Le trattative del Vaticano con il governo Mussolini a proposito delle leggi razziali.
«A questa importantissima pagina dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia durante il fascismo e, al tempo stesso, della storia della persecuzione antisemita fascista vari studiosi hanno dedicato la loro attenzione:
Cfr. A. SPINOSA, Le persecuzioni razziali in Italia, II L'atteggiamento della Chiesa, in Il Ponte, agosto 1952, pp. 1078-1096.
E: ROSSI, Il manganello e l'aspersorio, Firenze 1958, pp. 365-93.
A. MARTINI, L'ultima battaglia di Pio XI, in La Civiltà Cattolica, 20 giugno (fasc. 2616) e 19 settembre (fasc. 2622) 1959, pp. 574-91, 572-90.
A. MARTINI, Gli ultimi giorni di Pio XI, in La Civiltà Cattolica, 7 novembre 1959 (fasc. 2625),pp. 236-50. (Questi due saggi di Martini sono stati rifusi in: A. MARTINI, Studi sulla questione romana e la Conciliazione, Roma 1963, pp. 175 sgg.)
D.CARPI, The Catholic Church and Italian Jewry under Fascist (to the Death of Pio XI), in Yad Vashem Studies, IV, Jerusalem 1960, pp. 43-56.
G.MICCOLI, Santa Sede e Chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938, in La Legislazione antiebraica in Italia e in Europa. Atti del Convegno nel cinquantenario delle leggi razziali (Roma, 17-18 ottobre 1988), Roma, Camera dei Deputati, 1989, pp. 185 e ss.
M. SARFATTI, Mussolini contro gli ebrei. Cronaca dell'elaborazione delle leggi del 1938, Torino, Silvio Zamorani editore, 1994, pp. 200.
[...] - scrive il De Felice (Renzo DE FELICE, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, Einaudi, 1993, p. 292-293.) - Con la Mit brennender Sorge del marzo 1937 la Chiesa cattolica aveva condannato il razzismo nazista, ateo e materialista [vedi introduzione all'Enciclica]; il razzismo italiano, come si è visto, si presentava però con caratteristiche diverse da questo, per molti aspetti, anzi, si sarebbe potuto «armonizzare» con la posizione della Chiesa stessa. Questa indubbiamente fu l'opinione di alcuni ambienti cattolici. Non a caso La Civiltà Cattolica del 6 agosto 1938 (quad. 2115, pp. 277-278), commentando il manifesto degli scienziati, scrisse:
«Chi ha presenti le tesi del razzismo tedesco, rileverà subito la notevole divergenza di quelle proposte da queste del gruppo di studiosi fascisti italiani. Questo confermerebbe che il fascismo italiano non vuole confondersi con il nazismo o razzismo tedesco intrinsecamente ed esplicitamente materialistico e anticristiano ». (Vedi anche: A. MESSINEO S. I., Gli elementi costitutivi della nazione e la razza, in La Civiltà Cattolica, Roma, 6 agosto 1938, a. 89, vol. III, quad. 2115, pp. 209-223)
E - molto più esplicitamente - all'indomani della pubblicazione del manifesto il gesuita A. Brucculeri aveva scritto sull'Avvenire di Roma del 17 luglio 1938 un vero e proprio inno al manifesto stesso, Razzismo italiano: Intorno al razzismo gli studiosi italiani hanno assunto una posizione netta e precisa cui sotto il rispetto filosofico non c'è nulla da eccepire.
Mentre sulla nozione di razza si sono ammucchiate nebulosità d'ogni sorta, equivoci grossolani, madornalità cervellotiche, i docenti fascisti delle nostre Università hanno enunciato in poche e limpide tesi tutto un contenuto del razzismo, in cui si fa giustizia sommaria di tutti quei detriti irrazionali, con cui si è costituita una teoria della razza, che documenta il disorientamento e la decadenza del pensiero contemporaneo. Il concetto di razza, proclamano i nostri scienziati, è un concetto puramente biologico. In questa affermazione, che non può non essere condivisa dagli studiosi d'ogni scuola e d'ogni credo, si respinge una delle principali cause del confusionismo odierno sulle teorie razziste.
