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Le immagini della conferenza su "Medici ebrei a Milano durante le leggi razziste: Gino Neppi, un esempio di impegno civile e solidarietà" organizzazata da AME (Associazione Medica Ebraica) e Fondazione CDEC, presso la Sala Alessi del Comune di Milano lo scorso 18 aprile. 

Nel corso dell'incontro l'assessore all'Educazione e all'Istruzione, Francesco Cappelli ha consegnato a Carla Neppi Sadun, la medaglia d'argento come riconoscimento del Comune di Milano per l'attività di assistenza agli ebrei stranieri e ai bisognosi della Comunità ebraica milanese, svolta da Gino Neppi negli anni fra il 1940 e il 1943. 
Neppi potè esercitare la sua attività di medico nei locali adibiti ad ambulatorio messi a disposizione del Comune di Milano in via Panfilo Castaldi 6.

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Andrea Finzi, Giorgio Mortara

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L'assessore Francesco Cappelli, Carla Neppi Sadun, Giorgio Mortara

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Carla Neppi Sadun 

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Sala Alessi, Palazzo Marino, 18 aprile 2013

Alla serata è intervenuta anche Liliana Picciotto, responsabile della ricerca scientifica della Fondazione CDEC.
Pubblichiamo qui il testo del suo intervento. 

I medici ebrei a Milano durante le leggi razziste: Gino Neppi un esempio di impegno civile e solidarietà
(Comune di Milano,Sala Alessi, 18 aprile 2013)

