generale per la demografia e la razza a Presidenza del consiglio dei ministri, 8 aprile 1939.

[193] AS Banca commerciale italiana, Carte di Raffaele Mattioli, A-Z, cart. 13, capo dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito a amministratore delegato della Banca commerciale italiana, 28 settembre 1938.

[194] AS Banca commerciale italiana, Copialettere di Raffaele Mattioli, vol. n. 11, amministratore delegato della Banca commerciale italiana, a direttori di filiale, 21 novembre 1938.

[195] AS Banca nazionale del lavoro, direzione generale ai direttori delle dipendenze, 10 gennaio e 20 gennaio 1939.

[196] AS Banca nazionale del lavoro, circolari interne, 30 giugno e 4 luglio 1941.

[197] Gemma Volli, Trieste 1938-1945, in Guido Valabrega (a cura di), Gli Ebrei in Italia durante il fascismo, Quaderni del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, n. 3, Milano 1963, p. 43.

[198] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 201-203.

[199] Amoreno Martellini, Il feudo cit., p. 64.

[200] AS Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Ancona, documentazione inviata alla Commissione.

[201] AdS Bologna, Prefettura, Ufficio amministrazione beni ebraici, b. 4, fasc. 3, Elenco ditte ebree della provincia di Bologna, redatto dopo il 26 ottobre 1943.

[202] Archivio Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, documentazione inviata alla Commissione, documenti vari; AdS Cuneo, Prefettura, documenti vari.

[203] Ads Gorizia, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura, b. 127, fasc. 597, Elenco delle aziende appartenenti a cittadini di razza ebraica.

[204] Daniela Adorni, Giuseppe Genovese, La persecuzione contro le proprietà cit., p. 139.

[205] Michele Sarfatti, Mussolini cit., pp. 57-59, 63, 68.

[206] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), R9, fasc. 6, Istituto nazionale per i cambi con l’estero a Direzione generale della pubblica sicurezza, 19 dicembre 1938, con annotazioni manoscritte del destinatario.

[207] Archivio regionale della Valle d’Aosta, Prefettura, cat. 14.1, Direzione generale per la demografia e la razza a Ministero delle corporazioni, 24 gennaio 1939.

[208] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 8, fasc. 32, sfasc. Accertamento delle Soc. Anonime dal punto di v.[ista] razziale, vari documenti.

[209] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 2, fasc. 5, Appunto del direttore della Direzione generale per la demografia e la razza al sottosegretario all’Interno, con annotazione manoscritta di questi datata 10 luglio 1940.

[210] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 8, fasc. 32, sfasc. Provvedimenti per le anonime, appunto manoscritto con tre ipotesi di provvedimenti.

[211] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 8, fasc. 32, Promemoria di fine 1938-inizi 1939 sul “problema delle aziende grossiste e di grande dettaglio di proprietà di ebrei, particolarmente nel campo tessile” (per le prime due citazioni); AdS Trieste, Prefettura, Gabinetto, b. 363, relazione Per l’arianizzazione delle ditte ebraiche, redatta a Trieste alla fine del 1938 (per le ultime due citazioni).

[212] AS Banca nazionale del lavoro, direzione generale ai direttori delle dipendenze, 10 gennaio 1939.

[213] Ellen Ginzburg Migliorino, Note sugli esiti cit., pp. 317-335.

[214] Ilaria Pavan, I beni industriali ebraici dalle leggi razziali ai processi di reintegrazione del dopoguerra: il caso di Federico Jarach, in “Mezzosecolo”, n. 12 (1997-1998), pp. 343-373.

[215] “Foro italiano”, 1951, Parte prima, p.1003, Tribunale di Biella/Sentenza 1 marzo 1950.

[216] Rdl 126/1939 (art. 5, 6).

[217] Rdl 126/1939 (art. 11, 12, 19, 26).

[218] Rdl 126/1939 (art. 20, 23, 24).

[219] Rdl 126/1939 (art. 32, 33, 35).

[220] Rdl 126/1936 (art. 19, 37).

[221] Rdl 126/1939 (art. 30, 42).

[222] ACS, DGDR (1938-1943), b. 3, fasc. 4, sfasc. 6, Ministero delle finanze a Intendenze di finanza e Uffici tecnici erariali, 22 maggio 1940.

[223] Decreto del capo del governo, 9 giugno 1939.

[224] Egeli, Relazione al ministro delle finanze sull’esercizio 1943, Grafica moderna Giuliani, San Pellegrino 1944, p. 4; Id., L’Egeli e la sua attività (relazione dattiloscritta), San Pellegrino, maggio 1945, p. 3 (conservata in copia in ACDEC, AG, 1AI, fasc. Egeli).

[225] Cfr. Fabio Levi, I sequestri cit., tavola a p. 52.

[226] Egeli, Relazione … 1943 cit., pp. 4-5; Id., L’Egeli e la sua attività cit., p. 3.

[227] Egeli, Relazione … 1943 cit., pp. 10-11.

[228] ACS, MF, SBE, b. 19, fasc. 45, vari documenti.

[229] AS Cassa di risparmio dellepProvincie lombarde, Egeli, fasc. Vittoria Cantoni Pisa.

[230] ACS, MF, SBE, b. 11, fasc. s.n., Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali a ministro delle Finanze, 20 giugno 1944.

[231] Vittorio Foa, Lettere della giovinezza. Dal carcere 1935-1943, Einaudi, Torino 1998, p. 541 (lettera del 2 gennaio 1939).

[232] AS Banca commerciale italiana, Circolari, Borsa e titoli, 1938, circolare n. 1400, 15 dicembre 1938.

[233] AUCEI, Fondo UCII 1933-1947, b. 65A, fasc. Reintegrazioni patrimoniali e funzionari, presidente Unione delle comunità israelitiche italiane a presidente del Consiglio dei ministri, 31 ottobre 1944.

[234] Decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1945, n. 222 Norme complementari […] per la reintegrazione dei cittadini italiani e stranieri colpiti dalle disposizioni razziali nei loro diritti patrimoniali (art. 13).

[235] Silva Bon, Gli ebrei a Trieste cit., p. 272.

[236] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.1, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 194, 12 settembre 1938.

[237] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.1, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 197, 21 settembre 1938.

[238] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 4, fasc. 15, promemoria intitolato Misure di carattere valutario adottate o da adottarsi in relazione ai recenti decreti a tutela della razza; il promemoria è privo di data, ma presenta molte coincidenze e compatibilità col promemoria Provvedimenti per la difesa della razza, datato 21 settembre 1938, inviato dall’Ufficio di rappresentanza in Roma del Credito italiano agli amministratori delegati dello stesso (AS Unicredito, Fondo Credito italiano (1895-1998), Direzione centrale, Contenzioso, sacco 2, pacco 11/b –segnatura provvisoria-).

[239] AS Banca commerciale italiana, Circolari, Borsa e Titoli (1938-39), circolare alle filiali, 26 settembre 1938, con allegata copia di comunicato dell’Istituto nazionale per i cambi con l’estero, n. 168162, 22 settembre 1938.

[240] Come nota 237.