Ma anche senza ridurre tutto a queste posizioni di punta, è chiaro che l'aspetto coloniale della politica razzista italiana trovava consenzienti gli ambienti vaticani e cattolici in genere ed egualmente consenzienti trovava i primi e parte dei secondi l'aspetto antisemita del discriminare e non perseguitare. Ciò che preoccupava di più (La Civiltà Cattolica e i gesuiti, come si è testé visto, erano disposti a passare sopra questa preoccupazione e a fermarsi alla lettera del razzismo italiano) era che con il manifesto degli scienziati il razzismo italiano divenisse una presa di posizione teorica e una ideologia dagli assiomi intangibili. Ancora di più preoccupava poi il fatto che la politica fascista non prendeva di petto gli ebrei come religione, ma gli ebrei come razza, cioè, in parole povere, anche gli ebrei convertiti al cattolicesimo. Se i provvedimenti fascisti non avessero leso i diritti concordatari della Chiesa e il suo prestigio, negandole il diritto di tutelare tutti coloro che si erano messi o si sarebbero messi sotto la sua protezione, non vi è dubbio che essi non avrebbero provocato la sua avversione. Le ragioni dei fascisti erano infatti - se si eccettuano questi due aspetti particolari - comprese dagli ambienti vaticani. Ancor oggi padre Martini accetta la tesi dei comprensibili risentimenti dei governanti italiani che avevano subito, negl'anni dell'impresa d'Etiopia, le difficoltà politiche ed economiche delle nazioni collegate, difficoltà se non create, certo non alleviate per l'Italia da ebrei associazioni ebraiche d'influsso e potenza internazionali. (A. MARTINI, Studi sulla questione romana e la Conciliazione, Roma 1963, p. 178) E allora anche gli ambienti vaticani più responsabili non nascondevano di vedere nei provvedimenti razziali alcuni lati buoni e di considerarli non sfavorevolmente».
A questa esauriente sintesi del De Felice, ci permettiamo di aggiungere alcune osservazioni ed ipotesi che riteniamo indispensabili.
Per evitare di non comprendere a fondo o fraintendere lo spirito dell'atteggiamento Vaticano possiamo ipotizzare che la chiesa si muovesse su due piani differenti.
Il primo era il piano dei principi fondamentali del cristianesimo, dell'ideologia dagli assiomi intangibili, che solo un magistero ordinario o straordinario poteva modificare, in base ai quali si condannava l'ebraismo e con esso l'idea di popolo ebraico. Da un lato vi erano quelle interpretazioni degli avvenimenti legati alla crocifissione di Cristo ed alla responsabilità che veniva attribuita unicamente agli ebrei e che recentemente il Vaticano ha definito errori di interpretazione testuale. Dall'altro vi erano stati nel corso dei secoli un accavallarsi di provvedimenti antiebraici, che erano entrati a far parte integrante del codice di diritto canonico, a partire dal Sinodo di Elvira (306 d. C.) al Concilio Lateranense, dal Concilio di Oxford al Concilio di Basilea (1434 d. C.), in una singolare corrispondenza con la legislazione nazista (vedi: Raul HILBERG, La distruzione degli ebrei d'Europa, vol. I, Torino, Einaudi, 1995, pp. 8 e ss.). La differenza sostanziale era che le leggi naziste si basavano su una definizione razziale e biologica e quindi non su motivazioni bibliche e religiose, ma materialisticamente pseudo-scientifiche.
Il secondo era il piano della prassi, della pastorale, piano questo della realtà in cui prevale su ogni considerazione il comandamento dell'amore, della solidarietà, dell'umanità. Ecco che ci appare più chiaro l'atteggiamento di Pio XI e di Pio XII, preoccupati da un lato di conservare l'integrità dei principi tradizionali, ma consapevoli dall'altra di un doveroso intervento che aveva primariamente uno scopo puramente umanitario.