Questa è la prima manifestazione che marca i settant'anni dall'inizio delle deportazioni degli ebrei dall'Italia che sisvolsero per tutto il biennio 1943-1945. Sono veramente soddisfatta che questa sia l'occasione di farlo, assieme all'Associazione Medici Ebrei e al Comune di Milano che qui ringrazio.
Fino ad oggi il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea ha scritto la storia collettiva degli ebrei in Italia nel periodo del fascismo e del nazismo. Ora si sta impegnando, con una ricerca specifica, a ritracciare la storia di ognuna delle persone e delle famiglie che subirono la persecuzione, siano esse sommerse come il dottor Gino Neppi, e altri 7.000 come lui, siano essi salvati come le 9.000 persone di cui siamo riusciti a riscrivere la storia di salvezza.
Quando sarà pubblicata la nuova ricerca dal titolo Memoria della salvezza, sarete stupiti dall'inventiva, dalla capacità di adattamento a condizioni estreme, talvolta senza denaro e senza soluzioni per dormire e per mangiare, messe in atto dai capofamiglia per far sopravvivere, nella clandestinità, le loro famiglie.
Sarete anche stupiti dal grado di solidarietà e disponibilità all'ascolto da parte della società civile, ognuno trovò un amico, un conoscente, un collega di lavoro, un portinaio, una domestica, un contadino, un medico, un ecclesiastico, patrocinatore del proprio salvataggio in città o in campagna, in un convento o in un ospedale.
La storia si fa soprattutto conoscendo la grande ricchezza umana dei suoi protagonisti e questo è uno dei casi sul quale stiamo discutendo questa sera.
Neppi fu arrestato a Milano il 6 novembre del 1943, quella fu una giornata terribile per gli ebrei milanesi tartassati da più di 5 anni da leggi speciali e discriminatorie emanate dal governo fascista. Molte famiglie erano sul lastrico, altre erano impoverite dalle leggi sul lavoro che prescrivevano il licenziamento degli ebrei dagli enti pubblici, dalle banche, dai giornali, dall'industria dello spettacolo, dal piccolo commercio ambulante o l'espulsione dagli albi professionali : medici, avvocati, professionisti di ogni genere non avevano più potuto lavorare; i bambini e i ragazzi erano stati espulsi dalle scuole, così come gli insegnanti e i professori universitari. Era stato un cataclisma e un rovesciamento di senso rispetto all'idea di uno Stato giusto; dal 1938, infatti, la pubblica amministrazione era dedita a praticare la differenziazione tra cittadino e cittadino, il razzismo e l'ingiustizia.
Ma la piccola comunità ebraica di Milano, forte di più di 5.000 membri , aveva reagito con coraggio riuscendo a costituire una scuola ebraica per i bambini e i ragazzi espulsi, assumendo un corpo insegnanti di altissimo livello che comprendeva anche i professori universitari che avevano perso il lavoro. Almeno nei bambini, la speranza per un futuro migliore fu salvata e questo fu un grande merito del consiglio della comunità ebraica di allora, di cui Gino Neppi faceva parte.
Ma le leggi antiebraiche non avevano colpito solo gli ebrei italiani, avevano colpito anche le migliaia di ebrei stranieri, profughi dai paesi caduti sotto influenza tedesca che vagavano per l'Italia, senza lingua, senza lavoro, senza dimora, assistiti , con sovrumani sforzi collettivi, dalle comunità ebraiche locali. Essi furono tutti internati nel giugno del 1940 in campi di internamento come Ferramonti di Tarsia in Calabria o Campagna in Provincia di Salerno o confinati in remoti paesini dell'Italia centrale o meridionale.
La capacità di far fronte a tutto questo da parte dei cittadini ebrei era già messa a dura prova, quando sopravvenne, l'8 settembre del 1943, l'occupazione tedesca. Presto fu estesa all'Italia la politica dell'assassinio e delle deportazioni verso il campo di annientamento di Auschwitz.
Il 6 novembre 1943, giorno dell'arresto di Neppi, e i giorni successivi, probabilmente lui inconsapevole, si stava svolgendo in città una feroce caccia agli ebrei praticata da un nucleo di SS e da un nucleo della polizia italiana che gli dava manforte. Due giorni dopo il suo arresto, i tedeschi fecero irruzione nella sinagoga di Via Guastalla, dove operarono decine di arresti. Ecco come racconta l'irruzione Aberto Bassi, impiegato della comunità ebraica: "Ignaro di quanto stava succedendo, stavo per entrare in ufficio, quando vidi una faccia da sgherro che, con modo imperativo, mi chiese, in un italiano dall'accento altoatesino, chi fossi. Chiestogli a mia volta chi fosse lui che usava tanta arroganza, si qualificò per un agente della Gestapo, e mi spinse dentro l'ufficio. Appena entrato, capii, dall'espressione di sgomento dei presenti, di essere caduto in mano di quegli assassini. Al tavolo del rabbino era seduto un uomo dallo sguardo torvo che stava interrogando ad uno ad uno i malcapitati (seppi poi essere Koch della Gestapo). A mia volta venni interrogato. Alle 11 circa, ci ordinarono di metterci per due e sotto la loro scorta, ci fecero avviare verso il cortiletto antistante il cancello sulla strada. Durante questo breve trasferimento, uno dei fermati, un profugo bulgaro, Araf Lazar, tentò la fuga correndo tra le rovine del tempio bombardato, Koch gli si mise alle calcagna con la rivoltella in pugno. Araf, fallito il suo tentativo, tornò indietro per trovare un'altra via, ma si trovò di fronte Koch minaccioso, gli si buttò addosso con la forza della disperazione e quello fece scattare la rivoltella uccidendolo sul colpo.
Dopo questo tragico trambusto, verso sera ci portarono a San Vittore, fummo fatti entrare separatamente nell'ufficio matricola e obbligati a denudarci, venni nuovamente picchiato con una lamina di metallo flessibile. ..".
Bassi fu poi compagno di sventura di Gino Neppi in un carcere, divenuto terribile luogo di sofferenze e di torture per gli ebrei e gli antifascisti, malmenati senza pietà, sotto la minaccia costante del cane lupo ringhioso del comandante Franz.
Il 6 dicembre, in una polare alba milanese, i prigionieri furono portati con camion ricoperti da teloni nei sotterranei della stazione centrale e caricati su carri merci che sostavano in attesa. Furono deportati verso il campo di sterminio di Auschwitz dove arrivarono l'11 dicembre, dopo 5 giorni di un torturante viaggio in vagoni sigillati. Il binario della stazione centrale da dove partirono era il numero 21, quello da cui partivano i treni verso il Brennero.
Oggi, come sapete, grazie ad un pugno di volonterosi e grazie alle pubbliche autorità milanesi, il luogo di partenza dei deportati è diventato un Memoriale, un luogo simbolo a disposizione della cittadinanza milanese dove riflettere e sostituire un passato di ingiustizie e di sopraffazioni, con lo studio e la militanza civile. Gino Neppi, se fosse stato fra noi, ne siamo certi, l'avrebbe approvato.  

 

 

 

 

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