[241] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.2, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 202, 26 ottobre 1938; ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), S11, fasc. 87/6, Ministero dell’interno a prefetti, 22 ottobre 1938.

[242] Ibid., ministro per gli Scambi e le valute a Ministero dell’interno, 2 dicembre 1938 e 9 gennaio 1939 (copia).

[243] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.2, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 203, 27 ottobre 1938; ibid., Utilizzo “conti loro vecchi”, 5 aprile 1938.

[244] AS Monte dei paschi di Siena, Sezione banca, II/F/a/2, fasc. 5, cart. b, Confederazione fascista delle aziende del credito e della assicurazione alle aziende di credito, 30 novembre 1938.

[245] AS Monte dei paschi di Siena, Sezione banca, II/F/a/2, fasc. 5, cart. c, capo dell’Ispettorato per la difesa del risparmio e per l’esercizio del credito a presidente-provveditore del Monte dei paschi di Siena, 7 dicembre 1938.

[246] Klaus Voigt, Il rifugio cit., vol. I, p. 300.

[247] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.2, circolari alle banche abilitate ai cambi, n. 210, 24 gennaio 1939; n. 227, 14 giugno 1939.

[248] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.2, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 213, 20 febbraio 1939.

[249] AS Assicurazioni Generali, documentazione inviata alla Commissione.

[250] Klaus Voigt, Il rifugio cit., vol. I, p. 301.

[251] ACDEC, AG, 8A1, fasc. Comasebit, sfasc. Corrispondenza Comasebit Comunità Israelitica di Modena, circolare del Comitato di assistenza per gli ebrei in Italia, 23 febbraio 1939.

[252] Cfr. Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia cit., pp. 213-214.

[253] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64A, Corrispondenza con le Filiali, M-S, cart. 4, fasc. 3, tre comunicazioni al capo della provincia di Milano del saldo di conti “speciale ebrei stranieri”, 29 febbraio 1944; ibid., T-V, cart. 5, fasc. 11, comunicazione al capo della provincia di Varese del saldo di alcuni conti tra i quali un “c. ebrei stranieri”, 8 febbraio 1944.

[254] ACS, Istituto nazionale per i cambi con l’estero, b. 81, fasc. 3.2, circolare alle banche abilitate ai cambi, n. 219, 31 marzo 1939.

[255] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64A, Corrispondenza con le Filiali, A-l, cart. 3, fasc. 1, comunicazione al capo della provincia di Alessandria del saldo di alcuni conti tra i quali un “conto corrente intrasferibile” intestato a un ebreo italiano, 28 marzo 1944; ibid., fasc. 7, comunicazione al capo della provincia di Bologna del saldo di alcuni conti tra i quali un “conto corrente speciale intrasferibile” intestato a un ebreo italiano, 29 settembre 1944; ibid., M-S, cart. 4, fasc. 24, comunicazione alla prefettura di Roma del saldo di vari conti tra i quali un conto “intrasferibile” intestato a un ebreo italiano, 28 febbraio 1944.

[256] ACS, MI, Gabinetto, Ufficio cifra, Telegrammi in partenza, capo della polizia a prefetti confine terrestre e commissari zona della polizia di frontiera, 11 settembre 1938; AS Banca d’Italia, Direttorio-Azzolini, cart. 9, Direzione generale delle dogane e imposte indirette del Ministero delle finanze a ministro delle Finanze, 15 ottobre 1938 (con indicazioni sulla circolare del 9 settembre); vedasi anche Sergio Cardarelli, Relazione alla Commissione: Banca d’Italia.

[257] ACS, MI, Gabinetto, Ufficio cifra, Telegrammi in partenza, capo della polizia a prefetti confine terra mare, prefetto di Milano, commissariati zona frontiera, 10 settembre 1938; capo della polizia a prefetto Fiume, 10 settembre 1938; capo della polizia a questori confine terra, 11 settembre 1938.

[258] Ministero dell’interno a prefetti, 22 ottobre 1938, riprodotto in Liceo scientifico statale di Vittoria, Campagna razziale cit., p. 66.

[259] Ministero dell’interno a prefetti, 24 novembre 1938, riprodotto in Liceo scientifico statale di Vittoria, Campagna razziale cit., p. 76.

[260] Ministero dell’interno a prefetti, 31 dicembre 1938, riprodotto in Liceo scientifico statale di Vittoria, Campagna razziale cit., p. 77.

[261] Rdl 5 dicembre 1938, n. 1928, Norme per la repressione delle violazioni delle leggi valutarie; ACS, PCM, Atti 1938-39, Ministero per gli scambi e le valute, fasc. 9, vari documenti.

[262] AS Banca d’Italia, Direttorio-Azzolini, cart. 9, Ministero delle finanze-Direzione generale delle dogane e imposte indirette a ministro delle Finanze, 15 ottobre 1938, vedasi anche Sergio Cardarelli, Relazione alla Commissione: Banca d’Italia.

[263] ACS, Presidenza del consiglio dei ministri (1937-39), fasc. 3.2/2, n. 5441, sfasc. 18, Ministero dell’educazione nazionale-Direzione generale delle antichità e belle arti ai Regi uffici di esportazione di oggetti d’antichità e d’arte, 4 marzo 1939.

[264] Ibid., Direzione generale per la demografia e la razza a Presidenza del consiglio dei ministri, 16 marzo 1939.

[265] ACS, Ministero della pubblica istruzione, Direzione generale antichità e belle arti, Divisione III (1929-60), b. 253, fasc. Esportazione oggetti di proprietà di famiglie ebraiche, direttore della Soprintendenza alle belle arti di Trento a Ministero dell’educazione nazionale-Direzione generale delle antichità e belle arti, 19 dicembre 1938; risposta della seconda al primo, 5 gennaio 1939.

[266] ACS, Ministero della pubblica istruzione, Direzione generale antichità e belle arti, Divisione III (1929-60), b. 234, fasc. Esportazione clandestina di oggetti d’arte da parte del sig. Giulio Kaumheimer, Regia dogana di Merano, Processo verbale definitivo di contravvenzione, 6 febbraio 1939, e altri documenti.

[267] Ibid., direttore Sopraintendenza alle belle arti di Trento a Ministero dell’educazione nazionale-Direzione generale antichità e belle arti, 7 febbraio 1939.

[268] Ibid., vari documenti, e Alfred Ziffer, Le porcellane, Museo provinciale d’arte, Trento 1991, pp. 9-10.

[269] AdS Trieste, Prefettura, Gabinetto, b. 363, Comandante del gruppo di Trieste della legione territoriale dei carabinieri reali di Trieste a prefetto di Trieste, 2 gennaio 1939; ivi, questore di Trieste a prefetto di Trieste, 2 gennaio 1939. Cfr. anche Silva Bon, Gli ebrei a Trieste cit., pp. 129-130.

