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Popolo e Libertà, Bellinzona, 2 agosto 1938, a. XXXIX, n. 174, p. 1

Bollettino politico


Un nuovo, monumentale discorso del Papa in condanna del razzismo

Ascoltiamo: - « Non c'è altro modo di pensare cattolicamente ...» - « Una sola, grande universale razza umana ...» - « Come mai disgraziatamente l'Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania.» - Uomini e non belve. - « Andate ammaestrate tutte le genti ! » - La benedizione a tutte le stirpi.

Bellinzona, 2 agosto 1938.

Il vegliardo del Vaticano ha parlato un'altra volta, chiaro e forte. Nessun equivoco, nessuna titubanza è possibile. A tutte le precedenti manifestazioni, questa si aggiunge solenne.

Si tratta di un discorso pronunciato giovedì scorso agli alunni del Pontificio Collegio di Propaganda che s'erano recati a Castel Gandolfo a rendere omaggio al Papa.

Non facciamo la cronaca; non sono necessari commenti: ci affrettiamo a dare un largo sunto del discorso, secondo quanto è riferito dall'Osservatore Romano.

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Dopo il ringraziamento al nobile omaggio letto dal card. Fumasoni Biondi, il Santo Padre espresse il piacere per quella visita degli studenti di tutte le nazioni «nei giorni in cui tanto, troppo si parla di razzismo, di nazionalismo in senso 'separatistico'.

Accennato alle informazioni buone e cattive che gli giungono quotidianamente, il Papa continuava così, secondo la pubblicazione dell'organo ufficiale del vaticano:

« Dopo tanto parlare, e così a proposito ed a sproposito e per dire proprio spropositi, per accumularli a gara; dopo tanto parlare di queste cose che si conoscono a orecchio e non per intellettiva visione, oggi, secondo l'informazione pervenuta al Santo Padre, c'è stato qualcuno ed è a ritenere con ottima intenzione ed in fondo dicendo il vero, il quale ha notato che cattolico vuol dire universale - lo ha già detto e ripetuto anche il Papa e in quello stesso ambiente - cattolico vuol dire universale, non razzistico, non nazionalistico, nel senso separatistico di questi due attributi. E' vero; ed aveva ragione di soggiungere che l'Azione Cattolica deve ispirarsi a questi principi; ciò è inoppugnabile perché l'Azione Cattolica vuol dire la vita cattolica, ed è proprio per questo che l'Azione Cattolica è la pupilla degli occhi del Sommo Pontefice, è nel mezzo, nel profondo del suo cuore. L'Azione Cattolica si identifica con la vita cattolica, giacché che cosa sarebbe la vita senza l'azione? Ben lo sanno quei giovani nel fervore della loro gioventù: non c'è che una maniera sola di conoscere la vita senza l'azione: lo stato dormiente, nel quale, e non del tutto del resto, rimane l'azione. Che cosa sarebbe adunque la vita senza l'azione? Un assurdo.

« L'Azione Cattolica è pertanto la vita cattolica. La vita cattolica vuol dire un'attività fatta di carità, di virtù, di legge di Dio che riempie tale vita, la quale è perciò vita di Dio. Non c'è altro modo di pensare cattolicamente e quindi non è un pensare razzistico, nazionalistico, separatistico, nel senso che è espresso abbastanza chiaramente nell'ultima di queste parole. Separatismo, no: non vogliamo separare nulla nella famiglia umana e si intende - è chiaro - il razzismo e nazionalismo esagerati, come se ne parla comunemente come di barriere elevate tra uomini e uomini, gente e gente, popoli e popoli.

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« Ma poi c'è qualche altro che ha affermato, credendo di prendere la palla al balzo, che allora fra l'Azione Cattolica e il Partito Fascista esiste una divergenza dottrinaria insanabile. Grandi parole, ma sciocche parole: perché innanzi tutto è strano l'andare a domandare qualche cosa di speciale all'Azione Cattolica, come se l'Azione Cattolica fosse qualche cosa a sé stante e avesse anzi una dottrina, un credo a sé. L'Azione Cattolica è nella Chiesa, nella Chiesa Cattolica: è - il Papa osava dire - la Chiesa Cattolica, perché l'Aziona Cattolica - come egli aveva prima spiegato - è la vita cattolica è la Chiesa: ed è la Chiesa Cattolica che ha il mandato nel mondo di fare la vita cattolica. Dunque l'Azione Cattolica fuori della Chiesa, separata dalla Chiesa è nulla, non ha ragione di essere, è un assurdo: è quello che il Papa dice quasi sempre, specie quando si trova a parlare a giovani, ad assistenti di Azione Cattolica, perde tutti quei punti di contatto con la Gerarchia, di soggezione ad essa, perde la ragione di essere: non c'è ombra di dubbio in ciò. Pertanto tra l'Azione Cattolica e questi errori non c'è nessun rapporto. L'Azione Cattolica come la Chiesa Cattolica, è cattolica, vuole essere cattolica, vale a dire universale: la parola cattolico non ha altra versione possibile. Una cosa spesso si dimentica: che con la universalità stanno certo molte cose, bene intese, al loro posto e che pur sembrano esser dimenticate: l'idea di razza, di stirpe, l'idea di nazione, di nazionalità. E come no? Si dimenticano le categorie, gli universali ( e il Santo Padre invitava i giovani presenti a ben approfondire i loro studi filosofici sugli universali); e il mondo va molto male perché molti, troppi non sanno niente degli universali.