Come possiamo vedere già nella Mit brennender Sorge non viene condannato il razzismo, ma solo l'idea di razza elevata a principio del diritto naturale, cioè l'idea che il popolo tedesco dominasse su tutti gli altri popoli per una pretesa origine ariana e una superiorità della stessa razza. Questa non solo è una elaborazione ideologica di Rosemberg nel Mito del XX secolo, ma anche uno dei principali aspetti della complessa realtà del nazismo. La Chiesa non condannò il nazismo e tanto meno il razzismo, interpose solo dei richiami contro il razzismo tedesco per il suo scivolare verso il materialismo, creando una nuova religione basata sulla razza, biologicamente intesa, e su antichi miti pagani. I continui richiami di Pio XI erano contro un nazionalismo esagerato, come vedeva realizzarsi in Germania. Ma mai venne fatto un richiamo ufficiale, mai venne una condanna, se non continui tentativi di salvare i Concordati, sia in Germania ed anche in Italia, come si può desumere dalla lettura dei due documenti qui presentati, relativi alle osservazioni sulle Leggi razziali e alla protesta contro la rivista La difesa della razza. Come si può leggere a chiare lettere, la chiesa, nel primo caso, cerca di trattare con Mussolini per la violazione del Concordato a proposito della legislazione matrimoniale (vedi: 1.2.1- La protesta della chiesa contro le leggi razziali di Mussolini e 1.2.2- Notes de la Secrétairerie d'Etat - Vatican, 14 novembre 1938), nel secondo caso protesta ufficialmente con il governo italiano per le affermazioni antireligiose di alcuni articoli presenti sulla rivista e chiede un richiamo al direttore Interlandi, dichiarando anche, e questo è molto grave, che Se per Difesa della razza s'intendesse «totale risanamento della nazione dai germi che tentano corromperla» (anno I, fasc. 6, pag. 48), la dottrina e la religione cattolica non avrebbero nulla da opporre. ( vedi: 1.2.4- Protesta ufficiale, per via diplomatica, contro l'atteggiamento antireligioso della rivista La difesa della razza - Vaticano 20 marzo 1939). La chiesa dunque era favorevole ad una legislazione razziale e antisemita, che tendesse a separare gli ebrei dal resto della comunità civile, nella logica del ghetto, come aveva sempre realizzato negli ultimi duemila anni, il discriminare e non perseguitare di cui parla sopra il De Felice. Nello stesso tempo ci si rendeva conto, Pio XI per primo, ma anche gli altri cardinali, che i regimi politici, di cui era stato favorito l'affermarsi in Italia, Germania e Spagna, per le loro peculiari caratteristiche anti-socialiste e anti-comuniste rischiavano di sfuggire al controllo etico ed ideologico della chiesa cattolica, orientandosi verso forme di pensiero modernista, in cui l'influsso di Nietzsche, Bergson, Rosenberg ed altri, portava ad aberranti posizioni materialiste e paganeggianti. La Spagna diede subito prova di fedeltà alla tradizione cattolica, mentre gli ambienti governativi italiano e, soprattutto, tedesco erano affascinati da queste teorie. A questo proposito già il 23 novembre 1937 il S. Offizio invitava la Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi a confutare e controbattere le funestissime teorie con articoli su riviste, conferenze ed altri mezzi di comunicazione, senza però alcun accenno alla Germania o ad altre nazioni, annota Mgr. Ruffini. ( Actes et Documents du Saint Siège Relatifs à la Seconde Guerre Mondiale, Le Saint Siège et les Victimes de la Guerre, mars 1939 - décembre 1940, Appendice 1. Le cardinal Sbarretti au secrétaire de la Congrégation des Séminaires Mgr. Ruffini, St. Office, nr. 4304/ 33 (S. C. de Seminariis 356-38-1, orig.) Notes autographes de Mgr. Ruffini: Udienza del 26-XI-37, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, vol 6, pp. 529-530).