[270] AS Banca commerciale italiana, SFI, Archivi periferici, Filiale di Firenze, Acquisti vendite titoli azionari […], fasc. 3, sfasc. 1, circolari dell’Ufficio titoli della Banca commerciale italiana, 10 settembre, 24 novembre, 15 dicembre 1942, 19 gennaio, 22 febbraio, 24 marzo, 25 maggio 1943, riportanti integralmente il testo di circolari della Confederazione fascista delle aziende del credito e della assicurazione alle aziende di credito, datate rispettivamente 2 settembre, 14 novembre, 4 dicembre 1942, 7 gennaio, 11 febbraio, 1° marzo, 10 maggio 1943. Un riepilogo dell’intera normativa è in AS Banca nazionale del lavoro, documentazione inviata alla Commissione, Ufficio titoli e borsa, circolare n. 150, 21 maggio 1943.

[271] Archivio della prefettura di Trieste, documentazione inviata alla Commissione, fasc. Ladislao Simon L., decreto del prefetto di Trieste n. 1100/12409, 11 maggio 1943.

[272] National Archives, Allied Military Government, Italy, 10000.167, fasc. 250, Bruno de Steinkuehl , Rapporto sulla situazione legale e finanziaria delle diverse casse di masserizie sequestrate con D. P. n. 1100/12409 dell’11 maggio 1943, 25 agosto 1943 (copia, allegata a Report on activities of the undersigned Bruno de Steinkuehl as sequestrator of Jewish property (household goods) lyng in the Free Port of Trieste, luglio 1945); ibid., Bruno de Steinkuehl a prefettura di Trieste, 25 agosto 1944 (copia, allegata come sopra).

[273] ACDEC, Fondo Delasem-CRDE, Delegazione per l’assistenza agli emigranti (Delasem) dell’Unione delle comunità israelitiche italiane a Verband Schweizerischer Juedischer Fluechtlingshilfen, 29 agosto 1943.

[274] ACS, MI, DGDR (1938-43), b. 8, fasc. 31, Direzione generale per la demografia e la razza a Ministero della cultura popolare, 24 febbraio 1940.

[275] ACS, MI, Direzione generale dell’amministrazione civile, Divisione assistenza e beneficenza pubblica (1940-42), b. 7, cat. 25274, fasc. 6, capo di Gabinetto del Ministero dell’interno a Direzione generale per la demografia e la razza e Direzione suddetta, 16 dicembre 1940.

[276] Annotazione in riepilogo delle disposizioni antiebraiche redatto dal Ministero dell’interno presumibilmente nell’aprile 1942, riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, cit., p. 189.

[277] L 1403/1940.

[278] ACS, Presidenza del Consiglio dei ministri (1937-39), fasc. 3.2-2, n. 5441, sfasc. 32, sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri a Ministero dell’educazione nazionale, 22 gennaio 1940.

[279] ‘Per avere una casa Iacp giuro che non sono ebreo’, in “Il lavoro”, Genova, 14 aprile 1995.

[280] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), R9, fasc. 6, capo di Gabinetto del Ministero dell’interno a prefetto di Roma, 18 marzo 1942.

[281] Archivio Unione delle comunità ebraiche italiane, Fondo Unione delle comunità israelitiche italiane, Attività 1933-47, b. 11D, fasc. 1938-39, sfasc. Federico Jarach, lettera di Aldo Ascoli a Federico Jarach, 29 dicembre 1938.

[282] Deputazione ebraica di assistenza e servizio sociale di Roma, Curiosando … nei verbali della deputazione dal 1886 al 1953, Giuntina, Firenze 1991, p. 166.

[283] Klaus Voigt, Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal 1933 al 1945, La Nuova Italia, Firenze 1996, vol. II, pp. 400, 413-421.

[284] Ibid., pp. 399-400.

[285] Michele Sarfatti, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende, identità, persecuzione, Einaudi, Torino 2000, p. 232, nota 8.

[286] Dati ripresi o dedotti da quelli di Liliana Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia (1943-1945). Ricerca del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Mursia, Milano 1991, pp. 25-27, 29-30, 32; per gli ebrei trasferiti da Arbe cfr. ibid., pp. 866-867, Jasa Romano, Jevreji Jugoslavije 1941-1945. Zrtve genocida i ucesnici nor, Saveza Jevrejskih Opstina Jugoslavije, Beograd 1980, p. 151. Il totale delle vittime arrestate o comunque transitate dall’Italia fu di 7.049 persone identificate e 900-1.100 non identificate; Liliana Picciotto Fargion, Il libro cit., pp. 25-27. Avvertenza. I dati aggiornati sulle vittime della Shoah sono pubblicati nella nuova edizione 2002 de Il libro della memoria di Liliana Picciotto Fargion (Mursia), e sono consultabili in questa stessa pagina del "Giorno della memoria" del sito www.cdec.it. I dati riportati in questa nota e nel testo soprastante (provenienti dall'edizione del 1991) non sono stati aggiornati, perché è sembrato opportuno mantenere una totale fedeltà al volume a stampa del Rapporto generale.

[287] Michele Sarfatti, Gli ebrei cit., p. 282.

[288] Ibid., pp. 240-241.

[289] Benito Mussolini, Opera omnia, La Fenice, Firenze s.d., vol. XXXV, p. 410; cfr. anche i quotidiani del 17 novembre 1943.

[290] ACS, MI, DGPS, AGR, Massime (parte non riordinata), R9, b. 80, fasc. 19, ministro dell’Interno a capi delle province, 30 novembre 1943.

[291] Liliana Picciotto Fargion, Il libro cit., pp. 833-834; Klaus Voigt, Il rifugio cit., vol. II, pp. 428-429.

[292] AdS Como, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 109, fasc. 192, e altri fascicoli.

[293] Michele Sarfatti, Gli ebrei cit., p. 255.

[294] Ibid., pp. 255-257.

[295] Liliana Picciotto Fargion, Il libro cit., passim.

[296] AdS Bologna, Prefettura, Ufficio amministrazione beni ebraici, b. 4, fasc. 4, sfasc. 11, capo della provincia a direttore carceri giudiziarie, 30 marzo 1945; risposta del secondo al primo, 10 aprile 1945, con elenco allegato.

[297] AdS Verona, Prefettura, b. Beni ebraici, fasc. s.n., Ufficio accertamenti e amministrazione beni ebraici di Verona a capo della provincia di Verona, 13 marzo 1944; e capo della provincia di Verona a questura di Roma, 17 marzo 1944 (velina).

[298] Roberto Spocci, Relazione alla Commissione: La confisca dei beni a Parma.

[299] AdS Como, Prefettura, Gabinetto, II versamento, b. 109, fasc. 192, e altri fascicoli.

[300] Paolo Bologna, Processo a una famiglia ebrea, “Almanacco ossolano 1998”, Novara 1997, pp. 50-53.

[301] AdS Como, Prefettura, Gabinetto, II° vers., b. 109, fasc. Blocco conti ebraici, capo della provincia di Como a questore di Como e per conoscenza a comando militare germanico, 19 ottobre 1943.

[302] Ibid., varie lettere di istituti di credito con annotazioni manoscritte di terzi.

[303] Per le disposizioni dei capi della provincia di Milano e di Torino del 16 e del 25 ottobre 1943 vedi “Corriere della sera”, 17 ottobre 1943 e “La stampa”, 27 ottobre 1943.