« Si dimentica che il genere umano, tutto il genere umano, è una sola, grande, universale razza umana. L'espressione genere umano denota appunto la razza umana, per quanto qualche scrittore pensi che questa ultima espressione sia poco simpatica. Lo stesso Santo Padre ricorda di aver sentito un vecchio studioso - che conosceva bene gli universali - il quale alla espressione razza umana , che gli sembrava per vero più adatta per designare le razze animali, preferiva la dizione genere umano. Non occorre però essere troppo esigenti: come si dice genere, si può dire razza, e si deve dire che gli uomini sono innanzi tutto un grande solo genere, una grande e sola famiglia di viventi, generati e generanti. In tal modo il genere umano è una sola, universale, cattolica razza. Né può tuttavia negarsi che in questa razza universale non vi sia luogo per le razze speciali, come per tante diverse variazioni, come per molte nazionalità che sono ancora più specialibbate [errore del testo]. Nella stessa guisa in cui nelle importanti composizioni musicali vi sono le grandi variazioni, nelle quali pur si riscontra lo stesso generale motivo, che le ispira, ritornare sovente, ma con tonalità, intonazioni, espressioni diverse, così anche nel genere umano è una sola grande universale cattolica razza umana, una sola grande universale famiglia umana, e, con essa, in essa, variazioni diverse.

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« Si può quindi chiedere come mai disgraziatamente l'Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania. Qui il Santo Padre apriva sorridendo una parentesi rilevando come qualcuno - e ciò s'era per altri casi già verificato - avrebbe potuto accusare lui di pregiudizio perché, si sa, il Papa è figlio di milanesi, gli uomini delle Cinque Giornate che hanno cacciato i tedeschi. No, non è per questo, ma perché i latini non dicevano razza, né qualche cosa di simile. I nostri vecchi italiani hanno altre parole più belle, più simpatiche: gens italica, italica stirps, Japeti gens. Al Santo Padre sembrano parole queste più civili, meno barbariche. Bisogna chiamare le cose con il loro nome, se non si vuole incorrere in gravi pericoli, in quello, tra gli altri, di perdere anche proprio il nome, anche la nozione delle cose, come già rilevava un grande storico latino, Tacito, il quale vedeva in questo uno dei più gravi segni di decadenza morale e così ne scriveva: " vera etiam rerum perdidimus nomina " : non abbiamo neppure più il coraggio, il buon senso di dare alle cose il loro nome. Affermazione anche questa civile, non barbarica.

Tutto ciò - continuava l'Augusto Pontefice - per conchiudere che con la Chiesa bisogna prendersela, non con l'Azione Cattolica: altrimenti si tratta di una ipocrisia, che forse copre l'insidia di chi vorrebbe colpire l'Azione Cattolica senza colpire la Chiesa. No, non si può: che colpisce l'Azione Cattolica colpisce la Chiesa, perché colpisce la vita cattolica: è quindi facile l'identificazione: chi colpisce l'Azione Cattolica colpisce il Papa. E' verissimo. E allora il Papa dice: badate bene: io vi raccomando di non colpire l'Azione Cattolica: ve lo raccomando, ve ne prego per il vostro bene, perché chi colpisce l'Azione Cattolica colpisce il Papa e chi colpisce il Papa muore. « Qui mange du Pape en meurt ». E' una verità e la storia dimostra una tale verità.

