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Da: Danilo Veneruso, Il Pontificato di Pio XI, 6. La Santa Sede e i regimi politici durante il Pontificato di Pio XI, in: Storia della Chiesa, vol. XXIII, I cattolici nel mondo contemporaneo (1922-1958), a cura di Maurilio Guasco, Elio Guerriero, Francesco Traniello, Torino, Edizioni Paoline, 1991, pp. 51 - 53.

6 - La Santa Sede e i regimi politici durante il pontificato di Pio XI.

Da principio l'avvento di regimi autoritari non spaventò Pio XI. In primo luogo, egli vedeva in questi l'incarnazione di una politica più pura, lontana dalla degenerazione e dagli eccessi dei partiti, che operavano con categorie estranee alla sua mentalità di formazione ottocentesca. In secondo luogo, pensava che la Chiesa non avesse nulla di particolare da temere dall'avvento di Stati autoritari che non considerava affatto illiberali, cioè il rovescio dei regimi liberali. In terzo luogo, infine, l'assenza di lotte di partiti ideologicamente contrapposti avrebbe salvato la Chiesa da uno dei pericoli maggiori, cioè la confusione con la politica e, più ancora, la necessità che essa fosse costretta a ricorrere a partiti politici, ancorché di stretta osservanza cattolica, per difendere i propri interessi, quasi forza tra le altre forze, parte tra le altre parti.

Lo Stato autoritario evitava altresì quella separazione tra Stato e Chiesa che egli non approvava. Stato e Chiesa erano per lui istituzioni sovrane ciascuna nel proprio campo: ma poiché un ente o un'istituzione si qualifica per il fine che persegue, ne conseguiva la superiorità della Chiesa sullo Stato. La distinzione necessaria della Chiesa dallo Stato (o meglio dagli Stati) non significava dunque in alcun modo separazione assoluta. Come si espresse nell'enciclica Divini illius magistri del 31 dicembre 1929, dedicata all'educazione cristiana della gioventù, c'era una specie di serie ascensionale che vedeva coinvolti la famiglia, cellula originaria della società, lo Stato e infine la Chiesa, termine finale di tutto il processo e suo coronamento.

Una tale posizione di simpatia per gli Stati autoritari poteva avere significato solo nel caso in cui questi Stati fossero organizzati attorno all'idea cattolica, come era accaduto in passato e come ancora avveniva in qualche caso (per esempio la Spagna fino al 1931). Ma, come avvertiva il Bendiscioli ancora sotto lo stesso pontificato, gli Stati contemporanei di una qualche importanza non erano affatto organizzati attorno all'idea cattolica. Pio XI probabilmente accarezzò la speranza che, con la Conciliazione, lo Stato italiano si avviasse per quella via; bastarono però le polemiche della primavera del 1929 per farla svanire. Tuttavia, fino a tutti gli anni Venti, Pio XI restò del parere che si potessero impegnare in qualche misura gli Stati, attraverso lo strumento dei concordati, alla difesa o almeno all'accettazione della libertà della Chiesa cattolica anche in deroga, parziale o totale, della legislazione esistente. Tale impostazione presupponeva però l'interesse politico a proteggere la confessione cattolica. [...]