[304] AdS Grosseto, Prefettura, b. 758, capo della provincia di Grosseto ai podestà e ai segretari del fascio della provincia, 5 novembre 1943; riprodotto in Luciana Rocchi (a cura di), La persecuzione degli ebrei nella provincia di Grosseto nel 1943-44, Istituto storico grossetano della Resistenza e dell’età contemporanea-Comune di Grosseto-Amministrazione provinciale, Grosseto 1996, p. 12.

[305] AdS Asti, Questura, cat. Ebrei, fasc. s.n., Elenco delle famiglie ebree della città di Asti che hanno lasciato disabitato il loro appartamento, 10 novembre 1943.

[306] “Il regime fascista”, 5 novembre 1943; “Corriere della sera” e “La stampa”, 6 novembre 1943 e altri quotidiani.

[307] Come nota 7.

[308] Vittorio Paolucci, La Repubblica sociale italiana e il partito fascista repubblicano, settembre 1943 marzo ‘44, Argalia, Urbino 1979, p. 157.

[309] AdS Grosseto, Prefettura, b. 698, decreto del capo della provincia di Grosseto n. 3833, 16 novembre 1943.

[310] Ibidem.

[311] AdS Grosseto, Prefettura, b. 698, decreto del capo della provincia di Grosseto n. 3825, 16 novembre 1943

[312] AdS Grosseto, Prefettura, b. 765, decreto del capo della provincia di Grosseto n. 3884, 17 novembre 1943; riprodotto in Luciana Rocchi (a cura di), La persecuzione cit., p. 16.

[313] ACS, RSI-PCM, Atti del Consiglio 1943-45, b. 138, fasc. 7, Consiglio del 24 novembre; “Il regime fascista”, 26 novembre 1943; “Corriere della sera”, 30 novembre 1943; ACS, RSI-PCM, b. 67, cat. 5-2, fasc. 2823, sfasc. 1, testo del dlg recante la data 2 marzo 1944; riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. I testi delle leggi, in “La rassegna mensile di Israel”, vol. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, pp. 55-57.

[314] ACS, RSI-PCM, b. 67, cat. 5-2, fasc. 2823, sfasc. 1, sottosegretario alla Presidenza del consiglio dei ministri ai ministri, 17 marzo 1944.

[315] Documentazione sul sequestro di beni artistici di proprietà di ebrei conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali e presso varie Sopraintendenze ai beni artistici.

[316] Circolare a stampa n. 665 del Ministero dell’educazione nazionale-Direzione generale delle arti, firmata dal ministro dell’Educazione nazionale, indirizzata ai capi delle province, ai sopraintendenti e agli intendenti di finanza, datata 1° dicembre 1943, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[317] Come nota 8.

[318] Comunicati dei capi delle province di Milano, Venezia e Firenze, pubblicati su “Corriere della sera”, 17 dicembre 1943; “Il gazzettino”, 21 dicembre 1943; “La nazione”, 1, 5 e 20 gennaio 1944.

[319] Comunicato del capo della provincia di Venezia, pubblicato su “Il gazzettino”, 21 dicembre 1943.

[320] Comunicato del capo della provincia di Firenze, pubblicato su “La nazione”, 20 gennaio 1944.

[321] AdS Ferrara, Prefettura, el. 24, b. 3, fasc. Sequestro beni ebraici, capo della provincia di Ferrara a intendente di finanza, viceprefetto e questore, 13 gennaio 1944 (velina); cfr. anche Roberto Spocci, Relazione alla Commissione: La confisca dei beni a Ferrara.

[322] Comunicato del capo della provincia di Firenze, pubblicato su “La nazione”, 20 gennaio 1944.

[323] AdS Bologna, Prefettura, Ufficio amministrazione beni ebraici, b. 3, fasc. 1: Società nazionale trasporti flli. Gondrand.

[324] ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g. m., b. 437, fasc. 230, sfasc. III, capo della polizia ai capi delle province, 28 gennaio 1944; riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. Le circolari, in “La rassegna mensile di Israel”, vol. LIV, n. 1-2, gennaio-agosto 1988, p. 197.

[325] ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g. m., b. 437, fasc. 230, sfasc. III, capo della polizia ai questori, 5 febbraio 1944.

[326] “Gazzetta ufficiale d’Italia”, 16 marzo 1944, foglio delle inserzioni, p. 992.

[327] “Gazzetta ufficiale d’Italia”, 12 giugno 1944, p. 873.

[328] Circolare a stampa n. 4032/B del Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata ai capi delle province, alle intendenze di finanza e a vari altri destinatari, datata 12 febbraio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[329] AdS L’Aquila, Prefettura, fasc. Requisizione dei beni degli ebrei. Disposizioni di massima, Ministero delle Finanze a capi delle province, 20 aprile 1944.

[330] Telegramma n. 98 del ministro dell’Interno ai capi delle province, 23 dicembre 1943, conservato in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[331] AdS L’Aquila, Prefettura, fasc. Requisizione dei beni degli ebrei, reggente ufficio centrale “La Provvida” a capo della provincia de L’Aquila, 29 febbraio 1944, e altri documenti; AdS Ferrara, Prefettura, el. 24, b. 3, fasc. Sequestro beni ebraici, reggente ufficio centrale “La Provvida” a capo della provincia di Ferrara, 29 febbraio 1944, e altri documenti; ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g.m., b. 437, fasc. 230, sfasc. III, capo della provincia di Vercelli a Ministero dell’interno, 25 febbraio 1944.

[332] AdS Verona, Prefettura, b. Beni ebraici, fasc. Aziende commerciali, Ufficio accertamenti e amministrazione beni ebraici a Egeli, 11 agosto 1944.

[333] AdS Grosseto, Prefettura, b. 698, decreto del capo della provincia di Grosseto n. Gab. 9, 30 dicembre 1943.

[334] AdS Siena, Prefettura, Gabinetto, b. 295, fasc. 2, vari documenti; AdS Grosseto, Prefettura, b. 698, decreto del capo della provincia di Grosseto n. 3833, 16 novembre 1943.

[335] AdS Genova, Prefettura-RSI, b. 35, fasc. 10, Confederazione lavoratori dell’agricoltura a segretari delle unioni provinciali e altri destinatari, 6 dicembre 1943.

[336] AdS Bergamo, Camera di commercio, cat. XXIII, b. 913, fasc. 130, circolare n. 72 del Ministero dell’Economia corporativa ai capi delle province, 21 gennaio 1944.

[337] AdS Torino, Prefettura di Vercelli, b. Beni ebraici. Massime, fasc. 1.16.23/E/1, Associazione nazionale famiglie caduti mutilati e invalidi civili per i bombardamenti nemici a capo della provincia di Vercelli, 22 maggio 1944.

[338] ACS, RSI-PCM, Atti del Consiglio 1943-45, b. 138, fasc. 8, Consiglio dei ministri. Riunione del 16 dicembre 1943.

[339] ACS, Egeli, b. 8, Verbale del Consiglio di amministrazione dell’Egeli del 27 novembre 1944.

[340] AdS Torino, Prefettura di Vercelli, b. Beni ebraici. Massime, fasc. s.n., Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali a capi delle province e intendenti di finanza, 15 settembre 1944 (corsivi nell’originale).

