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Premessa - 1

Prima di affrontare l'analisi della presenza, del peso e della funzione del Vaticano nel periodo 1938 - 1945, ritengo sia essenziale riandare brevemente ai rapporti tra Chiesa cattolica ed ebraismo nel corso degli ultimi secoli. Un giornalista tedesco che visitò il ghetto di Roma poco prima dell'occupazione della città da parte dell'esercito italiano nel 1870 pubblicò “il suo reportage sulla Neue Freie Presse.[1] Aveva visto qualche strada umida, sporca e  buia, dove erano ammassate (eingepfercht) 4700 creature umane.

Per prendere in affitto una casa o un locale a uso commerciale fuori dai confini del ghetto, gli Ebrei dovevano ottenere un'autorizzazione del Cardinale vicario. Ogni acquisto di immobili fuori dai predetti limiti del ghetto era vietato. Il commercio di prodotti industriali e quello dei libri erano proibiti, gli studi superiori erano vietati. Le professioni dell'avvocato, del farmacista, del notaio, del pittore, dell'architetto erano vietate. Un Ebreo poteva essere medico, ma a condizione di curare soltanto Ebrei. Nessun Ebreo poteva ricoprire una funzione pubblica. Gli Ebrei dovevano pagare le stesse imposte di tutti gli altri, più le seguenti: innanzitutto, una tassa annuale per il mantenimento dei funzionari cattolici che controllavano l'amministrazione finanziaria del ghetto e l'organizzazione comunitaria ebraica; in secondo luogo, una somma di 5250 lire annue, a favore della Casa Pia, incaricata di lavorare per la conversione degli Ebrei; infine con lo stesso scopo, 5250 lire a favore del Chiostro dei convertiti. Da parte sua, lo Stato Pontificio, ogni anno, destinava 1500 lire a opere di carità, ma non donava un solo quattrino in favore dell'educazione e per recare cure agli infermi” (Cfr. R. Hilberg, pp. 8 - 10).

Questa era la situazione della comunità ebraica nel 1870 e cominciò a migliorare notevolmente con l'annessione di Roma all'Italia, l'apertura del ghetto e il riconoscimento agli Ebrei dei pieni diritti di cittadini italiani. L'unico intermezzo di relativa libertà per gli Ebrei romani risaliva al periodo dell'occupazione napoleonica. Per il resto dal quarto secolo in poi fu un accumularsi di norme antiebraiche da parte della chiesa cattolica e che estendevano il loro nefasto influsso oltre i limiti dello stato pontificio.

Sempre da Raul Hilberg vengono elencati i vari provvedimenti del codice di diritto canonico e confrontati con la legislazione nazista. Noi qui ci limitiamo a riportare le misure antiebraiche ecclesiastiche.

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[1]  Carl Eduard Bauernschmid, Neue Freie Presse, 17 maggio 1870, ristampata in Allgemeine Zeitung des Judentums, Leipzig, 19 luglio 1870, pp. 580-82. Citato da Raul Hilberg, La distruzione degli ebrei d'Europa, vol. I, Einaudi, Torino, 1995, pp. 8-10