Ben altro trattamento la chiesa cattolica aveva riservato al socialismo ed al comunismo condannati con l'enciclica Divinis Redemptoris del 19 marzo 1937 ( cinque giorni dopo la Mit brennender Sorge del 14 marzo 1937), enciclica comparsa in lingua latina e tradotta nelle varie lingue nazionali, mentre l'altra appare in tedesco, caso unico nella storia, tradotta in italiano negli Acta Apostolicae Sedis, Città del Vaticano, An. et vol. XXIX, 10 aprilis 1937, (Ser. II, v. IV) - Num. 5, pp. 168 ss. Nell'enciclica Divinis Redemptoris Pio XI scomunica i cattolici appartenenti ai vari partiti socialisti e comunisti, provvedimenti ripresi da Pio XII, che condivideva pienamente queste scelte, con i decreti del Santo Offizio del 1 luglio 1949 e del 28 luglio 1950. (Vedi: Wilhelm WEBER, Società e Stato, problemi della Chiesa, in Storia della Chiesa, La Chiesa nel ventesimo secolo 1914-1975, Milano, Jaka Book Edizioni, 1980, p. 182-183).
Nelle legislazioni razziali e nella persecuzione antisemita, sfociata nella Shoah, ebbe una certa importanza l'antisocialismo e l'anticomunismo cattolico e cristiano che ha attraversato tutto il XX secolo? (Vedi: La Rivoluzione Mondiale e gli Ebrei, La Civiltà Cattolica, Roma, 12 ottobre 1922, LXXIII, vol. IV, quad. 1736, pp. 111-121).1
Per quanto riguarda l'attività pastorale, Pio XI e Pio XII sollecitarono continuamente le Conferenze episcopali e il clero ad un impegno di assistenza e carità nei confronti dei perseguitati e nell'assumere posizioni politiche ufficiali tenendo conto della situazione locale, ed agirono in prima persona in questo senso. Tutto il volume 6 degli Actes et Documents du Saint Siège Relatifs à la Seconde Guerre Mondiale, Le Saint Siège et les Victimes de la Guerre, mars 1939 - décembre 1940, ne è una prova, a cominciare dalla lettera circolare dell'ancora card. Pacelli del 9 gennaio 1939 che invitava le chiese locali a costituire comitati per l'assistenza in favore dei cattolici non-ariani, soprattutto ebrei (vedi Lettre circulaire du cardinal Pacelli, (A.E.S. 77/39, copie), Vatican, 9 janvier 1939, in Actes et Documents du Saint Siège Relatifs à la Seconde Guerre Mondiale, Le Saint Siège et les Victimes de la Guerre, mars 1939 - décembre 1940, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, vol 6, pp. 45 e ss.). Attività questa svolta da Pio XII con grande dedizione, utilizzando tutti i suoi mezzi diplomatici, sulla base delle informazioni, aggiornatissime, che riceveva quotidianamente, è stata riconosciuta prima di tutto dagli ebrei e dai loro rappresentanti e da tutta la storiografia contemporanea. Anzi aggiungerò che tanti fatti non si conoscono, perché gli ebrei non hanno potuto raccontarli, e non sono certo i sacerdoti, le suore e le famiglie a vantarsi di ciò che è stato attuato nel tentativo di arginare la furia sterminatrice nazi-fascista.
Andrea Tournoud, 16 luglio 2001
1- Le idee antisemite espresse nell'articolo citato circolano ancora oggi sui numerosi siti Internet di movimenti di estrema destra, razzisti, neo-nazisti, neo-fascisti, e tali tematiche sono purtroppo nel dibattito politico di alcuni personaggi che non si son resi conto del trascorrere del tempo, ma forse sono dominati da ossessioni fobiche connesse alla paura di perdere i loro beni, in una dimensione in cui si compenetrano politica e psicopatologia.