[341] Dlg 4 gennaio 1944, n. 2, Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica.

[342] AS Banca Commerciale Italiana, SFI, ex-64, fasc. 3, sfasc. 3, ins. 1, direttore della Confederazione fascista delle aziende del credito e della assicurazione a Banca Commerciale Italiana-Direzione centrale, 26 gennaio 1944.

[343] Circolare telegrafica n. 857/200973 del ministro delle Finanze ai capi delle province, datata 27 gennaio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[344] AdS L’Aquila, Prefettura, fasc. Requisizione dei beni degli ebrei. Disposizioni di massima, telegramma n. 8/29 dell’Agenzia Stefani, datato 29 gennaio 1944. Per la pubblicazione della notizia sui quotidiani romani del 30 gennaio vedasi La BNL tra guerre coloniali e guerra mondiale. 1937-1945, Giunti-BNL Edizioni, Firenze 1999, p. 526.

[345] Circolare a stampa n. 4032/B del Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata ai capi delle province, alle intendenze di finanza e a vari altri destinatari, datata 12 febbraio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[346] AdS L’Aquila, Prefettura, fasc. Requisizione dei beni degli ebrei, circolare n. 12/1653 della Confederazione fascista delle aziende del credito e della assicurazione, 7 febbraio 1944.

[347] ACS, RSI-PCM, Atti del consiglio 1943-45, b. 150, fasc. 159, schema di dlg sullo scioglimento delle Comunità israelitiche; riportato in Michele Sarfatti, Documenti della legislazione antiebraica. I testi delle leggi cit., pp. 57-59.

[348] AdS Milano, Prefettura di Varese, Gabinetto, b. 4, fasc. DGPS. Divisione polizia frontiera, ministro dell’Interno a capi delle province, 11 ottobre 1944.

[349] Dlg 29 giugno 1944, n. 501, Norme integrative e modificative per la nominatività dei titoli azionari.

[350] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 28, documenti vari.

[351] ACDEC, Fondo Umberto Secondo Sacerdote, racc. 7/C, vari documenti.

[352] ACS, PCM-RSI, b. 67, fasc. 2823, sfasc. 1, ministro delle Finanze a Presidenza del consiglio dei ministri e Ministero dell’educazione nazionale, 1 aprile 1944.

[353] Circolare n. 41 del Ministero dell’educazione nazionale-Direzione generale delle arti ai sopraintendenti, 7 luglio 1944, conservata presso varie Sopraintendenze ai beni artistici.

[354] ACS, Fondo Egeli, b. 20, Egeli a istituti gestori, 12 settembre 1944.

[355] ACS, Egeli, b. 20, Ministero delle finanze-Direzione generale delle imposte dirette a intendenze di finanza e altri destinatari, 13 settembre 1944; e altri documenti.

[356] Egeli, L’Egeli e la sua attività (relazione dattiloscritta), San Pellegrino, maggio 1945, p. 42 (conservata in copia in ACDEC, AG, 1AI, fasc. Egeli).

[357] ACS, RSI-PCM, Pratiche 1943-45, b. 67, fasc. 2823, Appunto del ministro per l’Educazione nazionale pervenuto alla Presidenza del consiglio dei ministri in data antecedente al 6 maggio 1944; ibid., sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio a Ministero della giustizia-Ufficio pubblicazione leggi e decreti, 25 giugno 1944.

[358] AdS L’Aquila, Prefettura, nuovo versamento, b. Confisca dei beni degli ebrei, 1° parte, Ministero delle finanze ai capi delle province, 21 aprile 1944; AdS Verona, Prefettura, b. Beni ebraici, Ministero dell’interno ai capi delle province, 13 maggio 1944, riportante una lettera inviata dal Ministero della giustizia.

[359] Circolare prot. 8105/B del Ministero delle inanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali alle intendenze di finanza, all’Egeli e alle prefetture, datata 28 marzo 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[360] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 27, Egeli a Ministero delle finanze, 26 aprile 1944.

[361] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 35, Egeli a Ispettorato generale per la razza, 6 dicembre 1944.

[362] ACS, MF, SBE, b. 11, fasc. s.n., Egeli a Ministero delle finanze, 2 agosto 1944.

[363] ACS, Egeli, b. 8, Verbale del Consiglio di amministrazione dell’Egeli del 27 novembre 1944.

[364] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 41.

[365] ACS, Egeli, b. 11, fasc. Bilanci. Esercizio 1945, Relazione del Commissario straordinario ai bilanci dell’esercizio 1945.

[366] Circolare a stampa n. 4032/B del Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata ai capi delle province, alle intendenze di finanza e a vari altri destinatari, datata 12 febbraio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[367] Circolare a stampa n. 42, prot. 9953/B del Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata ai capi delle province, agli intendenti di finanza e all’Egeli, datata  3 maggio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[368] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 6, ministro delle Finanze a prefettura di Vicenza, 10 agosto 1944 (velina).

[369] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 48, pro-memoria per l’eccellenza il ministro del ragioniere generale dello Stato, 31 gennaio 1944, con annotazioni manoscritte del destinatario, e altri documenti; AdS L’Aquila, Prefettura, fasc. Requisizione dei beni degli ebrei. Disposizioni di massima, circolare del Ministero delle finanze-Direzione generale del tesoro, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata alle intendenze di finanza, alle prefetture e ad altri destinatari, datata 26 febbraio 1944.

[370] Michele Sarfatti, Gli ebrei cit., p. 251.

[371] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 33,  RSI-PCM, Pratiche 1943-45, b. 67, fasc. 1032, ministro delle Finanze a Ufficio generale demografia e razza, 30 marzo 1944 (minuta); ibid., ispettore generale per la razza a Ministero delle Finanze, 5 maggio 1944.

[372] Circolare a stampa n. 47, prot. 12948/B del Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali, firmata dal ministro delle Finanze, indirizzata ai capi delle province, agli intendenti di finanza e all’Egeli, datata 13 maggio 1944, conservata in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[373] ACS, Ministero di Grazia e giustizia, RSI-Gabinetto, b. 65, fasc. 135, sfasc. 5, capo di gabinetto dell’Ispettorato generale per la razza a Ministero della giustizia, 30 maggio 1944, con allegata circolare dell’Ispettorato Beni appartenenti a persone di razza ebraica, 15 maggio 1944. La circolare fu inoltrata dal Ministero dell’interno ai capi delle province il 19 maggio 1944 (ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g. m., b. 437, fasc. 230, sfasc. I); “Il regime fascista” ne pubblicò il testo il 24 maggio.

[374] ACS, RSI-PCM, Pratiche 1943-45, b. 67, fasc. 1032, sottosegretario alla Presidenza del consiglio all’Ispettorato generale per la razza, 9 ottobre 1944 (velina); e altra documentazione. Alcuni riferimenti anche in ibid., b. 4, fasc. 3096, sfasc. 5; e in ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 33.

[375] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 48, Ministero delle finanze-Direzione generale per il personale e gli affari generali all’intendenza di finanza di Verona, 27 dicembre 1944 (velina).