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« A questo punto il Santo Padre preveniva la domanda di quei suoi dilettissimi figli, i quali certamente si chiedevano quando si sarebbe addivenuti al tandem di quella udienza: ma tutto questo che cosa centra con la nostra visita? Orbene quei giovani stessi, con la loro presenza, rispondevano in modo vivo e vitale a siffatta domanda. La Chiesa si manifesta tale, in modo speciale, proprio nel Collegio di Propaganda. Che fa la Chiesa, la Santa Sede; che fa il Papa a Propaganda , là, cioè, ove sono alunni di 37 nazioni? E' molto visibile: essi tutti sono figli della medesima madre, della stessa famiglia: tutti cari e allevati alla comune mensa della stessa verità e degli identici beni. Propaganda è la vera e giusta e sana pratica di un razzismo rispondente alla dignità e alla realtà umana: perché la realtà umana è di essere degli uomini e non delle belve, delle esistenze qualsiasi, la dignità umana è di essere una sola grande famiglia, il genere umano, la razza umana. E' così che la Chiesa mostra di pensare, capire, sentire, trattare le cose. La presenza di quei cari giovani, come il loro stesso Collegio, aveva pure questo significato opportuno al momento e all'ora che volge, nelle discussioni che agitano più o meno coscientemente, il mondo. Ecco la risposta della Chiesa; ecco che cosa è per la Chiesa il vero, il proprio, il sano razzismo, degno degli uomini singoli nella loro grande collettività. Tutti a un modo: tutti oggetto dello stesso materno affetto, tutti chiamati alla stessa luce di verità, di bene, di carità cristiana: ad essere ciascuno nel loro paese, nelle particolari nazionalità di ognuno, nella particolare razza, i propagatori di questa idea così grande e magnificamente materna, umana, anche prima che cristiana.

« I diletti alunni non si aspettavano forse di essere trascinati in un ordine di idee alquanto indiscreto, perché veramente ormai si incontrano un po' dappertutto, queste parole, anche là ove non vi sarebbe alcuna ragione di incontrarle e molto meno poi per farsene un motivo, un pretesto ingiusto ad offendere la Chiesa Cattolica in quello che essa ha di più sacro e caro: la vita cattolica, la vita delle anime.

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« Qui è tutto. Nostro Signore è venuto al mondo, ha sofferto, è morto in croce per questa vita, perché noi vitam haberemus et abundantius: questa vita cattolica di cui solo la Chiesa conosce il segreto ed ha i mezzi e gli strumenti nei Sacramenti e, prima di tutto, nella predicazione, in quella missione che si è iniziata con la parola divina del Messo del Padre: Ecce ego mitto vos ... euntes docete omnes gentes.

« Omnes: tutte, non a reparti stagni e insuperabili e incomunicabili tra loro. Grande missione: ad essa quei cari giovani, come alunni e figli di Propaganda , devono tendere: essi, come ne gustano il frutto, là devono vivere, nel senso romano della parola, poiché ivi è un germoglio vivo di questa vita cattolica: ed essi hanno l'inestimabile benefizio di viverla affinché, a suo tempo, al cenno divino e quando suonerà per loro la parola "euntes", divengano i moltiplicatori, gli irradiatori di questa vita; e ciò significherà metterli tra i più grandi benefattori dell'umanità, nel suo insieme e in tutte quelle varietà - e su ciò nessuno ha compreso e inteso a fondo il pensiero divino - in quelle varietà di stirpi che possono avere ed hanno avuto tanta parte di bene ed hanno prodotto tanti benefizi, come, è pur vero, anche dei grandi mali, giacché così sempre avviene dove sono gli uomini e le creature, ma soprattutto, ripeteva il Santo Padre, tanti benefizi.

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« Egli li vede adunque quei suoi figli in questa grande luce, in questi vasti orizzonti di preparazione attuale e di azione futura ed è, in questo splendore, che egli voleva ripetere il suo benvenuto a tutti i singoli, aggiungendo il suo saluto e la sua benedizione per le singole provenienze, per le varie nazioni, le diverse stirpi di ciascuno nel pensare e vedere il bene che essi compiranno. Ad essi il saluto e l'augurio paterno e a quanti pur lontani compiranno con loro la grande missione.

« Sua Santità voleva anche comprendere nei suoi voti paterni e nella sua benedizione, quasi premio, i lavori letterari, di studio, dei quali in questo momento gli alunni di Propaganda godono una parentesi di riposo e di sollievo che augurava blando e benefico come il Signore ha voluto che fosse anche per il Papa nel suo soggiorno estivo. E all'augurio il Santo Padre univa le sue rinnovate benedizioni per i singoli intervenuti e per quanto essi portavano nel pensiero e nel cuore.

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Ricevuta la Benedizione del Santo Padre gli alunni hanno cantato delle « Acclamationes » per ricambiare anche egli a quei suoi cari figli l'augurio di vita e di felicità, auspicando dal Signore che anche essi possano essere i propagatori della cristiana universale gioia nel mondo e ringraziando nuovamente il Signore di avergli dato beneficio di poter continuare nel suo lavoro e nel suo ministero in condizioni fisiche non soltanto meno sfavorevoli, ma proprio buone e sempre migliori ».

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E ripetiamo anche noi:

« Dio lo conservi . . . e non lo lasci cadere nelle mani dei suoi nemici ».