[376] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 33, intendente di finanza di Venezia a Ministero delle finanze, 14 giugno 1944, con allegata copia del decreto del capo della provincia di Venezia del 29 maggio 1944; “Gazzettino di Venezia”, 1° giugno 1944; AdS Siena, Prefettura, Gabinetto, b. 295, fasc. 6, capo della provincia a intendente di finanza, 14 giugno 1944 (velina).

[377] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 48, vari documenti.

[378] Telegramma n. 500/90 del sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri ai capi delle province, 31 marzo 1944, conservato in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[379] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc.7, Egeli a Ministero delle finanze, 9 maggio 1944, con trascrizione di una lettera pervenuta dalla prefettura di Venezia.

[380] AdS Verona, Prefettura, b. Beni ebraici, ministro dell’Agricoltura e delle foreste ai capi delle province e altri destinatari, 5 aprile 1944.

[381] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc.7, vari documenti.

[382] Telegramma n. 500/119 del sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri ai capi delle province, 14 maggio 1944, conservato in vari Fondi Prefettura degli Archivi di Stato provinciali.

[383] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc.7, vari documenti.

[384] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 61, Istituto nazionale fascista della previdenza sociale a Egeli, 23 maggio 1944 (copia).

[385] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 56, Egeli a Ministero delle finanze, 26 marzo 1945.

[386] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 56.

[387] Michele Sarfatti, Relazione alla Commissione: La normativa antiebraica del 1938-1943 sui beni e sul lavoro.

[388] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 56.

[389] ACS, Egeli, b. 8, Verbale del Consiglio di amministrazione dell’Egeli del 27 novembre 1944.

[390] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 57.

[391] ACS, MF, SBE, b. 14, fasc. 61, capo della provincia di Mantova a Ministero delle finanze, 11 febbraio 1944, e corrispondenza successiva; Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 58; Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: Banca agricola mantovana.

[392] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 58.

[393] Ibid., pp. 58-60.

[394] Ibid., p. 58.

[395] AS Compagnia di San Paolo, Egeli, s. D, 188D, Egeli a Credito fondiario dell’Istituto San Paolo, 7 marzo 1945; cit. in Fabio Levi, I sequestri cit., p. 66.

[396] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., pp. 49, 52 (corsivo nell’originale).

[397] Ibid., pp. 54-55.

[398] ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g. m., b. 437, fasc. 230, sfasc. III, capo della polizia a capi della provincia di Firenze, Siena, Lucca, Pistoia, Pisa, Livorno, Apuania, 15 giugno 1944.

[399] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 16, veline di vari telegrammi del ministro delle Finanze ai capi delle province, 23 giugno 1944.

[400] Ibid., veline di vari telegrammi del Ministero delle finanze ai capi delle province, 11 luglio 1944.

[401] Ibid., presidente Egeli a Ministero delle finanze, 9 aprile 1945.

[402] Ibid., velina di telegramma del ministro delle Finanze ai capi delle province, 20 aprile 1945.

[403] AS Banca Commerciale Italiana, SFI, ex-57, Risarcimento danni di guerra ad ebrei, cart. 2, fasc. 1, prospetto Trasferimento di attività di pertinenza di nominativi di razza ebraica in seguito ai noti provvedimenti di concentrazione, s. d.

[404] Federica Barozzi, Relazione alla Commissione: Banca di Roma.

[405] ACS, MI, DGPS, AGR, cat. A5G II g. m., b. 437, fasc. 230, sfasc. I, capo della provincia di Como a gabinetto del Ministero dell’interno, 9 novembre 1943 (per i valori prelevati a due arrestati il 23 ottobre); AdS Como, documentazione inviata alla Commissione, fasc. Morpurgo Oscar, rapporto alla questura di Como del 22 maggio 1945; Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., pp. 39-41; Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: Cassa di risparmio delle provincie lombarde.

[406] Archivio di deposito del Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell’interno, b. s.n., fasc. ditta Salco, prefetto di Milano a Ministero dell’interno, 3 ottobre 1946.

[407] AdS Brescia, Prefettura, Gabinetto, b. 158, fasc. Menascé Vittorio, commissario prefettizio di Toscolano Maderno a capo della provincia di Brescia, 14 febbraio 1944; capo della provincia di Brescia a Ministero dell’interno-Gabinetto, 11 aprile 1944 (minuta); ministro dell’Interno a capo della provincia di Brescia, 22 aprile 1944; e altri documenti.

[408] AdS Mantova, Prefettura, Gabinetto, b. 14, fasc. PFR, Italo Bendoni a Benito Mussolini, 14 luglio 1944; AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, fasc. Rimini Pirro, Egeli a Italo Bendoni, a Ministero delle finanze, a segreteria particolare del segretario del Partito fascista repubblicano, a Ministero dell’interno-Stralcio dell’ex Ufficio speciale di polizia di Maderno e a Credito fondiario della Cassa di risparmio delle provincie lombarde, 23 febbraio 1945; ibid., appunto dattiloscritto ad uso interno iniziante con le parole “Oggi 9 marzo si è presentato il rag. Bandoni per l’esazione”; ibid., Italo Bandoni a Cassa di risparmio delle provincie lombarde, 10 aprile 1945, timbrata dalla banca in arrivo 17 maggio 1945 (la sottolineatura è nell’originale).

[409] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, fasc. Rimini Pirro, verbale della “commissione” incaricata di stimare parte dei beni sequestrati, 10 marzo 1944.

[410] ACS, MF, SBE, fasc. Rimini Pirro, decreto del capo della provincia di Brescia n. 1092, 11 marzo 1944.

[411] “Gazzetta ufficiale d’Italia”, 8 maggio 1944.

[412] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, fasc. Rimini Pirro, Verbale di presa in consegna dei beni già di […]. Rimini Pirro, 15 maggio 1944.

[413] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, fasc. Rimini Pirro, verbale della “commissione” incaricata di stimare parte dei beni sequestrati, 10 marzo 1944.

[414] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, fasc. Rimini Pirro, Verbale di presa in consegna dei beni già di […] Rimini Pirro, 15 maggio 1944.

[415] AdS Brescia, Prefettura, Gabinetto, b. 158, fasc. Rimini Pirro, commissario-intendente del Ministero dell’interno a Ministero dell’interno-Gabinetto, 10 dicembre 1945 (copia).

[416] Archivio di deposito del Ministero dell’interno, Gabinetto, fasc. 18433, Pirro Rimini al capo di gabinetto del Ministero dell’interno, 22 febbraio 1946 (copia).

[417] Ibid., prefetto di Brescia a Ministero dell’interno-Gabinetto, 8 aprile 1946.

[418] ACDEC, AG, 13B, fasc. Verona, commissario federale del Partito fascista repubblicano-Federazione di Verona a questore e capo della provincia di Verona, 6 aprile 1944 (copia).

[419] AdS Verona, Prefettura, b. Beni ebraici, Ufficio accertamenti e amministrazione beni ebraici a capo della provincia di Verona, 24 giugno 1944.

[420] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, b. 46, fasc. 1, Roberto Farinacci a Egeli, 22 marzo 1944 (copia, allegata a Egeli a Cassa di risparmio delle provincie lombarde, 3 aprile 1944); Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: Cassa di risparmio delle provincie lombarde.

[421] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, b. 46, fasc. 1, Egeli a Cassa di risparmio delle province lombarde, 3 aprile 1944.

[422] AS Cassa di risparmio delle provincie lombarde, Egeli, b. 46, fasc. 1, responsabile della filiale di Cremona a Cassa di risparmio delle province lombarde-Sede centrale, 14 novembre 1944.

[423] Egeli, L’Egeli e la sua attività cit., p. 37.

[424] ACS, MF, SBE, b. 9, fasc. Cremona, Egeli a Ministero delle finanze, 22 dicembre 1944.

[425] AdS Cremona, Prefettura, Gabinetto, b. s. n. con carte sui beni di ebrei, fasc. 50, decreto del capo della provincia di Cremona n. 4525, 12 dicembre 1944.

[426] Decreto del capo della provincia di Firenze, 5 marzo 1944, “Gazzetta ufficiale d’Italia”, 10 maggio 1944.

[427] ACS, MF, SBE, b. 9, fasc. Firenze, Egeli, Promemoria circa la situazione dei beni ebraici di Firenze, 28 giugno 1944. Per i dati effettivi vedasi Luigi Lotti, Relazione alla Commissione: Il sequestro dei beni a Firenze.

[428] Ibid., Intendenza di finanza di Firenze a Ministero delle finanze, 25 aprile 1944.

[429] Ibid., Egeli, Promemoria circa la situazione dei beni ebraici di Firenze, 28 giugno 1944.

[430] AS Cassa di risparmio delle province lombarde, Fondo Egeli, cart. 38, fasc. 3, vari documenti.

[431] Ibidem.

[432] ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 16, capo di gabinetto del ministro delle Finanze a Comando generale Guardia nazionale repubblicana, 20 novembre 1944.

[433] ACS, SBE, b. 9, fasc. Ferrara, Egeli a Ministero delle finanze, 20 giugno 1944.

[434] Ibid., Egeli a Ministero delle Finanze, 5 e 12 settembre 1944.

[435] Ibid., Egeli a capo della provincia di Ferrara e Ministero delle finanze, 29 novembre 1944.

[436] ACS, MI, Gabinetto, 1944-1945, b. 167, fasc. 15874, relazione al prefetto di Ferrara, 1 settembre 1945 (copia).

[437] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex 64A, Corrispondenza con le Filiali, A-L, cart. 3, fasc. 15, Banca commerciale italiana di Ferrara a Banca commerciale italiana-Direzione centrale, 17 maggio 1944, e altri documenti; AS Banca commerciale italiana, SFI, Archivi periferici, Filiale di Ferrara, cart. 1, fasc. 2, intendente di finanza di Ferrara a Banca commerciale italiana di Ferrara, 13 maggio 1944; capo della provincia di Ferrara a intendente di finanza di Ferrara, stessa data (copia); decreto del capo della provincia di Ferrara n. 195/AE datato 9 settembre 1944.

[438] AS Banca commerciale Italiana, SFI, Archivi periferici, Filiale di Ferrara, cart. 1, fasc. 2, decreti del capo della provincia di Ferrara n. 596/AE e 600/AE, 7 novembre 1944; ACS, MF, SBE, b. 13, fasc. 25, Egeli a Ministero delle finanze e capo della provincia di Ferrara, 29 novembre 1944.

[439] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex 64A, Corrispondenza con le Filiali, A-L, cart. 3, fasc. 16, vari documenti; ivi, ex 57, cart. 7, fasc. 3, sfasc. 1, vari documenti; ivi, ex 59, cart. 8, fasc. 2, sfasc. 1; AS Monte dei paschi di Siena, Egeli, b. 15, fasc. Disposizioni di legge, circolari. 1942-1952, Filiale di Firenze del Monte dei paschi di Siena a Direzione centrale, 31 agosto 1944; Federica Barozzi, Relazione alla Commissione: Banca di Roma.

[440] ACDEC, Fondo Massimo Adolfo Vitale, b. 4, fasc. s.n., testimonianza autografa di Primo Levi, 5 dicembre 1965.

[441] AdS Belluno, Prefettura, Gabinetto, b. 380, fasc. Applicazione di leggi e decreti nella zona di operazione delle Prealpi 1943-1944, Oberster Kommissar Arbeitsbereich III-Finanzen a Deutschen Verwaltungsberater [consigliere tedesco per l’amministrazione] presso la prefettura di Belluno, 4 luglio 1944; vedi anche Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: La Zona di operazione Prealpi.

[442] ASMAE, RSI-Gabinetto, b. 164, fasc. IV.1, sfasc. 6, Oberster Kommissar in der Operationszone Adriatisches Kuestenland, Anordnung, 14 ottobre 1943 (copia).

[443] August Walzl, Gli ebrei sotto la dominazione nazista. Carinzia, Slovenia, Friuli-Venezia Giulia, Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, Udine 1991, pp. 250, 256-258; Adonella Cedarmas, La Comunità Israelitica di Gorizia (1900-1945), Istituto friulano per la storia del movimento di liberazione, Udine 1999, p. 228.

[444] Bundesarchiv- Militaerarchiv, Friburgo, RS 2-2/21, Teil 2, ordine del generale comandante il II. SS-Panzer-Korps, 7 ottobre 1943; cfr. Michele Sarfatti, Gli ebrei cit., p. 241, nota 35.

[445] Bundesarchiv, Berlino, R83 Adriatisches Kuestenland, bd. 1, relazione (in tedesco) inviata da Moc a Zojer, 26 febbraio 1945 (copia).

[446] Archivio di deposito prefettura di Belluno, Prefettura, Gabinetto, fasc. Beni ebraici 1938-1944, questore di Belluno a prefettura di Belluno, 26 settembre e 12 ottobre 1943 (con annotazioni manoscritte dell’immediata comunicazione delle lettere al consigliere tedesco).

[447] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64C, Corrispondenza con le Filiali, T-Z, cart. 5, fasc. 7, Banca commerciale italiana di Verona a Banca commerciale italiana-Direzione centrale di Milano, 5 novembre 1943.

[448] Leo Baeck Institute, New York, AR-C. 1764, 4465, Hauser M., trascrizione di lettera del comandante della Sipo-SD di Merano al comandante della Sipo-SD di Bolzano, 19 novembre 1943.

[449] AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. s.n., Befehlshaber der Sipo-SD di Trieste a Credito italiano di Trieste, 7 ottobre 1943; AS Cassa di risparmio di Trieste, documentazione inviata alla Commissione, Befehlshaber der Sipo-SD di Trieste a Cassa di risparmio di Trieste, 7 ottobre 1943.

[450] Cfr. AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. corrispondenza con Pola, copia di due lettere di Oberster Kommissar Abteilung Finanzen di Trieste a Credito italiano di Pola, 9 agosto 1944.

[451] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-57, cart. 7, fasc. 3, sfasc. 3, copia di Befehlshaber der Sipo-SD di Udine a Banca commerciale italiana di Udine, 17 novembre 1943; AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, corrispondenza con Udine, copia di Befehlshaber der Sipo-SD di Udine a Credito italiano di Udine, 17 novembre 1943 (anche in ivi, Direzione centrale, Cont., blocco II (2° parte), pac. 1, b. 1).

[452] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64A, Corrispondenza con le Filiali, A-L, cart. 3, fasc. 22, copia di circolare di Befehlshaber der Sipo-SD di Gorizia a istituti di credito di Gorizia, 19 novembre 1943.

[453] AS Unicredito, Fondo credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. corrispondenza con Fiume, verbale di riunione tenutasi presso la Banca d’Italia di Fiume il 24 novembre 1943; ivi, Banca d’Italia di Fiume a istituti di credito di Fiume, 24 novembre 1943.

[454] Credito meranese per il commercio e l’industria a Oberster Kommissar Arbeitsberich III-Finanzen, 12 giugno 1944; Banco di Roma di Merano a Commissario per le proprietà ebraiche di Merano, 13 gennaio 1953; documenti acclusi a Cinzia Villani, Relazione alla Commissione: La Zona di operazione Prealpi.

[455] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64A, Corrispondenza con le Filiali, T-V, cart. 5, fasc. 9, copia di lettera di Banca d’Italia di Trieste a Oberster Kommissar Abteilung Finanzen di Trieste, 11 febbraio 1944.

[456] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex57, cart. 7, fasc. 3, sfasc.2, Banca commerciale italiana di Trieste a Banca commerciale italiana-Direzione centrale di Milano, 23 giugno 1945.

[457] AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. corrispondenza con Pola, copia di due lettere di Oberster Kommissar Abteilung Finanzen di Trieste a Credito italiano di Pola, 9 agosto 1944.

[458] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex57, cart. 7, fasc. 3, sfasc. 3, Befehlshaber der Sipo-SD di Udine a Banca commerciale italiana di Udine, varie lettere s. d. (copia).

[459] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex64A, Corrispondenza con le Filiali, A-L, cart. 3, fasc. 22, Banca d’Italia di Gorizia a Banca commerciale italiana di Gorizia, 28 marzo 1944.

[460] AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. corrispondenza con Udine, copia di Finanzberater del Deutscher Berater di Udine a Credito italiano di Udine, 15 luglio 1944; Adonella Cedarmas, La Comunità Israelitica di Gorizia cit., p. 228.

[461] AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. corrispondenza con Fiume, copia di Abteilung Finanzen di Fiume a Credito italiano di Fiume, 18 luglio 1944.

[462] AS Unicredito, Fondo Credito italiano, F, sede di Trieste, Ispettorato, b. 6, fasc. s. n., velina di Credito italiano di Trieste a Credito italiano-Direzione Centrale, 21 giugno 1945, con prospetto dei conti di ebrei di Fiume; ivi, fasc. corrispondenza con Fiume, copia di lettere di Abteilung Finanzen di Fiume a Credito italiano di Fiume, 3 e 16 agosto 1944.

[463] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex57, cart. 7, fasc. 3, sfasc. 2, Banca commerciale italiana di Trieste a Banca commerciale italiana-Direzione centrale di Milano, 23 giugno 1945.

[464] National Archives, Allied Military Government, Italy, 10000.167, fasc. 250, Bruno de Steinkuehl a Oberste commissar, 13 ottobre 1943 (copia, allegata a Report on activities of the undersigned Bruno de Steinkuehl as sequestrator of Jewish property (household goods) lyng in the Free Port of Trieste, luglio 1945).

[465] Ibid., Oberste Kommissar a Bruno de Steinkuehl, 12 gennaio 1944 (copia, come sopra).

[466] Ibid., Bruno de Steinkuehl a prefettura di Trieste, 25 agosto 1944 (copia, come sopra).

[467] Elio Apih, Documenti sulla politica economica tedesca nella Venezia Giulia (1943-1945), in Fascismo Guerra Resistenza. Lotte politiche e sociali nel Friuli-Venezia Giulia 1918-1945, Trieste 1969, pp. 371-374, 390-398; Silva Bon, Gli ebrei a Trieste 1930-1945. Identità, persecuzione, risposte, Libreria editrice goriziana, Gorizia 2000, pp. 338-340; August Walzl, Gli ebrei cit., pp. 261-266.

[468] AS Banca commerciale italiana, SFI, ex-64C, Corrispondenza con le Filiali, T-Z, cart. 5, fasc. 9, “Foglio annunzi legali” della prefettura di Trieste, n. 56, 17 gennaio 1944 (per la traduzione ufficiale italiana); AdS Trieste, Prefettura, Gabinetto, b. 465, fasc. Frigessi Arnaldo (per una copia e una traduzione ufficiosa italiana del “Foglio ufficiale delle ordinanze del supremo commissario nella zona di operazioni ‘Litorale adriatico’”, n. 1, 15 ottobre 1943).

[469] AdS Trieste, Prefettura, Gabinetto, b. 367, prefetto di Trieste a Deutscher Berater di Trieste, 29 gennaio 1944.

[470] Ibid., Deutscher Berater di Trieste a prefetto di Trieste, 1° marzo 1944.

[471] Ibid., Deutscher Berater di Trieste a prefetto di Trieste, 24 novembre 1944.

[472] Ibid., Deutscher Berater di Trieste a prefetto di Trieste, 7 dicembre 1944.

[473] ASMAE, RSI-Gabinetto, b. 164, fasc. IV.1, sfasc. 6, sopraintendente ai monumenti e gallerie del Friuli Venezia Giulia a Ministero dell’educazione nazionale–Direzione generale delle arti, 12 dicembre 1943 (copia).

[474] Ibid., Appunto per il duce, 3 febbraio 1944, con visto e sottolineature di Mussolini.

[475] Ibid., Appunto per l’ambasciata di Germania, 10 febbraio 1944.

[476] Ibid., capo della provincia di Udine a Ministero dell’educazione nazionale–Direzione generale delle arti, 24 gennaio 1944 (copia).

[477] Ibid., prefetto di Udine a podestà e commissari della provincia, 24 gennaio 1944 (copia).

[478] Ibid., ministro delle Finanze a Ministero degli affari esteri, 6 aprile 1944.

[479] Ibidem.

[480] Ibidem.

[481] Ibid., Nota verbale 11 aprile 1944; con allegato foglietto con l’annotazione: “approvata dal duce 13/4”.

[482] Ibid., Appunto per l’ambasciata di Germania, 29 maggio 1944.

[483] Ibid., Ministero delle finanze a Ministero degli affari esteri, 10 luglio 1944.

[484] Ibid., Appunto per l’ambasciata di Germania, 11 agosto 1944.

[485] Ibid., Aufzeichnung/Appunto dell’Ambasciata di Germania, 16 settembre 1944.

[486] Ibid., Appunto per l’ambasciata di Germania, 28 settembre 1944.

[487] Ibid., Nota verbale dell’Ambasciata di Germania, 27 ottobre 1944.

[488] Ibid., ministro delle Finanze a ministro degli Affari esteri, 16 aprile 1944.

 

(Il Veleno delle Parole, è stato realizzato come Guida per la mostra allestita a Milano dal CDEC nel 2002)

 

 

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